RUMOR(S)CENA – PRATO – Una regia coraggiosa che scava, in nitore, gli anfratti bui e perniciosi tratti da una testualità letteraria poetica di uno dei più noti autori del Settecento italiano, Vittorio Alfieri. Giovanni Ortoleva (classe 1991, già Premio ANCT) si cimenta con un tema complesso come quello del tabu dell’incesto in questa Mirra che affonda le origini letterarie nei miti delle Metamorfosi di Ovidio ma che richiama in modo sottile e perturbante il dramma borghese di Ibsen, anticipatore di temi freudiani con la figura di Nora di Casa di bambola dove i ruoli sociali e famigliari sono imposti dalle strette maglie della convenienza e delle regole, dal conformismo più corrivo. Ed è dentro questa trama asfittica ( enunciata da Alfieri in forma di endecasillabi sciolti) dove la psicologia del profondo intreccia la sessualità con la solitudine e il non ascolto fra una adolescente e la sua famiglia (nel mito la famiglia è del re e della regina di Cipro), che si sdipana la tragedia di una famiglia coi suoi riti esteriori, con la ragazza Mirra e la coppia di genitori che insieme alla nutrice, sta per celebrare il suo matrimonio col principe dell’ Epiro Perèo.

Una sfida, questa di Ortoleva, in prima nazionale al Metastasio di Prato, che si confronta con la regia di Mirra di Luca Ronconi andata in scena a Torino nel 1988. L’ambientazione scenografica di Federico Biancalani, come i costumi di Aurora Damanti , corrispondono a quella che potrebbe essere, in attualizzazione una famiglia borghese Novecentesca. Ma il perturbante si avverte subito: i dialoghi, quelli creati da Alfieri in endecasillabi originari, si svolgono fra un dentro e un fuori dei cinque personaggi che agiscono in scena. Si aggirano fra il dentro e il fuori, appunto, di una “casa”, uno spazio del privato- Il padre la Madre la Figlia e la Nutrice ideato dalla forma minimalista di tenda di tulle con tanto di tavola con teiera, tavolo e sedie di legno, lampadario e fiori: il bouquet della sposa. Il tutto si svolgerà, e fino alla tragica agnizione finale, in completa e totale compartecipazione di cosa succede in palcoscenico da parte del pubblico fra quel “dentro”- le pareti domestiche e lo spazio esterno, quello del palcoscenico dove altre azioni hanno vita (e morti) e sempre in piena luce. Il dramma, psicologico, slitta ferocemente, fra i due piani di narrazione ben strutturati fra l’equipollenza degli spazi: il fuori e dentro la scrittura della scena: la ragazza che va in sposa in un giorno di festa e contemporaneamente la sua cupa infelicità (che oscilla fra il dentro e il fuori dello spazio domestico), fino al drammatico epilogo.

Davvero bravi tutti gli attori in una difficile prova fisica, vocale, alle prese con i versi aguzzi così apparentemente inattuali dell’aristocratico astigiano. La giovane Lorella Nacchia (Mirra), Marco Cacciola (il padre Ciniro) Mariangela Granelli ( la madre Cecri), Marco Divcis ( Pereo promesso sposo) e la Nutrice Euriclea (Monica Demuru), in un ulteriore prova d’attrice di bravura anche canora
MIRRA di Vittorio Alfieri adattamento e regia Giovanni Ortoleva con Marco Cacciola, Monica Demuru. Marco Divsic, Mariangela Granelli, Lorena Nacchia Scene Federico Biancalani Costumi Aurora Damanti Sound design Pietro Guarracino e Davide Martiello Luci Massimo Galardini Coproduzione Teatro Metastasio di Prato- Teatro Stabile Torino Teatro Nazionale
Visto a Prato, Teatro Metastasio, il 15 febbraio 2026





