Altrifestival, Teatro lirico — 15/08/2026 at 18:36

Ritorna al ROF “La scala di seta”, con la regia vincente di Damiano Michieletto

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RUMOR(S)CENA – PESARO – Con un esito appagante anche se non superlativo, con episodi davvero brillanti è andata in scena al Teatro Rossini La scala di seta, la prima delle farse rossiniane composte nel 1812 per il Teatro Giustiniani in San Moisè di Venezia, successiva a L’inganno felice. Il ruolo di “buffo” trova in Enrico Iviglia un interprete adeguato, un tutore stizzoso piuttosto che autoritario, il cui carattere è caricato in direzione del grottesco; Hasmik Torosyan, soprano leggero ampiamente affermato, padroneggia agevolmente, in scioltezza ed espressività la parte di Giulia, perfettamente nel suo ambiente tra gorgheggi e affetti, al netto di un’intonazione non assoluta nel primo duetto con Germano.

crediti foto Amati Bacciardi

Il baritono Paolo Bordogna è una garanzia di ferrata esperienza nei ruoli buffi e,nei panni di Germano, inconsapevole “motore immobile” dell’azione, è l’unico elemento della compagnia presente anche nell’edizione 2009 dello stesso titolo (nello stesso teatro, con la stessa regia): per molti un gradito déja vu di comprovata bravura. Dorvil, lo sposo segreto di Giulia, ha il timbro tenorile, chiarissimo, di Alasdair Kent, che tende a evidenziare quasi esclusivamente il registro acuto; pienamente centrata la Lucilla di Mara Gaudenzi, conforme all’originale francese dove è la coquette di casa (sorella della più seria Giulia) piuttosto che al libretto del Foppa (dove è cugina), che fa bella coppia con lo spaccone Blansac, interpretato da Iurii Samoilov, prestante nel canto e nella figura, esilarante in un corteggiamento piuttosto osé.

crediti foto Amati Bacciardi

La farsa è davvero spumeggiante, regia e scenografie sono ottimali, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna padroneggia la partitura senza alcun problema (se non quello dello spazio fisico); il direttore Iván López-Reynoso è perfetto nella sinfonia (la meglio riuscita tra quelle giovanili di Rossini), in seguito un po’ troppo concentrato sull’orchestra e meno sul palcoscenico, dove invece la compagnia avrebbe tratto beneficio da una presenza più costante e autorevole. Il soggetto è tratto dalla commedia francese L’échelle de soie di François A. E. Planard, musicata da Pierre Gaveaux come opéra-comique; il libretto è poco più che una traduzione dal francese, pertanto La scala di seta, analogamente all’opera francese, fa recitare degli stereotipi piuttosto che caratteri dotati di personalità. È paradigmatico l’allestimento di questo titolo per il ROF 2009 (e ripreso quest’anno), quando il regista Damiano Michieletto ha dovuto affrontare un problema non da poco, difficile da risolvere soprattutto nel Teatro Rossini, bellissimo ma non propriamente grande.

crediti foto Amati Bacciardi

Vi era la necessità di offrire una visione di interno e di esterno contestualmente, poiché l’oggetto del titolo va calato da una finestra per consentire l’accesso en cachette di due dei personaggi; inoltre, l’intricato svolgimento prescrive che vi siano presenze in contemporanea ma in locali differenti, nascoste oppure palesi in un gioco di spionaggio reciproco, per cui dei cambi di scena efficaci e in tempo utile non sarebbero praticabili. A questo punto si è presentata un’idea fuori dagli schemi: facendo riferimento alla moderna progettazione d’interni, l’appartamento è stato realizzato come planimetria disegnata sul pavimento, dove i personaggi si spostano da un vano all’altro senza che vi siano porte e pareti. E siccome una pianta va vista dall’alto, uno specchio obliquo dà modo alla sala di vedere l’effettiva collocazione di ciascuno nell’appartamento: l’ascolto è frontale ma la visione è dall’alto. Per La scala di seta 2026 un buon successo di pubblico, tributato equamente con vigorosi applausi e acclamazioni a cantanti, orchestra e regia.

crediti foto Amati Bacciardi

Rossini Opera Festival 2026La scala di seta

Farsa comica di Giuseppe Foppa, musica di Gioachino Rossini Enrico Iviglia (Dormont), Hasmik Torosyan (Giulia), Mara Gaudenzi (Lucilla), Alasdair Kent (Dorvil), Iurii Samoilov (Blansac), Paolo Bordogna (Germano). Orchestra del Teatro Comunale di Bologna – Iván López-Reynoso direttore. Regia di Damiano Michieletto, scene e costumi di Paolo Fantin, luci di Alessandro Carletti.

Visto al Teatro Rossini di Pesaro il 13 agosto 2026.

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