Spettacoli — 01/04/2026 at 21:34

Ánghelos di e con Roberto Latini al Nuovo Rifredi Scena Aperta

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RUMOR(S)CENA – FIRENZE – Al Nuovo Rifredi Scena Aperta, dall’8 all’11 aprile, ore 21, debutta Ánghelos, il nuovo spettacolo di Roberto Latini, prodotto dal Teatro della Toscana. È una tappa autonoma nel percorso che porterà al palcoscenico una riscrittura de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Il celebre film è scandito dalle apparizioni dell’Angelo, dell’Ánghelos, del Messaggero. Nel nuovo lavoro di Latini, anche interprete con Elena Bucci, Luca Micheletti, Marcello Sambati, e con Gianluca Misiti (tastiere), Piero Monterisi (batteria), quei “momenti dell’Angelo” sono la struttura portante per l’apparizione di altri angeli, come certe sensazioni, precedenti al momento stesso in cui le si prova. 

crediti foto Manuela Giusto

Attraverso le sequenze continue dei primi piani di uomini, donne e bambini, Pasolini riempie il suo film di esseri umani, amplificando la percezione del divino. Come in Teatro, quando gli attori compaiono dal buio infinito che li precede e arrivano, disarmati, tra gli uomini, a distillare umanità. Questa tappa è una bella occasione per considerare Pasolini feat. Euripide, Rainer Maria Rilke, John Milton, Giambattista Andreini, Peter Handke, Wim Wenders.

“Chi cercate? Quem Quaeritis?” è la domanda dell’Angelo al sepolcro. “Chi cercate?” Intanto, nel ruolo di “Maria anziana”, Susanna Pasolini, quella della Supplica, attraverso il proprio figlio, suggerisce a tutti una possibile risposta: i poeti stanno agli uomini, come gli angeli ai bambini.

Ánghelos – verso “Il Vangelo secondo Matteo” trascritto da Pier Paolo Pasolini nasce dalla volontà di indagare lo spirito come condizione necessaria in tempi oscuri. Raffinato “spin-off” del celebre film, intreccia sacro e contemporaneo con una scrittura scenica articolata in quattro “apparizioni”.

crediti foto Manuela Giusto

L’Annunciazione: interpretata da Elena Bucci, la figura dell’angelo che rassicura Giuseppe si intreccia con il lamento di Ecuba (tratto dalle Troiane di Euripide) per la morte dei figli, creando un ponte tra religione e tragedia greca. La Fuga e il Ritorno: Marcello Sambati dà voce e corpo ai versi di Rainer Maria Rilke intrecciati alle indicazioni di Pasolini, seguendo il percorso di Giuseppe verso l’Egitto e il ritorno a Nazaret. Il Demonio: interpretato da Luca Micheletti, è un angelo caduto, seducente e ironico, tra testi dal Paradiso Perduto di Milton e dall’Adamo di Andreini. Il Sepolcro: lo stesso Roberto Latini interpreta l’angelo finale, che pone la domanda centrale: “Chi cercate?”.

Al centro della messinscena emerge con forza il tema dello sguardo. Latini recupera i primi piani tipici del cinema di Pasolini, soffermandosi, in particolare, sul volto dei bambini, simbolo della sofferenza innocente che oggi richiama l’attualità, come quella di Gaza e delle tante altre guerre nel mondo. Le musiche di Gianluca Misiti, eseguite da lui stesso da vivo alle tastiere e da Piero Monterisi alla batteria, amplificano la forza evocativa della parola, mentre le luci di Max Mugnai fissano i gesti come fotogrammi cinematografici.

crediti foto Manuela Giusto

Roberto Latini cosa l’ha portata a confrontarsi, in questa fase del suo percorso artistico, con il Pier Paolo Pasolini cinematografico del Vangelo secondo Matteo?

L’invito mi era arrivato da Stefano Massini, che mi aveva proposto un lavoro su questo argomento, e devo dire che poi il progetto l’ho specificato rispetto ai momenti in cui, in quella narrazione, avvengono le apparizioni degli angeli; inoltre, mi interessa molto considerare la scrittura scenica di Pasolini all’interno di un percorso che poi diventa anche una scrittura filmica, ma che parte da una sceneggiatura.

In che cosa consiste l’operazione di riscrittura di quell’opera?

È un concetto che va inteso in senso trasversale, paragonabile a quello di certe scritture che, proprio per dirla con Pasolini, da “figli” sono diventati “padri”: è ciò che succede con i classici, nel momento in cui delle riscritture che riscrivevano i classici sono diventate esse stesse delle riscritture per altre riscritture a venire. Nel caso di questo Ànghelos, addirittura avviene una specie di “spin-off” rispetto a Pasolini. Ecco, una parola come “spin-off” non sarebbe stata neanche utilizzata, in altri tempi, però ci permette di capire con quale atteggiamento possiamo avvicinarci e anche allontanarci dall’originale: Pasolini è un contenitore e il contenuto è “trafficato” di altre altezze; mi piace il pensiero del “traffico”, perché è una cosa che riguarda gli angeli, e chissà se funziona così.

crediti foto Manuela Giusto

Leggendo le sue note di regia, emerge un parallelismo tra l’Angelo evangelico e la figura del Messaggero nella tragedia antica: quali punti di contatto ha individuato?

L’Angelo è colui che porta la Novella, ed è anche un po’ quello che fa l’attore quando, come ho scritto, compare dal buio di platea, quando avviene un’epifania: ogni volta è un’apparizione, e se ci sta portando una Buona Novella, come quella evangelica, oppure un testo di Euripide, o una poesia di Rilke, credo che sia comunque quella sua forma di Messaggero la più vicina agli angeli. Nel film ci sono moltissimi primi piani, che quasi tornano in mente successivamente. Hanno cioè un potere di ritorno, sono molto evocativi, possiedono la capacità di viaggiare nell’immaginazione successiva al film. E quei primi piani, anche di bambini – bambini che oggi sono così sotto attacco – mi sembra che ci stiano dicendo qualcosa rispetto a questo nostro tempo.

Perché vederlo?

L’angelo emerge dal buio per raccontarci ciò che non sappiamo.

8 > 11 aprile, ore 21 | Nuovo Rifredi Scena Aperta

ÁNGHELOS 

verso Il Vangelo secondo Matteo trascritto da Pier Paolo Pasolini con Elena Bucci, Roberto Latini, Luca Micheletti, Marcello Sambati  e con Gianluca Misiti (tastiere), Piero Monterisi (batteria)  musiche e suono Gianluca Misiti  costumi Giovanna Buzzi  scena Daniele Spanò  luci e direzione tecnica Max Mugnai  drammaturgia e regia Roberto Latini  assistente costumista Daria Latini  assistente scenografa Laura Pigazzini  scene realizzate da Scenartek  costumi realizzati da Low Costume  foto di scena Manuela Giusto  produzione Teatro della Toscana  

Durata: 1h e 20’, atto unico

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