RUMOR(S)CENA – MILANO – Cara Scala, amato Teatro,
siamo un gruppo di loggionisti, affezionati alla coda fisica per la conquista di un posto ai piani alti, economico e soprattutto disponibile il giorno stesso.
È una tradizione del teatro, che riteniamo bellissima e che fa onore al teatro stesso ; del resto, lasciatecelo dire, anche la Scala dovrebbe essere fiera di avere degli affezionati, disposti, in certe occasioni, a qualsiasi sacrificio pur di entrare nella sala del Piermarini.
Però da qualche tempo ci sembra – ma speriamo di sbagliarci – che la famigerata coda sia mal sopportata, forse all’insegna del progresso che vorrebbe che tutto si facesse online. La coda fisica permette agli appassionati di incontrarsi, di chiacchierare e confrontare le opinioni. Non è cosa da poco, anche questo è cultura e sarebbe un vero peccato gettarla via senza rimpianti. Del resto, un genio della critica musicale come Quirino Principe, in un incontro recente nel foyer del teatro per festeggiare il suo novantesimo compleanno, ha ricordato con commozione la sua prima coda alla Scala quando, quattordicenne appena arrivato a Milano dalla sua nativa Gorizia, decise di assistere a un concerto; questo è stato per lui l’indimenticabile inizio di un legame indissolubile e ancora vivo con il teatro alla Scala. E come lui molti artisti all’inizio della loro carriera si sono messi e tuttora si mettono in coda per ascoltare cantanti e direttori già famosi che si esibiscono nel teatro.

Essere legati a una tradizione non significa essere vecchi e contrari all’innovazione; l’etimologia dice che significa tramandare, quindi passare alle nuove generazioni. E di fatto, insieme ai vecchi appassionati, ci sono molti giovani che si mettono in coda, spesso quelli che hanno assistito a una “primina” e sono desiderosi di tornare, confortati dal costo davvero esiguo degli ingressi last minute di loggione. Anche per i turisti di passaggio la coda è un’opportunità di entrare nel più famoso tempio della lirica, il teatro che nel mondo è conosciuto come il teatro di Giuseppe Verdi, senza aver prenotato con mesi di anticipo.
Che poi i posti residui vadano messi in vendita online è una buonissima idea, utile a chi lavora o a chi viene da più lontano; ma con tutto il nostro cuore ci auguriamo che non venga tolta la coda fisica, una tradizione di molti lustri, rappresenta il respiro profondo del Teatro, il segno della passione che vive e si tramanda!
Per tutte queste buone ragioni abbiamo raccolto più di 200 firme e inviato già al teatro una petizione che speriamo venga accolta favorevolmente.





