RUMOR(S)CENA – TORINO – È un monito forte a denuncia dei tempi bui che l’umanità sta vivendo a livello globale quello che si leva dall’ultimo lavoro di Romeo Castellucci, Credere alle maschere (in scena dal 6 al 7 ottobre scorso) alla Fondazione Merz di Torino in apertura del Festival delle Colline Torinesi 31 in programmazione fino al 18 ottobre sotto la condirezione di Isabella Lagattolla e Federica Rosellini.
Seduti su panche disposte a ferro di cavallo lungo tre lati di una bianca sala espositiva, gli spettatori indossano maschere, una diversa dall’altra in una carrellata di fisionomie, età, etnie, sentimenti diversi. Davanti alla quarta parete sulla quale vengono proiettate in successione parole slegate tra loro, due performer depongono oggetti sempre diversi: un vaso greco a figure rosse, un bicchiere di latte, una volpe impagliata, una coperta, un crocefisso e molto altro fino alla riproduzione in scala reale di una nera sedia elettrica, che evoca violenza e morte.

È una citazione della celebre serigrafia di Andy Warhol Electric Chair (della serie Death and Disaster 1963-1971). L’artista statunitense aveva riprodotto una fotografia d’archivio della camera della morte scattata nel penitenziario di Sing Sing a New York, nel 1953, in occasione dell’esecuzione di Julius ed Ethel Rosenberg.

La sensibilità di un regista visionario qual è Castellucci ha precorso gli ultimi sconcertanti fatti di cronaca americani: la ferocia di Stato contro la condannata a morte, Christa Prike, sopravvissuta a due iniezioni letali, il cui destino è ancora incerto, e a seguire, la decisione del Pentagono di trasmettere in streaming la fucilazione del maggiore Nidal Hasan, condannato per strage avendo ucciso 13 persone e ferite altre 32 nella base militare di Fort Hood, in Texas, nel 2009.
Nell’evento performativo di Castellucci, le maschere conferiscono ai singoli spettatori un’impassibilità inespressiva, rendendoli testimoni e complici al tempo stesso. Non c’è distinzione di sesso, di età, di colore, di etnia: tutti sono chiamati in causa. E quando dal gruppo si staccano una dopo l’altra tre persone, un uomo e due donne, e seduti sulla sedia mimano la propria esecuzione, capiamo – questo è stato il nostro pensiero – che ciascuno di noi può incappare nel meccanismo perverso di una pseudo giustizia di Stato nell’indifferenza generale. Non a caso a intervenire nella performance non sono tre attori/attrici professionisti, ma tre spettatori/spettatrici chiamati/e a partecipare attraverso una call.
Al termine della performance usciamo portando con noi la maschera, strumento potente e “magico” nella storia della cultura, del teatro e della società, che ha celato i nostri volti ma ha amplificato la percezione dei nostri sentimenti.
Visto alla Fondazione Merz di Torino Festival delle Colline Torinesi il 6 ottobre 2026
Informazioni e programma completo sul sito
www.fondazionetpe.it/festival-delle-colline-torinesi.





