RUMOR(S)CENA- ROMA- Coraggiosa quanto fedele ricostruzione di Cime Tempestose un classico della letteratura già ampiamente saccheggiato dal cinema, nella riproposizione al Teatro Sala Umberto per la regia a quattro mani di Francesco Bellomo e Carmine De Amicis. Non mancano mezzi alla produzione per una scenografia versatile multiuso che rappresenta scenari diversi e la selvaggia brughiera dalle cime tempestose. Narrazione ellittica, necessariamente per sommi capi ma piuttosto rigorosa con improvvisi sbocchi di violenza del protagonista. Prima zingaro indocile, in difficoltà nei rapporti e persino con la lingua del posto, poi al ritorno voglioso di agitare la vendetta dato che la sua amata è già sposata e perfino incinta. Gli attori assecondano al meglio le tensioni e l’ineluttabile sviluppo di quella che è una vera e propria tragedia familiare.
Costumi d’epoca per un andamento sempre più tossico che può metaforizzare l’attualità e la violenta imposizione della regola maschile. L’attrazione giovanile è frustata, mortificata in un primo tempo dalla differenza di classe, più avanti dallo sviluppo degli eventi. Quando ritorna sulla scena il potenziale amante è ricco ma perdente e si sfoga nel fittizio matrimonio con la sorella della concupita con cui sfoga i peggiori istinti nella scena più crudele delle due ore di rappresentazione. Sono solo comprimari gli altri attori, passivi e sullo sfondo, immersi in vicende in cui non hanno un reale potere decisionale. Una febbrile emotività alimenta il dramma gotico, immerso in un mood intenso e visionario dove spesso nebbie artificiali restituiscono un’idea di mistero anche paesaggistico. L’amore non consumato è un’ossessione in cui l’attrazione iniziale sfocia in un senso di reciproca distruzione.
L’amore impossibile è un sentiero stretto senza ritorno che cozza contro le convenzioni di una società strutturata borghese che pretende regole certe e il senso del decoro. Dunque la via del romanticismo è lastricata da una soluzione amorosa impossibile. Una vana ribellione agita la risoluzione del protagonista, deciso a scompaginare la quieta vita dell’amata. La relazione è in pezzi come la possibilità di un recupero. Dunque il sogno si scontra con la realtà e produce una reazione esasperata, confusa e nevrotica. I classici non passano mai di moda se calati nella visione del presente che li mantiene in vita filtrando l’originario messaggio. L’etichetta di “una delle più grandi storie d’amore mai raccontate” sopravvive come uno splendido biglietto da visita. Per chi si è cimentato con il testo e con chi lo farà nel prossimo futuro. Non c’è morale e controllo che tenga di fronte al ribollire dei sentimenti.
La storia del dramma non giudica ma rappresenta. Emoziona e divide. In fondo tutti i protagonisti possono essere assolti perché guidati un senso di sopravvivenza ineluttabile che asseconda le proprie estreme scelte. Le due ore di durata compreso intervallo sono un sagace e misurato uso della storia. L’amore impossibile non può essere sanzionato perché al disopra della legge e dei suo fitti regolamenti. Ragionamento che si amplifica se traslato in un secolo antico. Particolare citazione per l’interpretazione con tante minute sfumature di Giulio Corso. Rozzo, greve, istintivo, poi calcolatore, crudele e determinato nella rivincita.
CIME TEMPESTOSE dal romanzo di Emily Bronte, adattamento di Gianni Clementi, regia Francesco Bellomo-Carmine De Amicis, con Giulio Corso, Federica De Benedittis, Jun Ichikawa, Shaen Barletta, Gabriele Giusti e con Massimiliano Vado, idea di progetto Ylenia Manfredi, scene Carlo De Marino, costumi Teresa Acone, musiche originali Vincenzo Di Bella, coreografie Carmine De Amicis, light designer Umile Vainieri, assistente alla regia Alfonso Elefante, foto Adrian Abbrescia, Produzione Virginy l’isola trovata.
Visto al Teatro Sala Umberto di Roma il 23 ottobre 2026.

Nota della direzione
Lo spettacolo Cime Tempestose prodotto da Virginy l’isola ritrovata si distingue per volontà della produzione di non diffondere immagini di scena. Scelta che va contro la prassi abituale affinché un lettore – spettatore possa leggere contestualmente alla visione dell’allestimento scenico. Questa produzione ha optato per una scelta radicale di rinunciare alle foto per la promozione, sostituendole con una campagna visiva e una comunicazione incentrate su immagini generate tramite intelligenza artificiale. La decisione si basa sul progetto firmato da Ylenia Manfredi per ricreare visivamente l’atmosfera gotica, feroce e visionaria del romanzo di Emily Brontë e presentato nelle note di sala come “Una storia d’amore assoluta e devastante, una relazione profondamente disturbata, quasi ossessiva, immersa in un’atmosfera gotica intensa e visionaria. Ombre, vento, silenzi e spazi sospesi evocano un mondo inquieto e primordiale, dove il paesaggio non è semplice sfondo, ma riflesso vivo dell’anima tormentata dei protagonisti. Le brughiere diventano così un luogo mentale prima ancora che reale: uno spazio emotivo attraversato da desiderio, rabbia, assenza e memoria”. La richiesta di fornire alla redazione di foto non ha ottenuto nessun risultato ed è singolare che sul sito della Virginy l’isola ritrovata non appare tra gli eventi prodotti Cime Tempestose. Sul profilo facebook di Gabriele Giusti, uno degli attori protagonisti, è curioso al contrario scoprire che in realtà le foto ufficiali dello spettacolo, scattate dal fotografo professionista Matteo Nardone, esistono. Accade sempre più spesso che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sostituisca il lavoro umano. Molti fotografi di scena hanno espresso il loro dissenso, vedendo nella totale rinuncia agli scatti dal vivo un pericoloso precedente che rischia di svalutare una professione artistica. Per rispetto del lavoro svolto dal critico teatrale che firma la recensione la direzione sceglie di pubblicare ma senza avvalersi delle immagini che non sono state fornite ma che in realtà esistono.
profilo facebook di Gabriele Giusti
https://www.facebook.com/gabiriele.giusti?locale=it_IT
La produzione Virginy l’isola ritrovata
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