AlterNative: sguardi dal mondo. Frammenti dalla Biennale Teatro 2026

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RUMOR(S)CENA – BIENNALE TEATRO – VENEZIA- Un crocevia di universi e civiltà, di tecniche e di poetiche lontane tra loro che si incrociano e si influenzano a vicenda: mantiene le promesse del titolo AlterNative la Biennale Teatro 2026 accogliendo espressioni artistiche dall’Asia all’Africa, dall’Europa ai suoi antipodi in Nuova Zelanda.

Fedele al principio della commistione, il direttore artistico Willem Dafoe ha affidato l’apertura al giovane Mario Banushi (classe 1998), Leone d’argento di questo 54° Festival Internazionale del Teatro, capace di ibridare le espressioni culturali dell’Albania, dove è cresciuto fino ai sei anni, con quelle della Grecia, dove è nato e dove vive e si è affermato come regista.

Banushi ha presentato al Festival Romance familiare, la trilogia che ha segnato la sua nascita e la sua crescita artistica. I tre capitoli Ragada, Good Bye Lindita, Taverna Miresia – Mario, Bella, Anastasia costituiscono un affresco intimistico e insieme di respiro universale nel proiettare le esperienze autobiografiche dell’autore in una dimensione che trascende il singolo per parlare dell’essere umano. Riti e tradizioni ancestrali radicate nella cultura albanese e suggestioni dal mondo greco si fondono in performance dove la parola è per lo più assente e sono i movimenti e la postura degli attori, l’intensità espressiva dei loro corpi e dei loro sguardi a creare la comunicazione con il pubblico.

Come in Good Bye Lindita, che abbiamo visto alle Tese dell’Arsenale, dove i gesti della quotidianità, rassettare il letto, piegare i panni, passare l’aspirapolvere, si fanno rito e si caricano di senso. Le musiche originali e il design sonoro di Emmanouel Rovithis dilatano ed esaltano il significato di ciò che accade sotto i nostri occhi. Al centro, il tema della morte e del lutto. A fare da perno, il cadavere nudo di una giovane donna, intorno al quale si coagula il dolore della famiglia. Ma quel dolore si fa simbolo collettivo della sofferenza del distacco da chi amiamo, amara esperienza che riguarda noi tutti senza eccezioni. Uno spettacolo poetico e toccante.

AVZ MARIO BANUSHI Romance Familiare Capitolo 2 GOODBYE LINDITA

Sguardo partecipe e condivisione alimentano anche il concerto-spettacolo Cries, rivolto a tutti coloro che hanno dovuto abbandonare la propria terra per abbracciare un destino di schiavitù ed emarginazione, intriso di nostalgia e sofferenza. Christos Stergioglou, regista e attore greco di teatro e di cinema, per la prima volta in Italia, presta la sua voce alle grida degli immigrati di ieri e di oggi, perché nulla è cambiato nel corso dei secoli. Per questo percepiamo la forza di parole come quelle che Euripide nelle Troiane (415 a.C.) fa pronunciare ad Ecuba destinata all’esilio e alla schiavitù, inerme di fronte alla sua città in fiamme, distrutta per mano dei Greci. Parole capaci ancora di stringerci il cuore in una morsa e renderci partecipi dell’angoscia inestinguibile di chi è condannato alla deportazione.

AVZ CHRISTOS STERGIOGLOU ALEX DRAKOS KTISTAKIS CRIES

Sono molte le voci poetiche che si alzano nello spazio mistico del Teatro Verde dell’Isola di San Giorgio, unite nella scrittura drammaturgica di Taxiarchis Deligiannis e Vasilis Tsiouvaras: dal pensiero del rifugiato di Giorgos Seferis a Brecht, Anagnostakis, Vrettakos, Warsan Shire. Voci che si fondonocon le musiche originali di Alexandros Drakos Ktistakis, sul palco con il suo ensemble: Alex Drakos Ktistakis (percussioni, elettronica, tastiere), Giorgos Georgiadis (basso), Yiannis Papadopoulos (pianoforte) Dimitris Tsakas (flauto, sassofono).

