RUMOR(S)CENA – ROMA – Di eccessivo zelo pietistico si può anche soccombere nel leit motiv di Buoni da morire in lungo proseguimento al Teatro Manzoni di Roma per la fertile creatività di Gianni Clementi, il più prolifico autore di prosa del teatro italiano. Ma quantità che non va a scapito della qualità nel comparto delle commedie leggere ma che, alla fine, lasciano sempre un messaggio di umanità e un richiamo ai sentimenti, sia pure condite con umori a tratti caustici. L’autore questa volta si fa anche regista per condurci nel vivo dell’ipocrisia borghese. Una serata di full immersion nel volontariato sembra destabilizzare completamente le buone abitudini consuetudinarie di una coppia immersa nel proprio egoistico benessere. Improvvisamente il mondo appare cambiato e desideroso di aiuto. Cambiamento repentino ma quanto autentico?

Il conflitto scatta quando alla porta si presenta un barbone in abiti invedibili con dreadlocks e una lunga diserzione dalla doccia. Si tratta di un vecchio compagno di scuola che intenerisce lei e sorprende lui. La contraddizione appare palese. Devono cambiare i programmi esterofili della coppia o non è il caso di dedicarsi completamente all’inaspettato ospite? Ci si attende anche un’ipotesi di possibile tradimento legata a un bacio giovanile che non si è mai concretizzato nei sogni di lei. Ipotesi possibile perché lavato e ripulito, addirittura irriconoscibile in uno smoking di rara eleganza, l ‘ospite inatteso si presenta decisamente più avvenente del marito. Ricco di citazioni, di cultura, infarcito di latino.

Tra l’altro i programmi della coppia sono ulteriormente turbati dalle disavventure del figlio che, in cerca di paradisi artificiali in Olanda, si è fatto cogliere in reato ed è stato consegnato all’ambasciatore italiano in loco. Il padre ora è completamente distratto e deve andare a recuperarlo. Il personaggio del barbone intanto evolve e mostra una statura intellettuale che il marito non possiede. Clementi sa svoltare abilmente tra le pieghe dell’eccellente incipit. La scena più spassosa riguarda un banale rasoio, reso inusabile dall’uso pubico dell’ospite che si fa padrone di casa prendendosi delle licenze che sbalordiscono sempre più lo sconcertato stimato cardiochirurgo che si vede esautorato all’interno della famiglia del proprio patriarcato. Come potete immagine il clima di confusione e di incertezza è completamente messo a fuoco e propone gag a getto continuo con un minimo di riflessione costantemente dietro l’angolo. Dunque i borghesi new look sono così buoni come vorrebbero apparire o cade completamente il velo di demagogia nel loro nuovo possibile operato?

Lo spettacolo è sorretto dall’abilitò attoriale di Bruno Maccallini, attore di lungo corso e di sicuro curriculum, molto popolare in Germania per la sua ricerca sul Kabarett tedesco. La sua vis comica sorregge con dedizione il personaggio di lei, la moglie, che è quello più sfumato, contribuendo alla sua caratterizzazione. Patrizia Pellegrino nel ruolo succede a Debora Caprioglio. Svampite naturali che sanno dare qualche tinta in più a protagoniste sfrangiate e un po’ volubili, come richiede il copione. Quanto a Blas Roca Rey è il prezzemolo cangiante della commedia, eroe sfortunato per un finale che non racconteremo. Il riferimento alla morte del titolo non è del tutto casuale. Nella penuria di testi dell’ipotetico nuovo teatro italiano una bella fresca ripresa che si misura con la versione precedente in cui il trio di attori era completato da Gianluca Ramazzotti e Pino Quartullo per la regia di Emilio Solfrizzi.
BUONI DA MORIRE, una commedia scritta e diretta da Gianni Clementi, con Patrizia Pellegrino, Bruno Maccallini, Blas Roca Rey; Produzione Fabrizio Di Fiore Entertainment %Fdf GAT.
Visto al teatro Manzoni di Roma il 12 febbraio 2026.





