Danza — 15/09/2026 at 08:34

Bach, in controtempo: la danza fuori linea

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RUMOR(S)CENA – IMOLA – Bach Dance Concert di Roberto Zappalà, con Ramin Bahrami al pianoforte e sei danzatori della Compagnia Zappalà Danza, chiude al Teatro Ebe Stignani di Imola l’ERF Summer 2026, una scelta che ha messo in relazione due linguaggi attraverso una distanza fertile, quella fra la limpida architettura bachiana e un corpo di ballo che sulla scena ha proceduto per fratture, angoli accentuati, deviazioni. Il concerto danzato ha attraversato le diverse stagioni della produzione di Bach, da Weimar a Köthen fino a Lipsia, e ha trovato proprio nel confronto fra musica e movimento la sua ragione più interessante. Al pianoforte Bahrami è stato pulito ed estroso al tempo stesso. La sua lettura, fedele e rigorosa, non si è ridotta mai a un accompagnamento della danza, il pianista ha espresso la piena autonomia interpretativa e, nello stesso tempo, ha sostenuto con naturalezza l’estro barocco della coreografia. Il suo Bach non è diventato dunque una colonna sonora, ma è rimasto il punto fermo, sonoro e strutturale, con cui Zappalà ha scelto di misurarsi.

Bach Dance Concert COMPAGNIA ZAPPALÀ RAMIN BAHRAMI crediti foto Daniel Carnevale

Alla purezza del suono il coreografo catanese non ha fatto corrispondere altrettanta purezza del movimento, al contrario, ha costruito una scrittura tutta fatta di linee spezzate, segmenti che si sono intrecciati, traiettorie che si sono interrotte e immagini ancorate alla realtà contemporanea. Non ci sono state linee tese verso l’infinito né un fluire del gesto destinato a tradurre in forma visiva l’ordine della musica. È stato un contrappunto non una trasposizione: alla chiarezza e alla disciplina del suono ha risposto la frammentazione del reale, con la sua complessità, le sue asperità, le sue difficoltà. Non il caos, dunque, ma una realtà che è sembrata continuamente ricomporsi senza mai raggiungere una forma pacificata. E la difficoltà di questa scelta è consistita nel mantenerne la precisione, la spigolosità non è stata mai affidata all’istinto o all’improvvisazione. Anche quando il gesto è sembrato farsi naturale, l’interpretazione è rimasta sottoposta a un controllo rigoroso.

È stato proprio in questi passaggi che è emersa con maggiore evidenza la qualità dei danzatori, chiamati a conservare una grammatica fisica precisa anche quando la superficie del movimento sembrava suggerire il contrario. I sei interpreti si sono imposti soprattutto come un corpo collettivo, più che come sei personalità separate. La coreografia li ha riuniti e scomposti, passando dal gruppo al pas de deux  maschile, dai pas de deux agli assolo e al pas de trois delle tre danzatrici, per tornare infine alla dimensione d’insieme.

Bach Dance Concert COMPAGNIA ZAPPALÀ RAMIN BAHRAMI crediti foto Daniel Carnevale

Nel pas de deux maschile  Loïc Aymé e Samuele Arisci hanno mostrato una rigorosa precisione esecutiva e una perfetta sincronia, così come le tre danzatrici, Anna Forzutti, Silvia Rossi, Alessandra Verona, hanno affrontato con altrettanta padronanza il pas de deux, l’assolo e il pas de trois. La sostituzione di Faile Sol Bakker, infortunatosi durante la rappresentazione, è avvenuta senza che il pubblico se ne accorgesse ed è stata resa nota dal coreografo soltanto al termine dello spettacolo: esempio concreto della solidità dell’ensemble, in cui l’avvicendamento dei danzatori è avvenuto con tale padronanza da non far percepire alcuna frattura o impoverimento nella struttura coreografica. È stata la dimostrazione di quanto la scrittura di Zappalà abbia richiesto a ciascun componente della compagnia una conoscenza condivisa del gesto e dello spazio, capace di assorbire anche l’imprevisto senza perdere precisione.

Bach Dance Concert COMPAGNIA ZAPPALÀ RAMIN BAHRAMI crediti foto Daniel Carnevale

Bahrami ha suonato immerso in una nebbia diffusa, dentro la quale i corpi sono apparsi e scomparsi mentre le bluse ricoperte di paillettes hanno intercettato e riflesso la luce. È stato un ambiente volutamente sospeso, quasi indistinto, che ha reso ancora più evidente la nettezza delle linee corporee. La scena non ha cercato di rendere visibile Bach: ne ha lasciato intatta la dimensione sonora e ha costruito intorno ad essa un altro mondo, più discontinuo e irregolare. Anche per questo l’idea di fusione fra musica e danza non ha descritto fino in fondo ciò che è accaduto. Qui i due linguaggi hanno conservato una propria autonomia e proprio per questo hanno potuto incontrarsi.

Bach Dance Concert COMPAGNIA ZAPPALÀ RAMIN BAHRAMI crediti foto Daniel Carnevale

La forza di Bach Dance Concert è stata nella reciproca resistenza fra suono e movimento e non nell’armonia dichiarata tra loro. Bach è rimasto Bach, con il suo ordine, il suo rigore e la sua austerità; Zappalà non ha tentato di imitarlo, ha portato quel rigore dentro un corpo contemporaneo che ha conosciuto soprattutto la frattura, l’interruzione, la difficoltà di ricomporre il gesto in una linea definitiva. Questa apparente distanza ha generato una relazione più interessante della semplice corrispondenza: la musica non è stata illustrata dalla danza, né la danza si è limitata a seguire la musica. entrambe hanno conservato la propria natura e proprio per questo, sulla scena, sono riuscite davvero a incontrarsi.

Visto al Teatro Ebe Stignani di Imola il 12 settembre 2026

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