RUMOR(S)CENA – PESARO – Avviato precocemente allo studio del violino, Alessandro Bonato (Verona, 1995) ha proseguito con viola, composizione e contrappunto; ha studiato poi Direzione d’orchestra con Pier Carlo Orizio, Donato Renzetti e Umberto Benedetti Michelangeli. Ha debuttato nel 2013 dirigendo l’Orchestra del Conservatorio della sua città. Convinto che per capire a fondo la musica sia necessario scavare in ogni nota e conoscere le vite dei grandi compositori, in un breve arco di tempo ha ottenuto importanti riconoscimenti e conquistato l’entusiasmo di pubblico e critica. Vincitore del terzo premio al Nicolai Malko Competition for young conductors, ha diretto produzioni operistiche allo Sferisterio di Macerata, presso i teatri Grande di Brescia, Ponchielli di Cremona, Sociale di Como, Fraschini di Pavia e Verdi di Pisa, il Teatro Filarmonico di Verona, il Rossini Opera Festival di Pesaro, l’Arena di Verona, la Yerevan Opera Theatre e la Royal Opera House di Muscat.

Nel biennio 2021-2022 è stato direttore principale della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana, il più giovane ad aver ottenuto questo incarico in una delle ICO. Ha debuttato nel 2022 al Musikverein di Vienna, sul podio del Wiener Concert-Verein e, nel 2024, al Maggio Musicale Fiorentino. Ha diretto inoltre l’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala all’Armenian National Opera. Abbiamo intervistato Alessandro Bonato a Pesaro, in occasione del XLVII Rossini Opera Festival.
Maestro Bonato, L’occasione fa il ladro inizia senza una sinfonia vera e propria, con un temporale.
L’opera pare nascere dal niente, con un temporale, appunto: inizia qui, siamo già in medias res, l’ingresso nell’opera è fisico. Il temporale ritorna poi due volte, l’idea è quella della confusione, del rimescolare fatti e personaggi: la musica che ricrea il sublime della natura. La definizione del titolo non è “farsa”, è “burletta per musica”: Alberto Zedda ha definito Rossini anche come giullare. Come nella commedia, siamo limitati al mondo reale, ma la burla non deve far ridere, deve suscitare piuttosto un sorriso: è una sfumatura diversa, ricorda l’ironia di Šostakóvič.
Ci parli della vocalità di questo lavoro.
La vocalità è molto interessante, Rossini ha delineato le arie in modo straordinario. De L’occasione fa il ladro abbiamo un’edizione critica, dalla quale non si può prescindere. Sia chiaro, l’edizione critica dell’opera non ci dà una versione definitiva, da eseguire tale e quale, questo sarebbe improponibile. È piuttosto uno strumento che fornisce all’interprete tutte le occorrenze e le varianti implementate storicamente nell’opera, uno strumento di consultazione al servizio dell’interpretazione. In questo lavoro vediamo già un principio di evoluzione verso la produzione successiva, si delinea già un’idea di insieme. Nei lavori precedenti l’opera si basava solo sulle arie, invece nei titoli successivi, come Il Turco in Italia, che dirigerò a New York in ottobre, vi è abbondanza di pezzi corali, d’insieme. E qui le arie sono poche, tutte con i pertichini: i personaggi non sono lasciati a sé stessi, c’è commistione, non hanno il tempo di isolarsi.
Pare un argomento da studiare a fondo.
La vocalità rossiniana è da studiare nella prospettiva della prassi esecutiva storica: le appoggiature sono di grande importanza. A seconda che Rossini usi dei melismi oppure il sillabato, noi capiamo che tipo di affetto vuole, soprattutto quando sono due a cantare insieme; nelle farse inserisce anche prestiti dall’opera seria, ad esempio il recitativo accompagnato, l’aria di forza. Per accompagnare i recitativi io richiedo anche il violoncello, secondo la prassi del basso continuo; per L’occasione fa il ladro avrei voluto anche il contrabbasso, ma ho dovuto rinunciare per lo spazio ridotto.

C’è un’altra caratteristica della musica di Rossini che ritiene fondamentale?
È senz’altro l’agogica. È molto importante il rispetto assoluto delle agogiche.
Vogliamo approfondire questo aspetto?
Rossini modificava spesso l’andamento del tempo, ma alle differenze nell’agogica non si dà mai abbastanza importanza. Nell’interpretare Rossini secondo la tradizione, si tende sempre a estremizzare: l’Andante è lento, l’Allegro velocissimo. In realtà, Andante e Allegro sono molto vicini. Rossini non scrive quello che all’epoca rientrava nella prassi, ma nota con precisione tutte le variazioni di tempo che lui vuole, è iperlogico, ipermatematico. Un esempio ne è il finale del Barbiere, un finale a catena. Rossini ha molti tipi diversi di Allegro e di Andante, a seconda dell’affetto e quando vuole un cambio di tempo, lo scrive sempre, con precisione. Nella Cambiale di Matrimonio l’Allegro sfocia in Presto, nel Turco in Italia in Prestissimo. Per Rossini la musica talvolta commenta, talvolta è anticipazione dei sentimenti. Prima arriva l’immagine, poi il sentire psicologico.





