Teatro, Teatrorecensione — 04/06/2015 13:54

Fibre Parallele, Beatitudine per sguardo e spirito

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CASTROVILLARI (Cosenza) – Il teatro per la polis. Altrimenti inutile, altrimenti esercizio di svago, intrattenimento. Che figurare su un palco fatti parole vizi e virtù dell’umana specie sia atto politico è cosa nota. Rappresentarli a regola d’arte è mestiere non di poco conto. Le Fibre Parallele del mestiere ne sono diventati maestri con la pratica. Per decenni di fare teatrale in lungo e largo per Italia e Europa. Dai bordi ai centri di cultura, dalle periferie all’agorà. Un talento naturale smusso e levigato con l’esperienza del palco. Ecco perché questo spettacolo appare l’ennesima perfezione dal punto di vista della fattura, dello sdoganare codici linguaggi costruzioni sceniche meccaniche fisiche partitura audiovisiva, ad arte. Una competenza maturata e in divenire. La perfezione sfumata dall’imperfetto della caratteristica principale del teatro: la vita. Gli attori sono vivi e contemporanei alla scena, presenti in un determinato e allo stesso tempo eterno presente, vivo è l’atto di rappresentazione.

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foto di Angelo Maggio

Persone mutate in attori e di ritorno in loro stesse, in un gioco di parti che assottiglia la parete divisoria invisibile. Gli episodi accadono come accadessero realmente, dai contorni sfuocati o amplificati dal trucco teatrale, dalla finzione. Tecnica e autenticità. Le geometrie registiche sono nette, definite, dal tratto drammatico essenziale, d’arte, immaginifico, iconografico. Ne risulta un realizzato funzionamento degli ingranaggi. La drammaturgia è parola per la scena, universale, udibile e penetrabile secondo l’indole e il soddisfacimento soggettivo di ognuno degli spettatori. Perché per gli spettatori si fa il teatro, colti o incolti che siano, e quando si è capaci di soddisfare l’uno e l’altro pubblico (critici e ‘profani’) non succede a caso.

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foto di Angelo Maggio

La Beatitudine porta la struttura di una storia qualunque, con gente comune (divenuti personaggi senza troppa caratterizzazione, verosimili), un plot narrativo in cui si rispecchia reciprocità di contenuti (la crisi dei rapporti affettivi figlio/madre, marito/moglie) e l’intreccio accostabile al garbuglio tra parti risolto dall’intervento medianico (il mago cosma e damiano). Cattivi odori di coppia, distonie familiari, dialoghi e monologhi brevi in proscenio: la scena verticale e orizzontale. Lo spazio e l’azione segni e pause di partitura. Il disegno luci di Vincent Longuemare didascalia silente, immaginifica, dimensione ovattata per indurre toni e approccio d’ambiente. Superba l’interpretazione attoriale: Lucia Zotti incarnante poesia nelle movenze, nelle nudità e nell’utilizzo di timbro e colore vocale. Licia Lanera conferma lo strabordante talento misto alla voracità di chi ha ancora fame senza essere sazia di riconoscimenti e acclamazioni. Un livello più in basso i due interreti maschili comunque all’altezza del ruolo cucitogli addosso. Il resoconto, emotivo, spettacolare, etico, politico veicola d’impatto dal palco alla platea attraverso il soddisfacimento sensoriale e audiovisivo. Gli appunti sul finale mancato e qualche di troppo qua e la sono l’ombra, il doppio, lo spettro, d’una immensa luce diffusa.

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foto di Angelo Maggio

 La Beatitudine

di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo

Drammaturgia Riccardo Spagnulo. Regia e spazio Licia Lanera. Con Mino Cataldo, Danilo Giuva, Licia Lanera, Riccardo Spagnulo, Lucia Zotti. Luci Vincent Longuemare. Costumi Luigi Spezzacatene. Ass.te alla regia Ilaria Martinelli

Prod. Festival delle Colline Torinesi – Co&MaSoc. Coop. Casting e management e il sostegno di Consorzio Teatri di Bari – Nuovo Teatro Abeliano

Visto in anteprima nazionale al Teatro Sybaris Castrovillari (CS) – Festival Primavera dei Teatri 30 maggio ’15

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