RUMOR(S)CENA – GENOVA – È un connubio riuscito quello tra il mondo poetico e fantastico di Ludovico Ariosto e la regia immaginifica di Davide Livermore. La scommessa era ardua: portare sulla scena le ottave dell’Orlando furioso senza semplificazioni o scorciatoie, misurandosi con la loro intrinseca difficoltà, ma con la certezza di trovare un valido sostegno nella bellezza di quei versi e di quei contenuti. Lo spettacolo realizzato in un unico atto di 2 ore e mezza senza intervallo ha aperto al Teatro Ivo Chiesa di Genova la stagione del Teatro Nazionale giunto al suo 75esimo anniversario dalla fondazione, celebrato dalla consegna della medaglia “Città di Genova” da parte della Sindaca Silvia Salis alla presidente del Teatro Roberta Pinotti e al direttore Livermore in apertura di serata.
In otto quadri che riprendono alcuni degli episodi iconici e i personaggi più noti del poema si intrecciano storie fantastiche, immagini visionarie, riflessioni filosofiche e politiche, amore e morte, dramma e commedia. Una materia incandescente portata sulla scena nella riduzione e adattamento di Margherita Rubino, mentre Linda Gennari, Davide Livermore, Fulvio Pepe, Carlo Sciaccaluga hanno curato drammaturgia e dialoghi.
È un universo fantasmagorico quello cantato da Ariosto che Livermore ha saputo tradurre in azione avvalendosi di un cast di alto livello. Sul palco, un attore, Fulvio Pepe, una danzatrice, Silvia Bennet, e cinque attrici: Linda Gennari, Anna Della Rosa, Laura Marinoni, Mariangela Granelli, Annamaria Ghirardelli, che interpretano parti maschili e femminili, a creare un’alternanza di toni, timbri e personalità sorprendenti. Infaticabili nell’azione, perfette nella dizione senza forzature artificiose o inciampi, trascinanti nell’esprimere sentimenti diversi, danno vita a un universo poliedrico e affascinante.
A Linda Gennari l’onore e l’onere di interpretare Orlando, un guerriero, sì, ma fragile, incapace di accettare il rifiuto di una donna, Angelica, fino al punto di perdere il senno. Dalla postura maschile completa di cappotto militare e spada, l’attrice passa con disinvoltura a quella eterea e affascinante della Luna, vestita di un abito luccicante di paillettes.

Anna Della Rosa, credibile e perfetta anche nella parte della maga Melissa, di Rinaldo e di Zerbino, interpreta la bella Angelica, oggetto del desiderio di tanti uomini, dai quali fugge per scegliere infine liberamente il suo amante, il giovane Medoro. Incarnazione ante litteram dell’autodeterminazione della donna, perseguita senza proclami ma con risolutezza, è un personaggio che rispecchia il pensiero di Ariosto, convintamente rispettoso dell’essere femminile.
Laura Marinoni mette la sua autorevole presenza e la voce inconfondibile al servizio di Carlo Magno, capace poi di dare corpo alla forza guerriera di Bradamante e al suo amore per cavaliere saraceno Ruggiero, e di cesellare infine nella parte di Astolfo la pungente ironia di Ariosto nell’episodio della ricerca del senno sulla Luna.

Mariangela Granelli dà corpo a personaggi contrastanti: Ruggiero, Medoro, Rodomonte e persino il cavallo Brigliadoro, testa e criniera di cellophane trasparente, fiabesca creazione di Salvatore Muzzi.

Annamaria Ghirardelli prende le forme della lasciva maga Alcina, del generoso Cloridano, del re Cimosco che combatte non con la spada ma vilmente con l’archibugio, prototipo delle moderne distruttive armi da guerra.
L’eclettico Fulvio Pepe è il Narratore, che con empatia e garbo regge il filo delle diverse storie, ma diventa anche San Giovanni Evangelista e il Sole. Lo affianca la danzatrice Silvia Bennet, mimo silenzioso capace di comunicare con gesti lievi e al tempo stesso pregnanti un arcobaleno di sentimenti, incarnazione dell’Anima mundi, principio universale del Cosmo.

È da un suo gesto indicativo della potenza generatrice della memoria che prende l’avvio il racconto dell’universo ariostesco, una panacea per l’umanità sull’orlo dell’abisso. È questa la via scelta da Livermore per mettere in risalto la forza culturale di un poema scritto 500 anni fa, ma necessario per capire e affrontare il mondo contemporaneo. Sul palco, la carlinga di un vecchio aereo Douglas in disarmo, colpito da un impulso elettromagnetico, ci dà la misura dei rischi ai quali la nostra civiltà è esposta. Ma dal ventre di quello scheletro metallico insieme ai personaggi fuoriesce un mondo di bellezza, che ancora oggi parla al nostro cuore e alla nostra mente.
Non ci sono forzature verso il moderno, né d’altro canto c’è la volontà di ricostruire un’epoca: tutto è fluido, efficacemente contaminato, a partire dai costumi per la cui realizzazione Gianluca Falaschi ha miscelato tessuti e fogge, abiti sontuosi e poveri, uniformi e corazze in un gioco di ibridazioni che trovano un corrispettivo anche nel suono con le musiche eseguite dal vivo dall’Ensemble La Chimera formato da Sabina Colonna-Preti, Maria De Martini, Francesco Zoccali. L’armoniosità propria delle ottave ariostesche si impasta con una colonna sonora che è parte stessa della narrazione, elemento di forza dell’allestimento, tra melodie antiche e barocche, arrangiamenti di brani di repertorio pop, rock, folk e composizione originali ad opera di Marco Benz Gentile a fare da controcanto.
Le scene di Eleonora Peronetti, ideatrice del relitto aereo massiccio nella sua concretezza metallica, dialogano con i disegni di Francesco Calcagnini che ha alleggerito e animato lo spazio con sete dipinte fluttuanti nell’aria con immagini di corpi e di piante e ha aperto lo sguardo all’universo raffigurando il sole, la luna e la terra in tre fondali retroilluminati dalle luci di Aldo Mantovani.
Se Livermore, come dichiara, non ha voluto «abbassare Ariosto al nostro livello» è lodevolmente riuscito a renderlo accessibile, pur nella sua difficoltà, al grande pubblico: la ridondanza visiva e sonora, che ha appesantito in passato qualche sua regia, ha qui trovato un humus fertile che ha ricevuto i semi e ne ha prodotto buoni frutti.
Orlando Furioso di Ludovico Ariosto Regia Davide Livermore Riduzione e adattamento Margherita Rubino Drammaturgia e dialoghi Linda Gennari, Davide Livermore, Fulvio Pepe, Carlo Sciaccaluga
Interpreti (in ordine alfabetico) Anna Della Rosa, Linda Gennari, Annamaria Ghirardelli, Mariangela Granelli, Laura Marinoni, Fulvio Pepe
danzatrice Silvia Bennett
Musiche dal vivo Ensemble La Chimera: Sabina Colonna-Preti, Maria De Martini, Francesco Zoccali Arrangiamenti e musiche originali Marco Benz Gentile
Costumi Gianluca Falaschi Scene Eleonora Peronetti in collaborazione con Opéra di Monte-Carl Disegni Francesco Calcagnini Luci Aldo Mantovani Produzione Teatro Nazionale di Genova, Teatro Nazionale Croato di Fiume – Hnk Ivana Pl.Zajca U Rijeci
Visto al Teatro Ivo Chiesa di Genova l’8 ottobre 2026





