Alla Tenuta dello Scompiglio a Vorno sono andati in scena i Kinkaleri il 24 ottobre con Some Dances on Dickfaces, irriverente e sbarazzina performance per due giovani coppie
RUMOR(S)CENA – VORNO (Lucca) – C’è un fascino arcano nella natura che circonda Lucca: il verde intenso dei prati, la vegetazione morbidamente aggrovigliata, quei cieli grigio perla, spesso striati di nuvole. Ma ancora di più si avverte la magia di un luogo fuori dal tempo quando si varcano le soglie della Tenuta dello Scompiglio. Cinquanta ettari di terra adagiati sulle colline di Vorno, un parco secolare che ti accoglie fra mille sussurri di foglie e poi le case coloniche restaurate affacciate l’una dopo l’altra. Il nido perfetto per un progetto d’arte e di vita messo su nel tempo e con dedita cura da Cecilia Bertoni, capofila dell’Associazione Culturale dello Scompiglio.

Un nido dove accogliere mostre, danze e quanto ci muove l’anima, su una specie di limine invisibile, attraversato il quale si sta in una terra sospesa, in un altrove incantato. Qui, con una certa dose di spirito beffardo, hanno portato i Kinkaleri il loro ultimo lavoro, Some Dances on Dickfaces, che, tradotto con qualche libertà, suona in italiano come: Qualche danza per facce di cazzo. Irriverente, certo, ma anche in linea con un gruppo spigliato e anticonvenzionale come sono sempre stati i Kinkaleri dai loro esordi a Firenze nella metà degli anni Novanta.
A tenere le redini dei loro progetti sono rimasti oggi Massimo Conti, Marco Mazzoni e Gina Monaco e sono loro la longa mano dietro a queste danze birichine e maliziose, interpretate da due coppie di interpreti. I primi due ad affacciarsi nell’arena circolare che accoglie la performance sono Samira Cogliandro e Marco Fichera. Poco importa, a dire il vero, lo spunto iniziale della perfomance che dice di prendere le mosse da Il Giardino delle delizie di Bosch: potrebbero essere due giovani di oggi che si stuzzicano, si seducono a vicenda. Con un campionario – questo sì, fiammingo per dettagli – di mossette, prese, rispecchiamenti di movimento fino a ciucciarsi reciprocamente un dito. Lei statuaria, imponente, quasi a dettare la partitura del minuetto. Lui più delicato, sedotto dalla veemenza della compagna.

A seguire entrano gli altri protagonisti, Matteo Marongiu – un “gemellino” di Marco Fichera, gentile e flessibile – accanto a Stefania Menestrina, l’elfetta del gruppo. Proprio lei dà l’imprinting diverso, l’entrata in gioco di qualcosa di selvatico. Un pomeriggio tra giovani fauni e ninfe sfacciatelle, trasformando tutto in un carosello di scherzi, fontanelle fatte riempendosi la bocca d’acqua e poi facendola zampillare sugli altri, danze selvagge. Un piccolo inno alla gioia di vivere, alla possibilità che questo mondo buio apra qualche spiraglio. Tanzt, tanzt sonst sind wir verloren! Danzate, danzate sennò siamo perduti! – ammoniva Pina Bausch. E i Kinkaleri ci danno sotto, ammantando la scena con un velo di plastica azzurrino, leggero come un sospiro. O come una delle nuvole che solcano il cielo di Vorno.
Visto alla Tenuta dello Scompiglio di Vorno il 24 ottobre 2026
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