Teatro, Teatro recensione — 24/03/2026 at 18:47

La ribellione di Lady Chatterley è un grido tutto femminile

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RUMOR(S)CENA- ROMA- La grande maturità di Gaia Aprea, travasata in un assolo tutto femminile ne L’Amante di Lady Chatterley, rappresentato in uno dei più eccentrici teatri romani di media capienza, il centralissimo Teatro Off/Off, nel cuore di via Giulia, considerata da molto la più bella e panoramica via della capitale. Di scena un libro seminale classico e provocatorio, reso al cinema e adattato per il teatro con rispetto del testo e coerenza autoriale. Miracolo della rappresentazione. Ti prepari a un monologo ma schivi la noia perché nello sviluppo cronologico della sempre più libera signora Chatterley ogni cesura è al suo posto, coadiuvata da musiche coerenti e da cambi di scena propiziati dai movimenti appropriati della protagonista.

crediti foto Cosimo Sinforini

Un baule da cui escono vestiti, un separé che serve per sensuali cambi d’abito nel gioco immaginifico delle ombre, evitando l’intuibile possibilità di ricorrere a filmati d’epoca perché tutto è dentro il copione con metodico sviluppo verso la fuga dal matrimonio con un nobile impotente. Viviamo da spettatori il riscatto della natura, il richiamo dei sensi, l’abbandono completo a una relazione che in un certo senso libera il personaggio da costrizioni e obblighi sociali in nome della libertà. Il guardacaccia è strumento più che fine. Infatti l’enigmatico Mellors ha problemi di diverso genere, dovendosi liberare del fardello di uno scomodo matrimonio. Gaia Aprea, attrice di lunga e tradizionale scuola, già compagna di Massimo Popolizio, è una e trina perché dà voce al sottoposto che le accende i sensi e anche al marito trascinato su una carrozzella che si fa sedia a dondolo e che invano la richiamerà ai doveri del matrimonio quando ogni passione tra loro, per dirla alla Sackville West, è ormai definitivamente spenta.

crediti foto Cosimo Sinforini

C’è una coesione convincente tra i movimenti di scena, il gioco delle luci e dello spartito musicale con il perfetto controllo attoriale della protagonista.  Se il messaggio ribelle di Lawrence è in parte anestetizzato dal mainstream la sensualità che si accende si fa forte e prepotente nella scena soprattutto quando l’attrice simula l’amplesso, l’orgasmo che si rompe in un grande urlo liberatorio. La (ri)scoperta del sesso è il viatico della libertà. Ripercorrendo la parabola esistenziale della protagonista Aprea ci fa rivivere lo scandalo della stesura lawrenciana che vide la luce nella forma definitiva solo nel 1928 dopo un lungo travaglia, trascinandolo persino sul banco degli imputati in un regolare processo. Nelle note di scena Gaia Aprea difende le ragioni del suo adattamento: “Credo che l’elemento rivoluzionario contenuto nel romanzo, ieri come oggi, non consista tanto nella crudezza delle descrizioni dei rapporti sessuali, a mio avviso poetiche profondamente pulite, quanto piuttosto nello svelamento della bellezza completamente priva di prevaricazione che vi è all’interno di rapporti sani e liberi”.

Così la traditrice, la peccatrice, la donna messa al bando, diviene una sorta di eroina di inizio secolo per una scelta consapevole che tante sue coetanee non hanno il coraggio di intraprendere. La rottura degli argini è scelta della gravidanza che, messo di fronte al fatto compiuto, il marito tardivamente non approva.  Uno spettacolo bello e riuscito è uno spettacolo necessario ed essenziale. Testualmente è difficile parlare di femminismo ante litteram ma nella fuga dalle convenzioni ci sono i prodromi di una ribellione collettiva in cui certamente, storicamente, l’Inghilterra ha avuto un ruolo determinante. Il monologo è un evergreen che si propone per lunghe e riuscite tenute in altri teatri 

L’Amante di Lady Chatterley, tratto dall’omonimo romanzo di David Herbert Lawrence. Riduzione, regia e interpretazione di Gaia Aprea; selezione musicale di Davide Pennavaria; ambientazione scenica, luci e video di Umberto Fiore; aiuto regia Ruben Aprea.

Visto al Teatro Of/Off di Roma il 22 marzo 2026

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