Teatro, Teatro recensione — 12/05/2026 at 19:34

Lo stigma dell’incesto in Peccato che fosse una sgualdrina

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RUMOR(S)CENA- ROMA- Coraggioso il Teatro Greco a proporre a fine stagione un classico del Seicento come Peccato che fosse una sgualdrina (in originale il tempo cambia, Peccato che sia una sgualdrina), autore John Ford, omonimo del regista cinematografico per una durata di tre ore, conclusione vicina alla mezzanotte per un imponente cast di attori, addirittura quattordici, per il lavoro di adattamento e regia di Lorenzo Lavia, definitivamente liberatosi dell’etichetta di figlio d’arte. Non sono passati inosservati i cinque minuti di applausi continuativi alla prima, premiando l’accuratezza della messinscena nell’empatico ensemble del cast.

Il testo a suo tempo è stato catalogato come una “Tragedia con vendetta”. In effetti il tema del conflitto è quanto mai spinoso ma ci rimbalza addosso perché ambientato in Italia (Parma, ma ci sono riferimenti a Bologna), scritto nel secolo del barocco, con una trama sufficientemente aggrovigliata per non essere facilmente riassunta. Giovanni, figlio di Florio (il bravo ed esperto Giorgio Crisafi) confessa a padre Bonaventura di covare una passione incestuosa per la sorella Annabella. L’arte oratoria gli permette di respingere le argomentazioni del religioso. E del resto Annabella, rifiutando tutti i pretendenti, sembra assecondarlo, cedendo, alla fine, alle sue lusinghe. Ma la vita porta in un’altra direzione. Annabella accetterà di sposare Soranzo. Ma il conflitto è in agguato perché la ragazza è incinta del fratello. La punizione è terribile. La donna viene accecata e rinchiusa coattivamente in una stanza ma riesce comunque ad avvisare Giovanni del pericolo di morte che corre perché la vendetta riguarda anche la sua persona. Finisce con una carneficina.

Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford nella foto Lorenzo Lavia

Giovanni prima uccide la sorella, pugnandola un secondo dopo averla baciata. Quindi entra nel salone delle feste, avverte il crudelmente il padre dell’avvenuto incesto, provocandone un probabilissimo infarto. Ma Giovanni non si salva perché, dopo aver ucciso Soranzo, viene massacrato dai briganti.  Come si intuisce scorrono lacrime, sangue e trasgressioni. Lavia si destreggia abilmente non schivando le contorsioni della trama, ricca di personaggi, di vicoli laterali e di pertugi drammatici. Il Cardinale è il deus ex machina che tutto riassume tra uccisioni, messe al bando, rastrellamenti economici dato che tutte le ricchezze dei morti vengono consegnate alla Chiesa. Tocca a lui il commento beffardo su Annabella di cui tutti potrebbero dire che è un peccato che fosse una sgualdrina. La donna non si rende conto degli sconquassi che provoca nella società con la propria capacità di seduzione. Invece Giovanni è un dispensatore di lussuria e non sembra rendersi conto delle conseguenze provocate dalle sue disinvolte azioni. Il finale tragico li accomuna nell’oblio.

Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford nella foto Lorenzo Lavia

La morale cambia, sono passati quasi quattrocento anni dalla prima rappresentazione al Cockpit Theatre di Londra (1629). Ford dovrebbe avere ripreso il plot da un autentico fatto di cronaca del 1603. Nel caso specifico i due fratelli incestuosi vennero giustificati, significativo stigma del tempo.  Dopo secoli di oblio il testo ha goduto di un imprevedibile successo nel Novecento. Probabilmente il tema scabroso e traduzioni ancora più esplicite, dove la “sgualdrina” diventava “puttana” se non addirittura “troia”, hanno contribuito alla lunga eclisse rappresentativa.  Nel 1961 si è tuffato nell’impresa restaurativa persino Luchino Visconti offrendo come coppia dei fratelli incestuosi niente meno che Romy Schneider e Alain Delon. Ma anche Ronconi ha proposto la sua versione nel 20023.  Dirà Lavia: “Intorno all’incesto non c’è amore ma solo desiderio carnale. Possesso, vendetta e morte: queste cose riguardano tutti i personaggi.  Ho iniziato a immaginarmi questo spettacolo come se fosse una stagione di una serie tivù, American Horror Story”.

PECCATO CHE FOSSE UNA SGUALDRINA DI John Ford, regia e adattamento di Lorenzo Lavia, con Giorgio Crisafi, Marial Baja-Riva, Erika Puddu, Fabrizio Spolloni, Riccardo Floris, Antonio Tallura, Giuseppe Coppola, Gabriele Anagni, Pavel Zelinskiy, Eros Pascale, Mauro Racanati, Clara Danesi, Giacomo Mattia, Angelica Accarino; scenografia Paola Castrignanò; costumi Mara Gentile. Produzione United Artists.

Visto al Teatro Greco di Roma il 10 maggio 2026.

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