RUMOR(S)CENA – PARMA – Non segnano mai un percorso asettico e superficiale le performance (definirle spettacoli appare fuorviante) prodotte da Lenz Fondazione. C’è sempre densità di pensiero che si fa materia e azione difficilmente descrivibile a parole. Dalla scena arrivano impulsi, stimoli, che suscitano sensazioni profonde e coinvolgono lo spettatore al di là di una comprensione razionale. Per apprezzare appieno il loro lavoro devi entrare in sintonia con gli attori e fare un tutt’uno con loro in un’ideale comunione di spiriti.
Queste le sensazioni che mi porto dentro da La scimmia di dio dove a colpirmi e a rimanermi impressi non sono tanto le parole quanto i corpi degli interpreti, la loro tacita intesa fatta di gesti, sguardi, tocchi delicati che ti parlano al cuore. Fabrizio Croci e Barbara Voghera, attrice sensibile, icona della poetica della compagnia parmense, trasmettono emozioni dando vita alla drammaturgia di Francesco Pititto che ha creato anche composizione performativa e imagoturgia, mentre l’installazione e i costumi sono di Maria Federica Maestri.

Sul pavimento dello spazio delimitato in forme geometriche da teli trasparenti sono dislocati busti di pietra bianchi ispirati alla classicità con cui interagiscono gli attori. Sullo schermo di fondo scorrono immagini di scimmie riprese nel loro habitat e registrate con i loro suoni. Tra natura e arte, contemporaneità e classicità, si dipana la drammaturgia tratta da Shakespears Geist (Il fantasma di Shakespeare), breve poesia di Jakob Michael Reinhold Lenz, il drammaturgo romantico tedesco che ispirò l’omonima novella di Georg Büchner (1839) e che ha plasmato l’identità della compagnia nel suo nascere quarant’anni fa. La scimmia di dio è la prima delle nuove creazioni del 2026 e fa parte di Lenz di Lenz, il progetto pluriennale a lui dedicato.
Si affacciano alla nostra mente e suscitano ricordi e connessioni i rimandi ad Amleto, Macbeth, Romeo e Giulietta, mentre l’evocazione del teschio di Yorick in poche battute apre un universo di significati che ci accompagnano fino al buio in sala, mentre una voce fuori campo legge parti del testo in tedesco.

A La scimmia di dio segue nella seconda sala di Teatro Lenz Teste_Over Marisa Merz, parte dell’ampio progetto Over Beloved Female Artists, che si ispira in successione al pensiero creativo di Gina Pane (2024), Leonora Carrington (2025), Marisa Merz (2026) e Louise Bourgeois (2027), artiste in dialogo con l’universo poetico di Lenz.
Esponente di spicco della corrente dell’arte povera a partire dalla fine degli anni Sessanta, Marisa Merz, di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita, è artefice di un messaggio filosofico ed esistenziale liricamente ispirato.
Teste, che nasce dallo studio e dalla ricerca sull’opera dell’artista guidata dalla critica d’arte Luciana Rogozinski, propone una trasfigurazione simbolica dell’opera di Merz, attraverso l’azione di cinque performer: Tiziana Cappella, C.L. Grugher, Lorenzo Marchi (canto), Sandra Soncini e Carlotta Spaggiari. Le sue opere fatte di cera, fili di rame lavorati a maglia, scodelle, gesti semplici e luce sono evocate dalle installazioni di Federica Maestri che ha curato anche i costumi e ha tessuto il filo drammaturgico scaturito da Diario trans-temporale su una testa della filosofa post-umanista Orsola Rignani.

La performance assume le cadenze di un rito sullo sfondo sonoro dello Stabat Mater di Vivaldi, intonato da Lorenzo Marchi con una toccante voce controtenorile, e accompagnato dall’eco visiva del cromatismo della Vergine di Palermo di Antonello da Messina suggerito da quattro pigmenti, verde Russia, verde ossido, verde menta, verde autentico vegetale, ammucchiati dai performer sul pavimento.
Da quattro stativi d’acciaio con manovella scendono quattro retinature metalliche che vengono manipolate dai performer, mentre uno di loro spinge un carrello con vassoi bianchi su cui sono poggiati sedici teschi. C’è un senso di inquietudine e una tensione che raggiunge il suo culmine nella visione dei volti di tre performer deformati da uno strato di collosa paraffina: maschere che sotto un’apparenza surreale esprimono umana sofferenza e angoscia esistenziale.
Scarne le parole portatrici di lampi di senso e di una sorta di magnetismo che impregna l’aria e non si dissolve con l’uscita silenziosa degli interpreti: non rientrano in scena e l’accenno di applauso si spegne in un’aura di sacralità.

La scimmia di dio
Da ‘Shakespears Geist’ di Jakob Michael Reinhold Lenz
Drammaturgia, composizione, imagoturgia di Francesco Pititto
Installazione, costumi di Maria Federica Maestri
Interpreti Fabrizio Croci, Barbara Voghera
Musica Andrea Azzali
Voce fuori campo Adriano Engelbrecth
Luci, allestimento tecnico Alice Scartapacchio
Produzione_Lenz Fondazione
Visto il 13 marzo al Teatro Lenz di Parma
Teste_Over Marisa Merz
Esfiltrazioni drammaturgiche dal Diario Trans-temporale su una testa Scrittura filosofica_Orsola Rignani
Composizione performativa, installazione, costumi di Maria Federica Maestri
Innervazioni critiche di Luciana Rogozinski
Rifrazioni visive Francesco Pititto
Performer Tiziana Cappella, C.L. Grugher, Lorenzo Marchi, Carlotta Spaggiari, Sandra Soncini
Musica Antonio Vivaldi
Disegno luci Alice Scartapacchio
Produzione Lenz Fondazione
Visto il 13 marzo al Teatro Lenz di Parma





