RUMOR(S)CENA – MILANO – Di Claudio Facchinelli si può sgranare una lunga, vivacissima ed eclettica biografia intellettuale, oppure si può raccontare di come, scomparendo nell’aprile del 2025, ha ispirato la moglie, Rosana Rosatti, ed un circolo di amici, suoi e del teatro, a buttarsi, senza risparmiare energie intellettuali e vieppiù fisiche e tempo e denaro, nel progetto “Premio Claudio Facchinelli per la nuova drammaturgia”, per incoraggiare, con un bando ed un riconoscimento, meritevoli, inediti testi. La premiazione si è conclusa con grande presenza di pubblico il 31 marzo scorso, al Teatro Franco Parenti.

Andrée Ruth Shammah, direttrice del teatro e amica di sempre di Claudio e Rosana, ha voluto dare il benvenuto: un breve, schietto discorso su “quello che resta” sia per l’importanza di azioni concrete per l’incoraggiamento delle produzioni d’arte, a maggior ragione se si rivolgono alla Scuola, sia perché qualcosa che davvero può sopravvivere alle persone scomparse sono le iniziative compiute. Intitolare loro grandi o piccole imprese sociali ne fa il miglior e più duraturo ritratto. La serata ha dato ragione a Shammah.

Alberto Oliva ha cadenzato l’avvicendarsi della scaletta, non senza il trasporto di un vero amico. Sodali di Claudio Facchinelli erano tutti i membri della giuria, suoi amici affezionati e tutti gli attori che si sono prestati a brevi interventi recitati ed alle letture sceniche delle drammaturgie premiate; primo fra tutti Tindaro Granata che, memore e riconoscente dello sprone ricevuto da Claudio e Rosana, dal suo debutto emozionato e per tutta la sua originale carriera fino ad oggi, ha accolto l’affettuosa investitura ad ambasciatore del Premio. Meraviglioso il suo intervento in cui recita Lu pisce spada di Modugno. Dalla regia (improntata con Oliva),
Ivan Bert, musicista, compositore, e performing arts designer, ha reso ogni cosa possibile e speciale per il pubblico, di rimando, pronto e coinvolto; dunque l’alternarsi di contributi video, pezzi recitati dal vivo e, soprattutto, le letture sceniche di stralci delle tre drammaturgie vincitrici. A interpretare i tre testi si sono prestati gli attori della compagnia Alma Rosè (Manuel Ferreira, Annabella Di Costanzo, Elena Lolli), Rossella Rapisarda, Dario De Luca, Mario Sala, Fabio Zulli e un amatoriale ma convincente Lorenzo Puggelli. A giudicare da queste brevi incursioni, certamente anche per la verve della compagnia eterogenea ma affiatata, le pièce si sono annunciate come prossimi eccellenti spettacoli. Tant’è che per la rosa di tre sono stati assegnati, inaspettatamente, due premi ex aequo e una menzione speciale.
A prendere questa decisione generosa e sostenuta, tra l’altro, dall’entusiasmo della sala, sono stati, dopo una selezione tra oltre cinquanta testi, Loredana Perissinotto e Monica Brindicci per AGITA, Valeria Moretti (autrice teatrale), Alberto Oliva (regista) e Monica Gattini Bernabò (manager teatrale). Viste tutte le premesse, a chiosa di questa cronaca e com’è necessario e giusto, ecco riportate in breve le sinossi, le biografie degli autori vincitori e le motivazioni delle assegnazioni:
La scelta
Durante un’occupazione scolastica un incendio distrugge una cattedra e il preside impone agli studenti una scelta crudele: espellere il presunto responsabile oppure accettare di perdere tutti un punto di media. I ragazzi discutono e votano, trasformando la decisione in un processo morale tra interesse individuale e solidarietà. Nel finale la scelta passa al pubblico.
Alessandro Marano (Roma, 1982) è regista teatrale e cinematografico, attore e docente. Diplomato al Teatro Azione e all’Accademia del Cinema Renoir, ha diretto spettacoli e cortometraggi premiati in festival nazionali e internazionali.
Roberto Repele (Priverno, 1984) è attore, autore e pedagogo teatrale. Formatosi al Teatro Azione di Roma, ha lavorato con diversi registi e approfondito drammaturgia e pedagogia teatrale. Conduce laboratori e progetti educativi e interculturali in Italia e all’estero.
Il testo La Scelta affronta il tema della responsabilità individuale e collettiva all’interno di un contesto scolastico che diventa micro-spaccato della complessità contemporanea. Attraverso una struttura fortemente corale, che riunisce un gruppo di studenti chiamati a confrontarsi su una decisione difficile, l’opera mette in scena il dilemma della scelta e le dinamiche relazionali che attraversano il gruppo. La varietà dei personaggi e l’esercizio dei diversi punti di vista offrono un terreno ricco per il lavoro d’ensemble e per la costruzione di molteplici spazi interpretativi. La scrittura teatrale, dal ritmo sostenuto e con echi brechtiani, conduce verso un finale aperto che affida al pubblico la responsabilità della decisione. Ne emerge un testo dal forte potenziale teatrale e pedagogico, capace di interrogare giovani interpreti e spettatori sul significato delle proprie scelte e sul rapporto tra individuo e comunità.

