Recensioni — 28/04/2026 at 10:54

Festival Eleonora Danco al Teatro Vascello, la testa sotto la Sabbia dell’omosessualità

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RUMOR(S)CENA – ROMA- Un festival tutto a misura di Eleonora Danco al Teatro Vascello. Full immersion in otto giorni con tre spettacoli noti ma ancora assolutamente attuali. Una performance anche fisica andando in scena tutte le sere per performance che hanno un estremo bisogno del corpo esibito e della parola urlata che a volte si trasforma in un grido di dolore. Sabbia è un testo più che maggiorenne (2005), inusualmente chiesto per commissione, che è limitato confinare nel recinto della descrizione dell’omosessualità. Ha una costruzione pasoliniana negli assoli affabulatori dell’attrice, intervallati da interviste sul campo in cui abitanti della gaytudine in tempi di stigma rivelano crudamente predilezioni, abitudini, situazioni e luoghi, complessità nelle costellazioni familiari. La verità di quanto conclamato bypassa il concetto di osceno nonostante la crudezza dissacratoria del linguaggio. 

Però il teatro ha il sopravvento sulla sociologia e nello sforzo di verità Danco ci mette la schiena nuda (e anche, progressivamente, il seno)  ricorrendo alla prima esibizione in scena di una collaboratrice che le fornisce vestiti e assistenza mentre pure nuda è la scenografia con una colata di sabbia che occupa quasi tutto il vasto palcoscenico. Una sabbia che avviluppa il disagio di chi si vede chiuso nel recinto del pregiudizio minoritario. La sabbia connota una piaggia metafisica in cui risuonano voci, si agitano corpi, identità indefinite, la rivincita del gender ma anche una non sommessa richiesta di accettazione. Lasabbia vaannusata, scansata, smossa.   Un’ atmosfera di paura e emarginazione coarta corpo e anima. Gli stessi movimenti assunti da Danco mai lineari e solari (è sempre piegata, sofferente, costretta all’innaturalità) sono la metafora della ghettizzazione.

Corpo e anime sono violate dalla resistenza al complesso di colpa, all’esistenza sghemba di chi non è considerato normale. Allo spettatore è chiesto di immergersi in questa atmosfera di frustrazione che deflagra in una rabbia vibrante e ribellistica.  Un sottofondo sonoro minimalista lascia spazio al sovrappiù pulsante del monologo. Omosessuali omonimi rivendicano una positività e una voglia di integrazione in una società che li cancella e minimizza come un fastidioso quanto evitabile incidente di natura.  Come in Intrattenimento Violento e dEversivo Danco vive sul contrasto e sull’aggressività attoriale. Il conflitto e la contraddizione sono le sue ovvie micce esplosive. E si intuisce che sul campo, nella sua applicazione quotidiana, cinema e giornalismo si sono sommati all’esperienza scenica con il suo corpo androgino e senza età. Ma nelle sue performance anche l’elemento pittorico decorativo ha una fondamentale importanza. Un percorso lungo di carriera che ha avuto bisogno di solitudine e di distacco da compagnie troppo numerose, rappresentando un unicum sulla scena italiana. Una solitudine che non vorrebbe limitari all’isolamento anche se l’etichetta di caposcuola suona al momento incongrua. Con un adeguato numero di fans che seguono ogni sua incursione in territori spesso minati. La ricerca radicale di Danco è tensione spesso violenta, espressionista, provocatoria che comunque non si nega all’esercizio pedagogico. E a suo tempo un sostenitore d’eccezione in Nico Garrone, padre di tanto Matteo.

SABBIA di e con Eleonora Danco.  Musiche scelte da Marco Tecce; assistenza alla regia Letizia Guido; aiuto regista Alex Lorenzin; accompagnamento al lavoro Benedetta Boggio; Tecnico luci e fonica Martin Palma e Diego Labonia; graphic design Edoardo Perugini; costumista Leonardo Valentini con ringraziamento a MDM; disegno e luci e regia Eleonora Danco. Produzione Fabbrica dell’attore.

Visto al Teatro Vascello di Roma il 25 aprile 2026.

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