Teatro, Teatrorecensione — 29/05/2014 11:01

Una Medea matrigna imbrattata di petrolio

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CASTROVILLARI – Come villi intestinali, come braccia di anemoni smossi dalle correnti, il manipolo, quasi falange militare, della decina di attori del collettivo diretto da Terry Paternoster, si spinge all’unisono, in coreografie frontali, decise come haka Maori (a tratti ci ricorda, pur con le dovute differenze, “Mpalermu” o l’ultimo “Le sorelle Macaluso” entrambi di Emma Dante), compresse come se fosse un unico corpo pensante, un’Idra a più teste e mani e facce, un coro che esprime un’unica voce ma declinata in sfumature che scemano o s’innalzano, cadono o squittiscono, s’impennano o si deprimono.

Medea-Big-Oil
La “Medea (Big Oil)” (Premio Scenario per Ustica ’13) moderna è una madre che non lascia andar via i propri figli, che li vuole condannare a nascere e morire vicino alla sua gonna. Medea è la Terra di sole e zolle che resiste a se stessa, fatalista e senza reazioni, e non lascia orizzonti e panorami di salvezza. Medea, la stessa Paternoster, l’unica in nero in un ventaglio di abiti di quotidiana miseria e di tragica norma familiare claustrofobica che cangiano in varietà di bianchi sporco, tiene tutti legati a sé, società madrilineare, e non lascia partire la prole in cerca di un destino che possa essere definito tale.
Una piece coraggiosa che fa nomi e cognomi, che non teme, non ha paura. Il Sud, in questo caso la piccola regione ricordata soltanto per i Sassi di Matera, non è quello che ha voluto far passare la cartolina patinata e commerciale di “Basilicata coast to coast”. Qui l’Eni espropria la terra, la svuota del petrolio (pasoliniano?), avvelena cielo e fanghi, fa ammalare presente e futuro. I chiaroscuri tintinnando la testa in un quasi inchino fasciato da luci che dal basso ne evidenziano le spigolature, traballanti e tremolanti e strofinanti in un hip hop di parole antiche, sempre tutti in scena contemporaneamente a fare con i loro corpi e le loro figure archetipiche scenografia e fondale, drammaturgia e gesto, passaggi e strumenti e oggetti e memoria in questo giro vorticoso che sa di rituale e trance, di sublimazione del dolore, di ancestrale perdita, di sconforto indelebile mitigato soltanto con le preghiere liturgiche popolari spirituali cantinelanti.

M.E.D.E.A. 2
Una zoppia collettiva li colpisce, il segno forte e preciso della mancanza di una calzatura, camminano rantolando, un passo in alto verso il cielo, in punta d’alluce e d’unghie, un passo verso l’inferno a strisciare, a strusciare il fondo. E’ una sfida, una corrida interna ed interiore, sanguigna e votata alla sconfitta di camiciole e fatica compressa cercando di non perdere l’equilibrio onomatopeico e carnale nell’eterno conflitto tra il lavoro e la salute (l’Ilva insegna), tra il politico gonfio di termini altisonanti e pomposi che mena il cane (il popolo) per l’aia (la Terra dei Fuochi campana), portandolo dalla sua parte con lo zuccherino prima delle sane bastonate. Molto semplice ritrovare nei buoni pasto elargiti gli ottanta euro renziani, le briciole per comprare consenso e voti (panem et circenses di fuochi d’artificio) da un palco imbonitore di buoni propositi: “La democrazia è sempre con la coppola in mano”.

M.E.D.E.A. 3
La terra sventrata e acida è il ventre asciutto di una Medea inaridita e stanca di lottare, sfondata, morta, molle, vinta, in una svendita totale al miglior offerente che fa passare per “processo democratico e condiviso e scelto dalla base” commerci decisi a tavolino in consigli d’amministrazione lontani migliaia di chilometri. I morti, se rimangono numeri freddi senza nomi, senza carne, senza volto, senza vederne e sentirne la sofferenza, fanno grafici e slide, insignificanti elementi fisiologici, minimi effetti collaterali.

 

“M.E.D.E.A. Big Oil”, testo e regia: Terry Paternoster. Collettivo InternoEnki. Con: Maria Vittoria Argenti, Teresa Campus, Ramona Fiorini, Chiara Lombardo, Terry Paternoster, Mauro F. Cardinali, Gianni D’Addario, Donato Paternoster, Alessandro Vichi. Disegno luci: Giuseppe Pesce. Assistente tecnico: Ezio Spezzacatena. Residenze artistiche: Tero Bi.pop Zona Riscio Casal Bertone (Roma), Teatro Sala Umberto (Roma). Visto al festival “Primavera dei Teatri”, Castrovillari (CS), il 28 maggio 2014.

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