RUMOR(S)CENA – MILANO – Al teatro Elfo Puccini di Milano con “ A volo d’angelo“, una vera entrata in scena, come non usa quasi più nel teatro contemporaneo; derapa sul palco il nostro, come uno show man d’avanspettacolo: ha cinquant’anni dice, ma li porta bene, lo sa. Di fatto, Michelangelo Canzi, la persona, è nato al cambio del millennio, ma interpreta un uomo di mezz’età, che però ha la verve sfrontata e cialtronesca di un ragazzo, ma navigato. È tutto insieme questo bravo attore milanese nel suo carattere slavo: un istrione ammiccante, una guida turistica con lo scilinguagnolo, a crezy bosnian guy… dopo aver disarmato il pubblico, già ben disposto a farsi ammansire e casomai anche a farsi prendere per il naso, proprio quando tutti si sono messi comodi, con la risata pronta per ricevere la prossima battuta, ecco però una virata nel personaggio e nel tempo che spinge indietro sui sedili e piega le bocche in giù.
Adesso Canzi è davvero nei panni di ragazzo, i suoi e quelli del protagonista: un breve tratto d’adolescenza svagata, persino demenziale, è presto scalzato dalla guerra; senza avere il tempo di maturare, sta appena conoscendo l’ardire di un tuffo spericolato dal mitico ponte sulla Nertva, a volo d’angelo, e già attraversa a rotta di collo le strade martoriate di Mostar, nell’assedio degli anni novanta, col cuore in gola e una scorta di munizioni per la resistenza; salvo per miracolo dal tiro dei cecchini. Fine della commedia, si va in guerra. Di qui una serie di narrazioni brutali su un’età che dovrebbe essere verde mentre si fa sempre più cupa.

Quando però tutti si sono messi nel tragico, di nuovo, un balzo nel presente favorevole: il lavoro che carbura, gli affetti, il buon umore… “sono stato fortunato”. Dopo aver attraversato tante stagioni della vita, l’ultima volata è verso il futuro: il nostro sopravvive immaginosamente a se stesso e fantastica, pieno di speranza, il proseguo di chi sopraviverà a lui, in un anelito di piccole gioie per chi gli sta a cuore. Tutto in questo spettacolo è come promette il titolo: un tuffo a volo d’angelo. Mentre si piomba verso la Nertva dal ponte di Mostar, succede come incredibilmente succede nelle cadute vertiginose: tutta la vita passa davanti, senza un ordine unico, le emozioni si alternano, la paura e l’ebrezza si scambiano nei cuori all’impazzata, così la grande e la piccola storia.
Una drammaturgia, una scrittura e un personaggio che incalzano e ingannano, sopraffanno, solleticano… interrogano letteralmente: tra un capitolo e l’altro della sua vita, tra un soliloquio e una cronaca, pare di sentirgli perdere per qualche battuta l’accento slavo, e infatti è Michelangelo Canzi in persona che (come lui stesso racconta in un’intervista a Radio Popolare*) si sente d’affacciarsi fuori dall’esuberante bosniaco e tornare nel quartiere della Barona. E infondo, persona e personaggio, devono per forza avere qualcosa in comune, tant’è che non si potrebbe pensare a nessuno di migliore per questa irresistibile interpretazione. Il merito della scelta a Federica Cottini, come di tutte le soluzioni d’ambiente, luce, musica e suono che s’imperniano benissimo sull’andirivieni per il palco e nel tempo storico e della storia.
Il tuffo a volo d’angelo è per pochi ma qui fa breccia nell’acqua della Neretva e nell’intimo del pubblico.
testo e regia Federica Cottini con Michelangelo Canzi scene Mattia Franco, Alice Capoani costumi Nunzia Lazzaro, Fabiola Soldano luci Paolo Latini, Simona Ornaghi grafiche Anna Farina responsabile tecnico Marcello Seregni foto di scena Denise Prandini produzione Binario Vivo – Teatro Nuovo di Pisa, Teatro della Cooperativa Milano, spettacolo vincitore “FringeMi Festival”, Milano, 2025, spettacolo vincitore “Teatri Riflessi 10”, Zafferana Etnea (CT), 2025, Best Dramaturgy Federica Cottini e Best Performer Michelangelo Canzi, finalista Inbox, 2026
Visto al Teatro Elfo Puccini di Milano giovedì 4 giugno 2026
*L’intervista citata è andata in onda nella trasmissione Il Suggeritore Night Live su Radio Popolare il 14 gennaio 2026 e contiene l’intervista a Michelangelo Canzi e Federica Cottini con Ira Rubini.