Sulla scena spoglia, al canto e alla performance di Christos Stergioglou, che nel finale testimonia stoicamente con la sua immobile nudità la forza di quelle grida, si affianca la presenza carismatica di un secondo magnifico interprete, il baritono Georgios Iatrou. Uno spettacolo concerto dove le parole e la musica dal vivo si fanno veicolo di immagini e pensieri lontani da ogni retorica per attraversare i corpi e l’anima degli spettatori, dando voce a chi voce non ha se non un grido di dolore. Produzione Festival di Atene ed Epidauro

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AVZ SATOSHI MIYAGI MUGEN NOH OTHELLO

E il grido di dolore di una vittima inerme, a cui si vuole restituire una voce, si leva anche dal palco del Teatro Piccolo Arsenalenella rilettura dell’Otello di Shakespeare proposta dal regista Satoshi Myiagi, allievo del maestro del teatrodi ricerca Tadashi Suzuki e suo erede alla guida dello Shizuoka Performing Arts Center. Il suo Mugen Noh Othello opera una contaminazione densa di suggestioni tra il teatro del Bardo e ilrituale del teatro Mugen-Noh giapponese dove i personaggi sono esseri soprannaturali, dèi o fantasmi, che parlano con gli uomini.

Protagonista di Otello qui diventa Desdemona, fantasma che racconta la propria morte ingiusta e crudele a un viaggiatore venuto da Venezia a Cipro. Il tradimento di Iago e la gelosia omicida di Otello sono lo sfondo da cui emana la vicenda di Desdemona, il suo essere donna senza difese, impossibilitata ad affermare la propria innocenza.   Secondo i canoni del teatro Noh, a dare voce al personaggio sono le parole e il canto di un coro formato da cinque uomini e quattro donne, accompagnato dalla musica percussiva di cinque suonatori. 

Colpisce la densità espressiva e il rigore formale, millimetrico, della performance che non è manifestazione di un gioco estetico ma trasmette sentimenti, passione, sofferenza: una geometria di gesti ipnotizzante esaltata dall’uso sapiente delle luci e dell’elemento sonoro. Destinata a rimanere nella memoria degli spettatori la rappresentazione dello strangolamento di Desdemona, che eterea nel suo bianco kimono, viene sopraffatta da una grande mano ricoperta da un nero guanto militare. È l’ultimo momento di una vita spenta dalla cieca violenza di un uomo.

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I fantasmi di Basile regia di Emma Dante

Fantasmi popolano anche lo spettacolo di Emma Dante, Leone d’Oro alla carriera di questa edizione del Festival, che ha presentato al pubblico I fantasmi di Basile, un collage di frammenti ricavati dalla trilogia ispirata a Lo cuntu de li cunti o Pentamerone dello scrittore napoletano Giambattista Basile (1566-1632) portata in scena con successo negli scorsi anni: La scortecataPupo di zuccheroRe Chicchinella. Le sculture sono di Cesare Inzerillo, le luci di Cristian Zucaro.

In successione, gli istrionici e versatili Carmine Maringola, Davide Mazzella e Simone Mazzella hanno dato vita alle due anziane donne protagoniste de La scortecata, una fiaba crudele sulle illusioni e gli inganni; e poi alla surreale vicenda del re Chicchinella tormentato dall’intrusione dentro il suo corpo di una gallina viva, che depone uova d’oro, ma della quale non riesce a liberarsi: una riflessione sull’avidità e sul potere. Chiude il trittico Pupo di zucchero con la malinconica e tenera solitudine di un uomo anziano che ogni 2 novembre, il giorno dedicato ai morti, ricorda i propri parenti scomparsi, alla cui memoria dedica dei pupi di zucchero, i dolci della tradizione siciliana preparati per onorare i defunti. Un amarcord, I fantasmi di Basile, accolto dagli spettatori con un caldo applauso a testimonianza del legame profondo e autentico che la regista siciliana ha saputo instaurare nel tempo.

SATOSHI MIYAGI

Mugen Noh Othello

Visto l’8 giugno 2026 al Teatro Piccolo Arsenale, Venezia

MARIO BANUSHI

Romance Familiare

Capitolo 2: Goodbye, Lindita

Visto l’8 giugno 2026 al Teatro alle Tese, Arsenale, Venezia

CHRISTOS STERGIOGLOU /ALEX DRAKOS KTISTAKIS

Cries

Visto il 9 giugno 2026 al Teatro Verde, Isola di San Giorgio, Venezia

EMMA DANTE

I fantasmi di Basile

Visto il 13 giugno 2026 al Teatro Piccolo Arsenale, Venezia

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