RUMOR(S)CENA- ROMA- Un letto per due come centro della vita e della costellazione degli affetti. Al Teatro Ciak di Roma, un letto che si muove, sollecitato dagli spostamenti delle eteree danzatrici del gruppo Incorporea. Lo preparano, lo disfano, lo spostano di angolazione a portata di attori e pubblico per prospettive sempre diverse. Con l’aiuto di uno specchio che è metafora della visione rovesciata dei due. Dal giorno del matrimonio all’ora della possibile separazione per consunzione del rapporto. Posizioni emotive e psicologiche senza la pretesa di imitare Ibsen o Bergman, per un originale faccia a faccia senza infingimenti. Scene di un matrimonio nostrano, eguale nella ripetitività alle tante storie che viviamo o che osserviamo, in una piccola pretesa di verità attraverso la rappresentazione.

Tempo unico di ottanta minuti per interpreti necessariamente duttili. Riccardo Polizzy Carbonelli esce dalla parte dell’eterno cattivo di Un posto al sole in una pretesa di patriarcato. Lo vediamo nella prima notte di nozze voglioso e intraprendente quanto ingenuo, alle prese con una consorte ritrosa e poco disponibile all’amplesso. Lo ritroviamo più avanti, in uno dei quadri esistenziali dello spettacolo, affermato scrittore in testa alla classifica dei libri più venduti, dopo tanti flop, con l’inevitabile amante al seguito, l’ammirata Claudia, trovando incoraggiamento in lei, mentre la consorte prima è algida ma poi si scioglie di fronte al suo tentativo di recupero del senso del matrimonio.
Ci sono poi le ambasce familiari. Un figlio che viene giudicato alcolista ma no, è solo un errore di interpretazione, semmai maggiori problemi vengono dalla figlia, fidanzata con un vicino di casa che è pieno di tatuaggi. Nel giorno del matrimonio la possibile resa dei conti perché il rapporto tra i coniugi sembra sul limite dell’estenuazione senza che l’uomo, il meno sensibile, se ne sia accorto. Ma proprio sull’orlo dell’abisso c’è un’estrema possibilità di recupero perché i buoni sentimenti non sono definitivamente estinti anche se le inquietudini della donna hanno bisogno di altre risposte rispetto alla routine matrimoniale.

Dopo un debutto un po’ di maniera, perché legato all’aspetto puramente corporeo e al luogo comune della prima notte di nozze, la scena prende spessore attraverso gli specchi concentrici dell’andamento cronologico, altrettante fotografie sul rapporto e sulla sua consistenza, sempre necessariamente bisognosa di un controllo, di una sorta di tagliando affettivo. Riccardo Polizzy Carbonelli e Marina Rotondo, i personaggi, conservano i nomi di battesimo degli attori in uno sforzo di immedesimazione. Dipende dai loro mutamenti, dai bruschi scarti d’umore e dalla loro duttilità la tenuta della proposta. Si spogliano, si rivestono, litigano, fanno pace, discutono sull’avvenire dei figli. Fanno i conti con il passare degli anni con le tristezze di un primo invecchiamento e su che gioie possa regalare ancora il prosieguo di vita. Se il teatro è conflitto e scontro di contraddizioni qui l’occasione, nello scontro di coppia, è formidabile per far vibrare tensioni, necessità di compromessi, esitazioni e pentimenti.

Prova per attori in un insieme scenografico fisso che potrebbe apparire come claustrofobico. Al letto non si può sfuggire. Il letto non mente, come il corpo. Parla più di mille parole, agita i fantasmi del passato e del presente mentre le vestali lo apparecchiano. Un letto che nell’occasione diventa insieme icona e totem del divenire.
UN LETTO PER DUE di Beth O’Leary, drammaturgia di Tato Russo con Riccardo Polizzy Carbonelli e Marina Rotondo, con gli Incorporea Club ovvero Paloma Dionisi e Nastassja Rottoli; realizzazione scenografica di Beppe Zarbo, musiche di Zeno Craig, costumi di Giusi Giustino, luci di Roger La Fontaine, coreografia di Aurelio Gatti, scene e regia di Livio Galassi.
Visto al Teatro Ciak di Roma il 1° febbraio 2026.