Il coraggio di essere noi
In una sola notte, tra una festa, chat e un incidente, le vite di un gruppo di adolescenti si intrecciano rivelando paure, fragilità e il bisogno profondo di essere visti e compresi. I ragazzi affrontano le proprie emozioni personificate – Ansia, Rabbia, Gelosia, Amore – trasformando la festa in un campo di prova morale. Un incidente finale costringe tutti a fermarsi.
Roberta Mandelli (1982) è attrice, regista e formatrice teatrale. Formata tra Milano e Berlino, ha collaborato con diverse compagnie e teatri. Con la Compagnia degli Equilibristi ha diretto spettacoli premiati come I Mangiatori di Luce. Conduce laboratori di recitazione, dizione e public speaking.
Il testo Il coraggio di essere noi si distingue per la forte dimensione corale dell’impianto drammaturgico, che permette a numerosi personaggi di emergere con pari dignità scenica e valorizza il lavoro d’ensemble. Attraverso il confronto tra universi giovanili diversi e il rapporto spesso complesso con il mondo adulto, l’opera affronta con sensibilità i nodi centrali dell’adolescenza: la costruzione dell’identità, la fragilità emotiva, la pressione sociale e il bisogno di riconoscimento. La scrittura, diretta ed efficace, dà voce ai conflitti interiori dei ragazzi senza giudicarli, alternando momenti collettivi e passaggi più intimi che restituiscono la complessità dell’esperienza giovanile. L’uso di emozioni e sentimenti come chiavi narrative – ansia, rabbia, timidezza, amicizia – contribuisce a costruire un dispositivo teatrale capace di trasformare vissuti personali in materia scenica condivisa. Ne emerge un testo dal forte potenziale teatrale e pedagogico, che invita a riflettere sul valore dell’ascolto e del dialogo in una fase della vita segnata dal difficile percorso di crescita.

Ragazzi perduti
Nel grottesco reparto di malattie genetiche rare di un ospedale di Londra, convivono tre ragazzi: uno non cresce, uno invecchia troppo in fretta, l’altro vive grazie a trapianti che lo fanno sentire ricostruito pezzo dopo pezzo. Tra il dottor Hook, medico visionario, e l’infermiera Wendy, dolce e inquietante, l’arrivo della ribelle Alice porta un inatteso soffio di libertà.
Domenico Loddo (Reggio Calabria, 1970) è autore e drammaturgo. Formatosi al Laboratorio di Scrittura di Roma con docenti come Cerami e Cotroneo, ha scritto racconti e testi teatrali. Ha pubblicato Esercizi materiali e Stupor Stupri e ha vinto il Premio Rhegium Julii 2021 e il “Mezz’ora di Post-It” 2022.
Il testo Ragazzi Perduti affronta il tema della malattia e della fragilità umana attraverso uno sguardo originale che intreccia ironia, paradosso e tenerezza. Ambientato tra giovani e giovanissimi costretti a confrontarsi con una condizione di precarietà estrema, il testo mette in luce come il dialogo e la solidarietà possano diventare strumenti per superare solitudine e paura. L’invenzione drammaturgica, costruita su situazioni grottesche e talvolta stranianti, consente di osservare con distanza critica questioni profonde legate alla crescita, al senso della vita e al bisogno di trovare il proprio posto nel mondo. L’ironia diventa così un dispositivo teatrale efficace per parlare di fragilità senza cadere nel moralismo o nella retorica. Superando ipocrisie pubblicitarie e suggestioni collettive sul benessera e la felicità, simette a fuoco poeticamente l’umana, irresistibile voglia di vivire.
Su preghiera di Rosana Rosatti Facchinelli si ringraziano una volta di più Andrée Ruth Shammah per la sua grande generosità e disponibilità che ha permesso la realizzazione della serata; AGITA per aver promosso e organizzato il Premio Claudio Facchinelli; i componenti della giuria che hanno compiuto un profondo e accurato lavoro di selezione; tutti gli amici attori e artisti che hanno accolto con entusiasmo l’invito e contribuito con la loro arte alla realizzazione della serata.
Per ulteriori informazioni sul Premio Claudio Facchinelli alla nuova drammaturgia per la scuola superiore, scrivere a Olga Orlandi all’account
premioclaudiofacchinelli@gmail.com





