RUMOR(S)CENA- ROMA – Un evergreen del teatro brillante-comico, rivisitato con un’attrice diversa per Scusa sono in riunione… ti posso richiamare? l’intercalare retorico con cui si respingono le telefonate sgradite. Clizia Fornasier al posto di Vanessa Incontrada per un meccanismo perfettamente oleato da quattro anni di esperienze in giro per l’Italia. Gabriele Pignotta per il Teatro Manzoni di Roma è una solida garanzia di incassi e di successo in uno spettacolo collaudato che richiede la stessa perfetta tempistica di Rumori fuori scena e che si pone come una splapstick comedy per l’impegno fisico richiesto agli interpreti, in particolare alla strepitosa Siddharta Prestinari, nevrotica al centro di una macchinazione. Due ore e mezzo di trama complessa con sorpresa finale.

Un autore in crisi d’ispirazione ricorre a una risorsa estrema per tenersi a galla nel jet set mediatico (il riferimento a Mediaset non è peregrino) e tira in ballo cinicamente i quattro compagni di università per una finta morte, puntando, con telecamere nascoste, a veicolare il loro dolore in direzione spettacolare. Un Grande Fratello mortuario, spinto al limite dei sentimenti. Con il conforto dell’amica complice le suggerisce all’auricolare il tema del pianto, spinge il bottone sulla gaytudine, tasto politicamente scorretto, cerca di farli litigare creando quel conflitto che è necessaria miccia della contraddizione a teatro. Con questo innesco ovvio dire che le occasioni di risata sono innumerevoli. Risate di testa o di pancia e applausi di ammirazione per le contorsioni di Prestinari, goffa nell’interpretare i desideri del regista manipolatore, nello spingere i compagni davanti alle telecamere nascoste per le migliori inquadrature.

Ma qualcosa andrà storto, verrà scoperto e…Una funzionale scenografia mostra il deus ex machina nella sua cabina di regia mentre muove i fili della macchinazione. C’è compiacimento nel muovere generosamente questa macchina comica e forse il secondo tempo abbonda di un quarto d’ora d’eccesso considerando la lunghezza complessiva della commedia (due ore e mezzo). Il commento sonoro acconcio sottolinea equivoci e asseconda balli e nevrosi (ci sono anche i Village People). I diciotto giorni di prevista tenuta puntano sul sicuro. Evidente che il sotto testo alluda ai disagi di una generazione. Alle false promesse di un’amicizia supposta come eterna che poi si sgretola di fronte alle difficoltà della vita. La rappresentazione tocca tutti i punti di crisi della vita contemporanea dei quarantenni: la difficoltà di trovare l’anima gemella, la crisi del matrimonio, l’affidamento fideistico alla chirurgia estetica e alla macrobiotica.

Ma questo sfondo, che potrebbe anche essere banale, saccheggiato continuamente da cinema, teatro e letteratura, viene riscattato da una satira di costume graffiante se non profonda che allude al male non troppo oscuro della società contemporanea. Tutti i personaggi, un magnifico e assemblato quartetto, reggono il gioco. Sostiene Pignotta: “Questa generazione ne esce come quella di adorabili perdenti, pieni di fragilità, di insicurezze, di stress, di nevrosi, di patologie più o meno complicate a livello psicologico. Ma è proprio questa fragilità che li rende adorabili nella loro imperfezione. E quindi non puoi non volere bene a questi personaggi che in fondo sono proprio uno spaccato preciso e fedelissimo di ciascuno di noi. Ho voluto ironizzare su una generazione che forse è anche un po’ più estesa di quella soglia anagrafica”. Missione perfettamente riuscita. L’accostamento a Neil Simon non è velleitario.
Scusa sono in riunione…ti posso richiamare? Una commedia scritta e diretta da Gabriele Pignotta, con Gabriele Pignotta, Clizia Fornasier, Fabio Avaro, Siddharta Prestinari, Nick Nicolosi. Scene di Walter Azzini, luci di Pietro Sperduti, musiche di Stefano Switala. Produzione Artisti Associati- Centro di Produzione teatrale.
Visto al Teatro Manzoni di Roma il 7 maggio 2026





