RUMOR(S)CENA- ROMA- Un coraggioso acquisto dei diritti ha permesso al pubblico italiano di vedere al Teatro Manzoni di Roma, un testo top che ha lasciato un’impronta importante nella scena di Broadway nel già lontano 2019, quando una coppia di chiara fama cinematografica, composta da Hugh Jackman e Daniel Craig (già 007) si cimentò nel duro di A steady rain, titolo mantenuto dall’originale e che può essere agevolmente tradotto con Pioggia infernale. In effetti i rumori di scena martellano dall’inizio alla fine la simulazione di un temporale appena accennato, a intersecarsi con una scenografia buia, dura e spettrale, omogenea agli umori acri sviluppati dai dialoghi e dalle rievocazioni della coppia, un continuo andare e venire nella cronologia con il capolinea poggiato sul presente solo nel finale. Quindici anni fa la rivista Time lo inserì al secondo posto nella sua personale classifica degli spettacoli più riusciti dell’anno, testimonianza della tenuta in cartellone per ben 12 settimane.

È un testo di ben ruvida durezza riportando le atmosfere pulp degli eccessi della polizia americana, sempre pronta a tirar fuori la pistola per un minimo accenno di pericolo. L’affabulazione a doppio spessore nel racconto dei due protagonisti documenta una realtà divergente il cui aspetto comune è la descrizione di inseguimenti, serial killer, sparatorie, corruzione, sesso, del mondo delle prostitute. Un sacco di ingredienti miscelati da Keith Huff che, non a caso, è anche l’autore di The House of cards, dunque attento alla resa commerciale del suo plot. Dunque anche lo scenario dell’attività di due poliziotti può assumere connotati da tragedia greca, pur illustrando la realtà metropolitana di un grande tessuto urbano americano. La parabola descrive l’amicizia, destinata a interrompersi, tra i due amici poliziotti, costituzionalmente molto diversi tra loro, ma che fanno comune pattuglia. Il primo, single e introverso, è cinico, frequenta assiduamente l’alcol e si scoprirà sempre meno segretamente innamorato della moglie del suoi amico; il secondo è più violento ed estroverso, tradisce la moglie con una donna di strada e rivela un forte stigma razziale.

Sarà una semplice chiamata in servizio, che rasenta l’ordinaria amministrazione, a mettere il moto il caos, la catarsi e lo sviluppo drammaturgico, La verità è veramente una sola o è un mix della versione dei due interpreti o, ancora di più, è qualcosa di diverso nella confusione della jungla urbana americana. Un ritmo vorticoso lascia allo spettatore il compito di districare i nodi nella percezione che gli arrivano dagli umori grevi del palcoscenico Mentre la pioggia continua a martellare i fatti raccontati, c’è da chiedersi se esista un senso nella violenza ma, più in generale, nella vita e se il poliziotto non sia un essere ancora più fragile dei cittadini su cui chiamato a vigilare. C’è un omicidio che poteva essere evitato sulla coscienza dei due protagonisti, uno scacco morale che li mette in crisi. Il tradimento familiare è ovviamente un altro fattore che separa i due. L’inusitata violenza descritta a suo tempo sulle scena teatrale americana figurarsi se può lasciare indifferente la più dimensionata attualità del teatro italiano.
C’è la volontà di colpire, di creare un caso e la messinscena riesce sicuramente nell’intento. Grande responsabilità grava sugli attori che assecondano i propositi dell’autore e della fedele versione di Fernando Ceriani che non banalizza e non esemplifica l’originale in uno sforzo di fedeltà assoluta. La città immaginata nel’ambientazione originale è Chicago e tale rimane nella versione italiana. Si percepisce un degrado di fronte al quale c’è un relativo argine.
A STEADY RAIN, Pioggia infernale di Keith Huff, traduzione Giorgio Lupano, allestimento scenico e regia Fernando Ceriani, con Giorgio Lupano e Gianluca Gobbi, musiche Aleph Viola, creazioni video Cristian Taraborrelli, disegno luci Francesco Traverso, costruzione elementi scenici LT costruzioni, assistente alla regia Claudia Grassi.
Visto al Teatro Manzoni di Roma il 15 gennaio 2026.





