RUMOR(S)CENA – GRAN PILASTRO – (Alto Adige) – Trekking della Sezione CAI di Laives al Rifugio Gran Pilastro/Hochfeilerhütte (2710 m) – Alpi di Zillertal e ascesa al Gran Pilastro/Hochfeiler (3510 m), la vetta è posta sul confine tra Italia ed Austria tra l’Alto Adige/Südtirol ed il Tirolo austriaco e risulta essere la cima più elevata delle Alpi di Zillertal. Un’escursione a cui hanno partecipato 15 tra accompagnatori e soci iscritti alle sezioni di Laives, Egna e Bolzano. Organizzata da Alberto e Stefano il trekking si è svolto all’insegna del piacere di stare insieme per condividere la bellezza del paesaggio, la convivenza in rifugio, la socializzazione che è il fondamento principale del CAI. Il panorama che si è palesato agli occhi dei partecipanti ha estasiato tutti, consapevoli di raggiungere dopo una lunga marcia un luogo in cui la natura imponente delle vette suscita emozioni irrepetibili. Partiti dalla valle ci si è immersi dapprima nel verdeggiante bosco di conifere per poi incamminarsi su un sentiero che attraversava la dorsale della montagna tra prati e zone rocciose molto aspre come è tipico in alta quota. Un dislivello importante di mille metri affrontato da tutti con determinazione e allenamento. Guidati dagli accompagnatori la vista sempre più mozzafiato si è conclusa nella prima giornata al rifugio dove ci si è riposati e rifocillati per recuperare le energie consumate. Tra l’allegria di tutti. Il gioco delle carte è uno dei momenti più conviviali che si possano vivere in montagna, il desiderio di conoscersi meglio, scambiarsi esperienze e i racconti di escursioni vissute in passato, sono fattori determinanti per unire il gruppo. Non esistono differenze né ruoli. La montagna ha il merito di unire tutti senza divisioni di sorta. Uomini e donne, giovani adolescenti, di età differenti diventano un corpo unico nel condividere fatica e piacere. L’ascesa alla cima nel secondo giorno ha entusiasmato tutti consci di arrivare ad una vetta di ben 3510 metri. L’emozione di aver visto al pascolo un gruppo di stambecchi intenti a brucare l’erba, per nulla intimoriti dalla presenza di esseri umani, come se la presenza degli uomini e delle donne fosse ormai scontata. O l’udire del suono emesso dalle marmotte sentinelle che emettono un suono acuto assomigliante a un fischio o a uno strillo. In realtà non è un fischio prodotto con le labbra, ma un forte grido emesso dalla laringe a bocca aperta per segnalare un pericolo e avvisare il resto della colonia. Un singolo fischio indica una minaccia dall’alto, come un rapace. Una serie di fischi ravvicinati segnala un pericolo terrestre, come una volpe, un cane o un umano. Chi ha partecipato ha vissuto un’esperienza indimenticabile che nelle immagini rievocano quanto è stato emozionante partecipare.




































