Splendida chiusura il 12 settembre allo Zandonai per il festival Oriente Occidente con il trittico BACH to Sacre del coreografo israeliano. Un viaggio di danza fra passato e presente che è un incanto per lo spettatore.
RUMOR(S)CENA – ROVERETO – C’è quasi nostalgia, un amarcorda Rovereto: Oriente Occidente ha aperto il 3 settembre con il fragoroso affresco di May B di Maguy Marin, che nel 1982 ammaliò il pubblico proprio allo Zandonai, e ha chiuso il sipario il 12 settembre con un altro ospite illustre: Emanuel Gat.

Già nel titolo del trittico presentato dal coreografo israeliano – di stanza a Marsiglia con la sua compagnia – sembra ribadita questa nuance malinconica: BACH to Sacre suona un po’ come back to Sacre. Un ritorno alla sua originale versione della Sagra della Primavera di Stravinsky, fra i suoi lavori più celebrati creato nel 2004. BACH, il duetto in apertura, era invece tutto nuovo per l’occasione, anche se la musica di Johann Sebastian è un vecchio amore di Gat, che ritrova qui la sua ispirazione migliore dopo un periodo, diciamo, più pop e stravagante.
BACH è incanto puro di linee e morbidezze sensuali che Noah Oost e la splendida Emma Bogard intrecciano nell’aria. A magnifico contrasto dei suoni cristallini del musicista tedesco, i due interpreti sfoggiano una rapinosa mise di vesti rosse che lascia intravedere squarci di pelle, mentre si stringono e si rilasciano. Una voluttuosa eleganza, imbastita con il respiro delle braccia, quasi a mimare l’arco del violino. La carne dei danzatori e il sospiro della musica uniti in una danza intima e abbagliante.

Un concetto simile di contrasti interni anima il Sacre immaginato da Gat. Via dal sacrificio dell’Eletta, questa sua versione si concentra sulle pulsioni di due coppie e una single “tentatrice”. Il coreografo rielabora passi di salsa caraibica in vorticose giravolte sulla musica “barbarica” di Stravinsky, indagando il ferino che è in noi ma in abito da sera. E’ stato, nel 2004, un lavoro sorprendente per impaginazione scenica e brio. Oggi, forse, ben altre barbarie ci sovrastano e Stravinsky vince per impeto e forza cupa.
Diversamente, il secondo brano in programma, Silent Ballet del 2008, reimmaginato per sette danzatori, ritrova tutta la freschezza della sua invenzione. Una gioventù spettinata che vibra sulla scena in t-shirt e calzoncini, danza ritmata in un silenzio di rarefatti fruscii, fra penombre e bagliori improvvisi. E uno smarrimento ti coglie, questo sì assolutamente risonante, con il nostro oggi.

BACH to Sacre tornerà in Italia il 15 gennaio 2027 al Palladium di Roma, dove inaugura la stagione di danza di Orbita|Spellbound pensata da Valentina Marini.





