Recensioni — 06/04/2026 at 19:31

Il teatro di Emma Dante si fa corpo fisico e crea Re Chicchinella

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RUMOR(S)CENA – BOLZANO – È un teatro corporeo e carnale, caratterizzato da una fisicità elevata all’ennesima potenza: Emma Dante sa sempre crearlo nello spazio metafisico del palcoscenico. Un luogo apparentemente vuoto, racchiuso solo da quinte nere che circoscrivono l’azione scenica, privo di scenografie quanto denso e materico. La sua straordinaria poetica artistica le permette di popolarlo di storie fiabesche quanto trasfigurate, per poi farle apparire e, insieme, nobilitarle, come accade quando l’arte riesce a trasformarle.

crediti foto Masiar Pasquali

Nel suo teatro, il corpo non è solo uno strumento espressivo ma diventa esso stesso protagonista assoluto. Un talento che solo poche artiste e artisti della scena possiedono. La regista plasma la fiaba de “Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille”, una raccolta di novelle in lingua napoletana dell’autore Giambattista Basile scritta nel 1634, per adattarla sulle scene con il suo “Re Chicchinella” (ultimo titolo della trilogia dopo La Scortecata e Pupo di zucchero).  Emma Dante crea uno strepitoso carillon in cui la Compagnia, straordinari performer artistici ecclettici, si cimentano in una vorticosa danza in grado di rimandare ai fasti di una decadente corte reale. Regnanti e cortigiani la cui vita era improntata ad una vita di godimento. 

crediti Masiar Pasquali

La storia di “Re Chicchinella” si palesa con una scena evocativa: un drappello di corpi emergono dal nero, dalle sembianze di galline antropomorfiche, pigolanti che chiocciano per apparire e sparire, avanzare e arretrare al fine di lasciare lo spazio assoluto al re, il quale si cela sotto una sorta di gonna gigantesca che si espande e si richiude a fisarmonica. La indossa Carmine Maringola, protagonista assoluto, dotato di una fisicità intensa nell’interpretare un re tormentato dalla sua condizione, costretto suo malgrado nel dover ospitare nelle viscere una gallina capace di espellere uova d’oro.  Ostinato e caparbio nel digiunare al fine di non accontentare la corte avida dell’uovo d’oro da lui espulso. Una metafora capace di raccontare una nobiltà decadente e un popolo reso povero e affamato. Emma Dante asseconda perfettamente la matrice favolistica tradizionale, capace meglio di qualunque altro teatro, di raccontare la vita reale.

Lo sguardo dello spettatore viene rapito emotivamente da una vorticosa sarabanda dove la gestualità carnale delle attrici e attori, guidate e guidati dalla sapienza scenica di Emma Dante.  

crediti foto Masiar Pasquali

Il clima onirico è caratterizzato dal tema della morte e del dolore, quasi fossero condizioni speculari quanto imprescindibili, anche per un regale sovrano come Re Carlo III d’Angiò, re di Sicilia e di Napoli, principe di Giugliano, conte d’Orleans, visconte d’Avignon e di Forcalquier, principe di Portici Bellavista, re d’Albania, principe di Valenzia e re titolare di Costantinopoli. Un re malato la cui infausta sorte è segnata da chi li sta intorno: famigliari, cortigiane e cortigiani, cerusici, tutti bramosi solo di arricchirsi del fatidico uovo d’oro che esce dal suo regale deretano. Un essere umano e una gallina dentro il suo corpo ma che si scoprirà poi essere l’uno e l’altra indistintamente in un unico essere vivente.

crediti fotom Masiar Pasquali

L’azione scenica, dettata da una sincronia curata nei minimi particolari, in grado di suggestionare il pubblico come oramai accade raramente a teatro.  Una perfetta sintesi dispensativa di una gamma di registri ironici di grande effetto. La scelta delle musiche sono esse stesse linguaggio drammaturgico a supporto dello spettacolo, capaci di dialogare con la parte attoriale. Emma Dante sceglie La passacaglia di Franco Battiato, una passacaglia di anonimo, brani di Domenico Scarlatti e la celebre aria Lascia ch’ e io pianga per soprano presente nell’opera Rinaldo composta da Georg Friedrich Händel

Le scene si susseguono con un’accelerazione dinamica sbalorditiva, grazie all’impegno profuso di Angelica Bifano, Viola Carinci, Davide Celona, Roberto Galbo, Enrico Lodovisi, Yannick Lomboto, Carmine Maringola, Davide Mazzella, Simone Mazzella, Annamaria Palomba, Samuel Salamone, Stephanie Taillandier e Marta Zollet.

crediti foto Masiar Pasquali

Danzano, recitano, mimano esilaranti pantomime come marionette sinuose e flessibili, danno vita a scene capaci di suscitare ammirazione quanto divertimento puro: la tragicità della storia originale di Basile trova in Emma Dante una rivisitazione colta e in grado di alleggerire la tragicità ai fini di una godibilissima versione dall’esito finale strepitoso e lungamente applaudito.

crediti foto Masiar Pasquali

Il trailer di RE CHICCHINELLA

https://drive.google.com/drive/folders/1kaJbU6N3uxJINvi9juSW53sOsJSyeI2x

libero adattamento da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
scritto e diretto da Emma Dante
elementi scenici e costumi di Emma Dante
luci Cristian Zucaro
assistente ai costumi Sabrina Vicari
con (o.a.) Angelica Bifano, Viola Carinci, Davide Celona, Roberto Galbo, Enrico Lodovisi, Yannick Lomboto, Carmine Maringola, Davide Mazzella, Simone Mazzella, Annamaria Palomba, Samuel Salamone, Stephanie Taillandier, Marta Zollet
e con la partecipazione di Odette Lodovisi

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, TSV – Teatro Nazionale, Carnezzeria, Les Célestins Théâtre de Lyon, Châteauvallon-Liberté Scène Nationale, Cité du Théâtre – Domaine d’O – Montpellier / Printemps des Comédiens

Visto al Teatro Comunale di Bolzano il 29 marzo 2026

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