ALTRITEATRI, Spettacoli — 26/02/2026 at 17:46

“L’amore del cuore”…Se il cuore resta in attesa

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RUMOR(S)CENA – MODENA – Si chiama l’amore del cuore, dove il cuore è la questione, il nucleo, il vero, l’essenza. Per qualcuno il cuore è la famiglia, fulcro vitale della società, luogo di valori e porto sicuro. Ma Susy non ha nessuna voglia di ritornare al suo porto sicuro (l’aspettano padre madre fratello e zia) e se ne rimane in Australia, o chissà dove. ‘L’amore del cuore’ della drammaturga britannica Caryl Churchill, messo in scena da Lisa Ferlazzo Natoli, è un progetto della compagnia  ‘lacasadargilla’ che torna a collaborare con Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro al Teatro delle Passioni di Modena

L’amore del cuore foto di Sveva Bellucci

In scena un rituale familiare: l’attesa della giovane attorno a un tavolo, davanti a una tazza di tè con molto zucchero. Sulla destra un attaccapanni che tiene due giacche del padre e un vecchio cardigan da casa, sempre del padre. Il pranzo è pronto ma è meglio non cominciare a mangiare, per i motivi che le famiglie conoscono bene: non rovinare la festa, dare più solennità al suo arrivo. Forse è giusto andarla a prendere, o meglio no, prenderà la metropolitana, e poi non è mica una ragazzina… E’ un’attesa che va riempita di parole,  un pretesto per una resa dei conti? I tempi lunghi e oscuri del mistero (dove sarà, perché non viene, è forse morta, è colpa tua, sono un buon padre…) danno la stura a un linguaggio che scappa di bocca. Le parole diventano riempitivi privi di senso, o carichi di troppo senso, si ripetono uguali, si moltiplicano, ricominciano da capo. Nella ripetizione della scena che riparte uguale, su richiesta del fratello, che però è ubriaco, si aggiunge in qualche momento una parola nuova, un’informazione in più. La madre piange, la zia prova ad alleggerire gli animi, canta. L’arrivo di Susy sembra essere possibile, ecco è qua! Ma per tre volte si rivela un’illusione.

L’amore del cuore foto di Sveva Bellucci

Nell’attesa emergono inquietanti ricordi del passato: una relazione adulterina della madre, un misterioso cadavere in giardino (sarà vero?), il rapporto dei genitori con il figlio, che resta ubriaco, e un monologo del padre sul suo desiderio di distruggersi, mangiando se stesso (stupendo). Si sa che la famiglia è fatta apposta per scombinare gli animi, quello che aveva una storia non ha più storia, diventa balbettio, flusso continuo, logorrea. Quel che è peggio ti inchioda abbottonato in  un vecchio cardigan che ti fa dimenticare che un tempo avevi due giacche da passeggio (una è rossa, unico punto di rosso sulla scena grigia) ma non le metti più perché il tuo posto è lì, in quella casa, ad aspettare quel che non succede, pronunciando parole impazzite.

L’amore del cuore foto di Sveva Bellucci

Insomma con un tavolo, quattro sedie e un attaccapanni un concentrato stilizzato di inquietudini che strappa il sorriso e la malinconia, all’idea di aver potuto dire/ascoltare altro, con altre parole, che alla fine sono (le parole) le vere protagoniste della piéce. Se la famiglia esce dagli schemi asfittici del grigiore, col passare degli anni, e si reinventa, anche il teatro lo fa. Non si può dire che L’amore del cuore sia una scrittura prevedibile. Cerca, sperimenta e prova, proprio come succede nelle relazioni del nostro presente. E siccome il teatro mostra noi stessi noi ci rivediamo, senza parole o con troppe parole, a cercare il nostro cuore. A scoprire che la parola scappa lontano dall’autenticità di ciò che siamo, e ci rappresenta nei ruoli imposti da altri fino a che un magnifico struzzo gigante compare su un grande scherzo a invitarci e riesumare ciò che abbiamo seppellito sotto terra.

Se pensi di poter fare una graduatoria della qualità attoriale non ce la fai. Ritmo, corpo, voci, un’ espressività che disegna cenni di raffinata caricatura. Una prova attoriale sopraffina quel ripetere frenetico le frasi senza una caduta. Uno spettacolo godibile anche per gli occhi grazie alla vicinanza inusuale per gli spettatori che si ritrovano letteralmente nella stessa casa.

Visto al teatro delle Passioni di Modena 20/02/26

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