la gatta sul palco che scotta, Recensioni — 09/07/2026 at 14:06

Una voce per Amleto. Ed è subito teatro

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Al Festival Inequilibrio di Castiglioncello la partitura sonora di Roberto Latini e Gianluca Misiti dedicata alla tragedia del Principe di Danimarca è un ascolto immersivo e assoluto. Intanto giovani attori crescono: Alessandro Bandini e Pietro Cerchiello si fanno notare.

RUMOR(S)CENA – CASTIGLIONCELLO – Livorno – E così alla fine Roberto Latini è diventato davvero, fisicamente, The Voice della scena italiana. Pura voce, puro suono, puro teatro. Un’alchimia sonora intensa e coinvolgente che fa di Amleto al buio, la sua nuova incursione nell’universo shakespeariano. Debutto il 3 luglio scorso nel cartellone del festival Inequilibrio – diretto col solito acume garbato da Angela Fumarola -, uno dei “nidi” preferiti dall’attore romano per incubare i suoi lavori. La location: il bosco incantato del Castello Pasquini, dove sono stati accolti nell’oscurità gli spettatori (sarebbe più opportuno definirli “ascoltatori”), dotati di cuffie per partecipare a questa performance, a metà tra il rito sacro e uno stream of consciousness. Celebra, il Latini, un processo finale di dissoluzione del corpo dell’attore, trasmutato in sonorità vibranti, in un paesaggio virtuale e onirico dove si alternano lacerti della tragedia.

crediti foto Dorin Mihai

L’ossatura data dal Bardo, ma anche sovrapposizioni tratte dal testo Hamletmaschine di Heiner Mueller e persino una citazione striata da Blade Runner, il celebre monologo del replicante morente con la voce dello stesso Rutger Hauer. “Ho visto cose che voi umani…” dice l’antieroe che va incontro alla sua sorte, consapevole del disastro così come lo è Amleto che tutto trattiene nel suo fare, le memorie sgretolate del possibile e il capriccioso capovolgimento del suo destino a cui non si può sottrarre, in un ingranaggio micidiale dove tutti muoiono per vendetta e Ofelia per conseguenza. E’ un ascolto profondo, senza distrazioni possibili, immersi in un percorso intrecciato a due, dove Latini vira in presenza fantasmatica e il suo alter ego tecnologico, Gianluca Misiti, ridà corpo sonoro alle parole e alla voce. Metafisico, vibrante, memorabile.

crediti foto Dorin Mihai

Da abbinare, in preparazione all’ascolto immersivo di Amleto al buio, nei giorni precedenti (1 e 2 luglio) c’era stata al Castello Pasquini la riproposta di un’installazione interattiva sempre firmata dal duo Latini-Misiti. Carta carbone è una di quelle idee tanto folgoranti quanto semplici: una stanza in penombra, una poltrona e ancora cuffie e un microfono a disposizione. Si ascolta Latini mentre recita il monologo di Amleto con pause dove inserirsi e ripetere al microfono come una litania il suo dire. Alla fine si riascolta se stessi in un ricomposto monologo che Gianluca Misiti mescola con magistrale sonorità. Essere teatro e non essere (solo) spettatori. Questa è la – magnifica – questione.

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crediti foto Dorin Mihai

Se per Latini basta la parola, cioè il nome che tutti conoscono, c’è da tenere a mente quello di Alessandro Bandini, che ancora non dice ma che dirà parecchie cose. 31 anni, una faccia da ragazzino imberbe, che si è affacciato a Inequilibrio sul palco del Teatro Nardini a Rosignano (2 luglio) con una produzione sostenuta da Lac Lugano e di cui è autore, interprete e regista tutto insieme. Per sempre è un assolo febbricitante, sparato in corsa, dove carnesangueviscere pulsano per un’ora quasi in apnea. Bandini ha collazionato l’epistolario di amorosi sensi che Giovanni Testori, allora 36enne, mandò al suo giovane amante francese Alain Toubas fra il 1959 e i primi anni Sessanta. E’ una cavalcata piena di passione e di furore che Bandini consegna alla platea con un’intimità fanciullesca (giacca e cravatta sopra, calzoni corti e calzini sotto), lasciando alla parole recitate il fragore dell’emozione e l’impudicizia dell’amore. Chiudendo con i Trionfi, poema del 1965 sempre dedicato ad Alain, tanto per sottolineare l’arco creativo di ciò che nasce dall’ardore dei sensi e si trasforma in cesello estetico. Chapeau.

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crediti foto Dorin Mihai

Un’altra natura attoriale sfoggia l’ancor più giovane (26enne appena) Pietro Cerchiello In Concerto per uno sconosciuto, (2 luglio) affiancato da due musicisti – Giacomo Tamburini e Vittorio Simonetto – affronta il racconto di un viaggio che è un po’ anche apprendistato di vita, passaggio all’età adulta. L’insolito pellegrinaggio laico nel nord della Svezia, il Kungsleden, è l’occasione per tessere una trama rotonda, scandita dagli interventi musicali che partecipano al ritmo della narrazione. Quasi un rap, con un giovane attore dal piglio sfrontato ma non troppo e un testo ben costruito, adatto al personaggio.

crediti foto Dorin Mihai

Visti dal 1 al 3 luglio 2026 al Festival Inequilibrio di Castiglioncello

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