RUMOR(S)CENA- ROMA- Conflitti di famiglia in un interno in La Sorella migliore per il tutto esaurito alla prima del Teatro Vascello con attrice dominante ma non soverchiante Vanessa Scalera, performer multimediale tra televisione (Imma Tataranni), cinema (Il Bene Comune con Rocco Papaleo) e ora sorella non necessariamente migliore. Tra il poco frequentato salotto e la molto più frequentata tavola da pranzo si dipana con molta calma il flash back su quanto accaduto molto anni prima. Il fratello più giovane dei tre (le altre due sono donne) cocainomane, alcoolista e collezionista di chissà quali e quante dipendenze ha ucciso una donna o peggio l’ha tranciata viaggiando in auto a velocità folle e con l’aggravante di una patente sospesa.

L’ha difeso la sorella avvocato (Vanessa Scalera) che si è dovuta inchinare a una sentenza pluriennale pesante con l’obbligo dei domiciliari. Però, tre anni prima che scada la pesante imposizione, viene fuori un particolare che cambia totalmente il quadro della situazione. La donna investita era in fin di vita per un tumore e sarebbe perita secondo previsionalità ospedaliera dopo appena due o tre mesi. Dunque il quadro giuridico se non ribaltato è profondamente modificato perché il capitale umano viene improvvisamente svalutato secondo la pur cinica vulgata corrente. L’avvocato quindi chiede l’appello e in secondo grado i tre anni vengono annullati. Lo spettacolo ovviamente ci risparmia le sedute in tribunale e passa per brevi condensazioni al risultato finale che non è privo di ombre. Perché questa scoperta si è manifestata con otto anni di ritardo? E’ sincero l’avvocato quando sostiene di aver agito in presa diretta? Il rovello esistenziale non tocca il colpevole né la madre, l’angolo debole del quartetto, ma la sorella minore che incalza la maggiore alla ricerca di una risposta definitiva.

Che ovviamente non forniremo per non spoilerare. Ma è evidente che la ratio dello spettacolo volge sul concetto di colpa, di acquisizione e metabolizzazione della stessa, all’interno di complesse meccaniche familiari. I parenti in questione si vogliono bene ma, secondo la logica contraddittiva del teatro, si offendono, si insultano, si agitano alla ricerca di uno sbocco esistenziale che improvvisamente sparigli i dubbi. Brain storming di sentimenti, di riflessioni e di percezioni su ciò che è giusto, che è morale. Lo slittamento da una verità all’altra può apparire esiguo ma è cuore dell’azione ed è il motore che muove le parole dei protagonisti. In fin dei conti il più estraneo a questi rivolgimenti è proprio l’investitore che rimane nel suo piccolo bozzolo di estraneità, lasciando intuire che non ha un’idea precisa su come gestire la libertà. Forse rimarrà a vivere a vivere nella casa della sorella minore, forse farà un viaggio in Marocco, forse….Vanessa Scalera fuma molto in scena per documentare un crescente nervosismo.

L’omicida stradale invece beve tanto vino da far credere che la bottiglia in scena abbia un misterioso sottofondo. Scenografia tradizionale e scabra, musiche di sottofondo per un ensemble tradizionale del gioco a quattro che poi si restringe in una sfida tra le due sorelle in un parossismo di febbrili verità a confronto. Apprezzabile l’uso continuo del linguaggio comune, non privo di improperi e di riferimenti sessuali. I partner di Vanessa Scalera ben si fondono con la sua neghittosità di fondo, trovando ognuno il suo momento affabulatorio per mettersi in mostra.
LA SORELLA MIGLIORE di Filippo Gili, con Vanessa Scalera, Alessandro Tedeschi, Aurora Peres e Michela Martini; scene Francesco Ghisu; disegno luci Giuseppe Filipponio; musiche Roberto Angelini; costumi Eleonora Di Marco; regia Francesco Frangipane. Produzione: Argot Produzioni in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito.
Visto al Teatro Vascello di Roma, 8 aprile 2026.





