Teatro recensione — 24/11/2025 at 14:05

Nel Circo Paradiso ci si tuffa senza rete esattamente come nella scena teatrale

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RUMOR(S)CENA- ROMA-  Omaggio non didattico all’attività circense con un duo che riassume lo sforzo di molti, basti leggere in fondo il combinato disposto di contributi che assemblano uno spettacolo senza stonature, tenero e nostalgico per una finestra veridica sul mondo che fu. In particolare sul sogno dell’avventura acrobatica del trapezio. Una stella femminile e un porteur. Dall’infanzia alla pensione nel sogno di un volo e di una contrastata attività sentimentale. Perché un appuntamento sfumato si rinnova sette anni dopo con un ritrovato sodalizio. D’amore ma anche di intenti professionali per varare il Nuovo Circo Paradiso in scena al Teatro Manzoni di Roma fino al 30 novembre.

Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, intervallando stacchi musicali giustificati e acconci, senza pretese di musical, cuciono una perfetta empatia attoriale. Sono poi molto diversi i ruoli? Non si arrangiano alla stessa maniera gli interpreti del circo ora clown, ora lanciatori di coltelli, ora trapezisti, rispetto agli attori che si lanciano senza rete ogni sera in uno spettacolo che sarà rischioso e diverso dal precedente, accomunati dall’incertezza e dalla dipendenza dal pubblico (il birignao di Enrico Brignano riveduto e corretto : “Non sia mai non venga qualcuno!”). Si parte dal comune di Bolotana per il sogno del successo, muniti di chapiteau e di una meta diversa ogni giorno .I due interpreti sono multi-dimensionali, perché Agnese Fallongo è capace di interpretare una severa madre che mulina un rosario a mo’ di clava per minacciare la figlia. Tiziano Caputo ben si cimenta nell’imitazione di un fantasista di chiara origine russa per poi rientrare nei panni dell’innamorato fremente, che in vecchiaia perderà la consorte e la rivedrà in un’immagine onirica segnando un finale sentimentale ma non sdolcinato.

Tiziano Caputo e Agnese Fallongo

Mini-compagnia che prova a distillare poesia e che sta crescendo nella frastagliata e speso indecifrabile nomenclatura del teatro italiano.  L’intento è evidente con la metafora delle sempre più sfuggenti stagionali e inafferrabili lucciole. Sostiene Agnese Fallongo: “Le lucciole sono sempre più rare, non c’è più spazio per loro in questa epoca di plastica tutta serie Tv on demand. Eppure se avete avuto la fortuna- magari da bambini- di acciuffarne una e di tenerla chiusa per qualche istante tra le dita- prima di lasciarla volare via- se l’avete fatto almeno una volta e avete visto quella luce palpitare tra le mani, allora la storia che raccontiamo a teatro è per voi”. Difatti lo spettacolo si chiude con le luci dei due protagonisti che simultaneamente si spengono.

Agnese Fallongo e Tiziano Caputo

Luce che si spegne che potrebbe essere quella del quasi omonimo romanzo di formazione di Rudyard Kipling. Cesare e Attilina- questi loro nomi- partner nella vita e nel circo sono stelle cadenti che, ormai in pensione, rievocano il loro coraggioso percorso, un viaggio a ritroso senza rete. Un viaggio poetico di grande impatto attraverso l’uso ragionato dei flash back. Anche vecchi e cadenti, al crepuscolo dell’esistenza, conservano la dignità e la forza dei sentimenti, dell’aver creduto nell’altro ma anche nella ragione esistenziale del circo. Il loro miraggio è l’assegnazione del premio “Il trapezio d’oro” compendio di una vita, del lasciarsi e riprendersi, nel circo e nella vita. Lei passionale e imprevedibile, lui fedele e timido. Un elogio a parte merita la riproduzione del dialetto sardo in convincente abito nero di Fallongo, un gioiellino ben sottolineato dai caldi applausi del pubblico. Vecchiaia, morte e rinascita per una proposta che si è avvalsa della consulenza di veri circensi.   

CIRCO PARADISO, regia di Adriano Evangelisti e Raffaele Latagliata, con Agnese Fallongo (anche autrice) e Tiziano Caputo, musiche e liriche  di Tiziano Caputo, scene Andrea Coppi, costumi Nicoletta Cecciolini, movimenti coreografici Elisa Caramaschi, direzione tecnica Valerio Di Tella, editing musicale Fabio Breccia, trucco Chiara Capocetti, Produzione teatrale de Gli incamminati/Teatro Metastasio di Prato.

Visto al Teatro Manzoni di Roma il 23 novembre 2025.

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