RUMOR(S)CENA – PADOVA – Appiccare il fuoco a un edificio storico di rilievo internazionale per nascondere un ritardo nella consegna dei lavori di messa a norma. Sembra la trama di un romanzo distopico e invece è un fatto realmente accaduto: l’incendio che a Venezia distrusse La Fenice, il tempio della lirica, il 29 gennaio 1996 era stato provocato da 2 elettricisti incaricati degli adeguamenti degli impianti. Quell’evento traumatico è diventato ora uno spettacolo, Comeradovera, presentato in prima nazionale lo scorso giugno a La Biennale Teatro 2026.

Prodotto dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con la drammaturgia di Stefano Fortin e la regia di Giorgio Sangati vede sul palco le attrici e degli attori neodiplomati all’Accademia Teatrale Carlo Goldoni: Chiara Antenucci, Laura Maria Babaian, Mosè Bächtold, Pietro Begnardi, Daniele Capitani, Greta Nola, Luca Passera, Margherita Russo, Margherita Scotti.

Con uno stile brechtiano che mette una distanza tra gli spettatori e gli eventi, Fortin ci mette di fronte a una realtà dove sembra prevalere la stupidità più che il dolo, peraltro maldestro. Il famigerato protagonista, Enrico Carella, affiancato dal complice Massimiliano Marchetti, uno spacciatore appena uscito di galera, agisce con l’obiettivo di evitare la penale per il ritardo nella consegna dei lavori, incassare l’assicurazione per la perdita dell’attrezzatura tecnica e ripianare così gli ingenti debiti contratti per suoi sconsiderati acquisti di lusso. Non aveva valutato le conseguenze devastanti del suo gesto.

Fortin e Sangati affidano la narrazione dei fatti agli attori che si presentato volta per volta col proprio cognome e nome, così come gli imputati secondo la prassi adottata negli atti del processo. Carella Enrico e Marchetti Massimiliano rivelano tutta la loro povertà etica e anche mentale. A condurci per mano attraverso i risvolti emotivi della vicenda è invece la voce registrata di Daniela Santi, all’epoca violinista dell’orchestra della Fenice.
Daniela è figlia di due cantanti lirici e per lei il Teatro è stata una casa, custode di ricordi intimi e personali. Racconta che quando lei era piccina non c’erano le baby-sitter. O meglio non erano in uso come ai giorni nostri. Quindi quando i suoi cantavano in teatro, la portavano con loro. E spesso il vigile del fuoco di turno l’accudiva durante lo spettacolo. Se non era il pompiere era qualcun altro della grande famiglia della Fenice a prendersi cura di lei. Con accenti di verità propri di chi ha vissuto una perdita insanabile, Daniela parla senza retorica e ci trasmette lo sgomento di quella notte e lo smarrimento dei giorni successivi.

“Com’era dov’era” fu la parola d’ordine che si impose nel dibattito su come si dovesse ridare vita a quell’iconico edificio. È seguendo questa massima, infatti, che nel 1903 venne ricostruito il campanile di San Marco dopo il suo crollo; ed è ancora una volta secondo il “com’era dov’era” che è stata riedificata La Fenice. Una scelta non condivisa da Daniela, e da altri come lei, che avrebbero preferito un teatro del tutto nuovo, in discontinuità con un passato incenerito dal fuoco. L’immagine antica sarebbe stata custodita nel ricordo. Fortin e Sangati percorrono così la via di un’analisi che non è solo un’oggettiva cronistoria, ma che insieme alla disamina dei fatti si fa portatrice di emozioni autentiche, dette con semplicità, senza retorica.
COMERADOVERA
Venezia è un rogo
drammaturgia Stefano Fortin regia Giorgio Sangati con la voce di Daniela Santi e con le diplomate e i diplomati dell’Accademia Teatrale Carlo Goldoni Chiara Antenucci, Laura Maria Babaian, Mosè Bächtold, Pietro Begnardi, Daniele Capitani, Greta Nola, Luca Passera, Margherita Russo, Margherita Scotti video Raffaella Rivi luci Eva Bruno costumi Sonia Marianni musiche e sound design Giovanni Frison allestimento scenico Federico Pian cura del movimento Norman Quaglierini produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
Visto al Teatro Maddalene di Padova il 14 luglio 2026





