Recensioni — 04/11/2025 at 15:11

Il lutto si addice a Elettra: uno spietato gioco di reciproca violenza

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RUMOR(S)CENA – GENOVA – Alla saga degli Atridi raccontata da Eschilo nell’Orestea Davide Livermore si era già accostato nel realizzare l’intera trilogia per il teatro greco di Siracusa (2021-2022) avvicinando a noi il mito in termini temporali e soprattutto concettuali. Rappresenta dunque un ulteriore approfondimento del mito la scelta di portare sulla scena Il lutto si addice a Elettra, che di quella trilogia è tra le riscritture novecentesche più dense di significati. L’opera che Eugene O’Neill scrisse nel 1931, ambientandola in America negli anni posteriori alla Guerra di Secessione, viene da Livermore traslata nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale senza tuttavia cambiare i riferimenti storici dell’originale. Di fatto nelle guerre mutano i protagonisti ma la sostanza dei conflitti si itera nel tempo tra inutilità, ferocia e destabilizzazione che a cascata si riverberano dal pubblico al privato.

IL LUTTO SI ADDICE ad ELETTRA Linda Gennari e Marco Foschi crediti foto Federico Pitto

Nel quadro di un ambiente borghese, il regista, prendendo le mosse dalla visione di O’Neill, affonda con decisione la lama interpretativa nella sfera psicoanalitica dei personaggi sottolineandone l’assunzione di responsabilità personale svincolata dalla dimensione divina della tragedia eschilea. Non c’è luce in fondo al tunnel della colpa, solo i fantasmi del rimorso e l’inquietudine insanabile generata dalla ineludibile presa di coscienza. Lo spietato gioco di reciproca violenza che si instaura tra i protagonisti è portato avanti da attrici e attori con sensibile credibilità. Sul palco, un superbo cast di interpreti: Elisabetta Pozzi (che era stata Lavinia Mannon nell’edizione diretta da Luca Ronconi nel 1997, accanto a Mariangela Melato nella parte di Christine Mannon), interpreta ora Christine affiancata da Linda Gennari (Lavinia). Con loro, Paolo Pierobon (Ezra Mannon), Marco Foschi (Orin Mannon), Aldo Ottobrino (Adam Brant), Davide Niccolini (Peter Niles), Carolina Rapillo (Hazel Niles).

IL LUTTO SI ADDICE ad ELETTRA Elisabetta Pozzi e Aldo Ottobrino crediti foto Federico Pitto

Nell’adattamento del testo, voluto dal regista sulla traduzione di Margherita Rubino, i 20 personaggi del dramma americano vengono ridotti a 7, asciugando così la vicenda e concentrandola sulle relazioni insane tra i componenti della famiglia Mannon, nelle cui mortifere spire rimangono impigliati i fratelli Niles. Anche la scenografia è essenziale, abitata da pochi arredi: una panchina e un lampione per l’esterno, un paio poltrone e un mobile per il salotto, un grande letto per la camera dove si consuma l’omicidio di Erza, una bara con a fianco la bandiera degli Stati Uniti per il compianto funebre e il patto di vendetta stretto tra fratello e sorella. È un ambiente geometrico, prospettico, sostanzialmente atemporale, in fondo al quale campeggia uno specchio dove si riflettono metaforicamente le pulsioni inconfessabili dei personaggi: odio e tradimento, adulterio e vendetta, colpa e infine espiazione. Le luci di Aldo Mantovani, che a tratti tingono di colori intensi le bianche pareti,connotano le mutazioni psichiche dei personaggi, svelando i loro pensieri reconditi in sintonia con le musiche elaborate da Daniele D’Angelo.

IL LUTTO SI ADDICE ad ELETTRA Paolo Pierobon crediti foto FedericoPitto

Il mazzo di rose rosso scuro che Christine stringe tra le mani al suo ingresso in scena, ritorna gravido di senso nel momento della sua disperazione per la perdita dell’amante e la caduta di ogni speranza in un futuro d’amore, e poi nel finale quando Lavinia, in una icastica metamorfosi, ha ormai assunto movenze e postura della madre suicida, con indosso i suoi stessi abiti (gli eleganti costumi anni ’50 sono creazione di Gianluca Falaschi). A Elisabetta Pozzi e a Linda Gennari va riconosciuto il merito di aver saputo lavorare in sintonia, traendo forza l’una dall’altra nel dare corpo al conflitto distruttivo che oppone madre e figlia e che sfocerà in tragedia. Intorno a loro, perno della vicenda, si muovono sincronicamente gli altri famigliari: Orin, l’instabile fratello interpretato da Marco Foschi con schizofrenica lacerazione tra amore e odio per madre e sorella; Esra, al quale Paolo Pierobon imprime un’intima sofferenza dettata dal bisogno di essere amato dalla moglie; Adam Brant di cui Aldo Ottobrino mette in luce la passione e insieme la fragilità generata dalla sua equivoca origine. Il quadro che ne deriva è tutto interiore: i singoli individui sono soli con sé stessi, incapaci ormai di alzare gli occhi al cielo per trarne sostegno.

Il lutto si addice a Elettra di Eugene O’Neill. Produzione Teatro Nazionale di Genova, in coproduzione con Centro Teatrale Bresciano. Regia Davide Livermore. Traduzione e adattamento Margherita Rubino
Ezra Mannon Paolo Pierobon
Christine Mannon Elisabetta Pozzi 
Lavinia Mannon Linda Gennari 
Orin Mannon Marco Foschi
Adam Brant Aldo Ottobrino 
Peter Niles Davide Niccolini
Hazel Niles Carolina Rapillo

Scene Davide Livermore . Costumi Gianluca Falaschi. Musiche Daniele D’Angelo. Luci Aldo Mantovani

Visto al Teatro Ivo Chiesa di Genova il 25 ottobre

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