Co-Scienze — 04/01/2019 09:22

Fare buchi nei muri: don Zappolini un prete in trincea. Storie di presepi (anche a Rovereto) che fanno discutere

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RUMOR(S)CENA – PRESEPIO – PERIGNANO (Pisa) – In un piccolo paese: Perignano, alle porte di Pontedera in provincia di Pisa, un prete: don Armando Zappolini (sessant’anni, consacrato all’età di 24), combatte da lunghi anni battaglie civili e sociali di rilievo nazionale. Presidente di CNCA ovvero Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, si occupa di ludopatia e di infiltrazioni mafiose nel gioco d’azzardo (ne sono coinvolti fra 25 e 30 milioni di giocatori italiani); fondatore di Bhalobasa Onlus:Associazione di sostegno a distanza e progetti socio-sanitari in India, Uganda, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo in cooperazione e sviluppo. Don Zappolini, attuale presidente della Caritas di San Miniato- Pisa, dove risiede la diocesi della parrocchia il cui Vescovo è monsignor Andrea Migliavacca. Lavora da anni in LIBERA con don Ciotti e padre Alex Zanotelli, quest’ultimo ancora e da sempre impegnato nei quartieri disagiati di Napoli.
La traccia del percorso è chiara: don Milani, i fratelli Gesualdi (fra i bambini allievi di don Milani alla scuola di Barbiana) poi residenti nel Comune di San Giuliano Terme, situato tra Lucca e la Versilia alle porte della città di Pisa. Presente nel 2001 al coordinamento nazionale del G8 alla caserma Diaz di Genova, don Zappolini è prete di frontiera. Non alza muri ma prova a costruire ponti. Ne sono testimonianza i libri “Il chiodo fisso”; “Un prete secondo Francesco Contemplativo, sognatore e costruttore di ponti” per le Edizioni Paoline. Lo abbiamo intervistato dato lo “scandalo” provocato dal Presepe nel cassonetto, che ha allestito nella sua Chiesa a Perignano: un Presepe in Chiesa, che come tutti i preti cattolici allestiscono per grandi e piccini nelle proprie Parrocchie. Zappolini non è nuovo, peraltro a Presepi dove, per esempio, qualche anno fa aveva messo Gesù Bambino a guida di un caccia militare.

foto libro di Don Armando Zappolini (di repertorio)

 

 

Don Armando, lei sta lavorando da sempre per favorire l’inclusione sociale. Locale ed internazionale. In una fase in cui in Toscana le città di Cascina e di Pisa sono governate dalla Lega. Il suo Presepe nel cassonetto ha suscitato proteste. Non tanto nella sua Parrocchia ma molto a livello nazionale specie da parte del Ministro degli Interni Matteo Salvini e sui social.

Don Zappolini: “Sono per la Resistenza operativa, in Toscana e ovunque. Ho cinquemila amici su Facebook. Non stimo Salvini e non rispondo. Oltre a tutto quanto ho fondato a livello nazionale ed internazionale, c’è anche la Comunità di Usigliano che segue persone ex tossicodipendenti”.

Il suo impegno per gli “Ultimi” è un dato di fatto documentato. Lei è in prima linea adesso sul tema del razzismo, una emergenza sociale in Toscana e nel nostro Paese.

Don Zappolini: “Sono preoccupato per il razzismo dei fedeli che frequentano la Chiesa. Bisogna tornare alla lettura e alla pratica del Vangelo. Tornare alle parole non del cattolicesimo ma del Cristianesimo. Seguire gli insegnamenti di Papa Bergoglio. Che non a caso si è chiamato Francesco”.

Ci spostiamo dalla canonica, un piccolo spazio essenziale con bei soffitti affrescati, per entrare in Chiesa dove si era appena celebrata la Messa del sabato sera. La Chiesa è quella del Presepe allestito da don Zappolini, quello dello scandalo social del Gesù che nasce dentro un cassonetto, fra la spazzatura. Un Presepe degli scarti dove gli unici nella grotta sono gli animali, il bue e l’asino.

 

Padre, cosa vuole segnalare col suo Presepe?

Don Zappolini: “Voglio sensibilizzare come non servano i Muri, ma i Ponti. Costruire relazioni, aprirsi all’Altro. Adesso bisogna fare buchi nei Muri!”

In Chiesa molti curiosi e operatori da diverse zone toscane sono venuti per rendersi conto di persona del Presepe che tanto scandalo ha suscitato. Questo il Manifesto di don Armando appeso in Chiesa a corredo della sua iniziativa:

Volete cercare Gesù? Cercatelo nella spazzatura. Siamo abituati alla scena di Betlemme (…) la storia dei nostri giorni e le parole di Papa Francesco ci svegliano dal sonno e dalla indifferenza (…) Non c’è nessuna poesia, solo tanto dolore e solitudine e tanta amarezza! Parole e gesti di una cattiveria inaudita abbandonano per le strade poveri, bambini, migranti e alimentano sentimenti di odio e razzismo che contaminano perfino chi frequenta la chiesa (…) Dobbiamo avere il coraggio di fare il presepe dove Gesù ci aspetta, fra quegli scarti dell’umanità che da duemila anni sono la sua gente. A chi sale sulle ruspe e poi ci chiede di fare il presepe nelle scuole o di mettere i crocefissi nelle aule noi rispondiamo che il nostro presepio ce lo stanno distruggendo e calpestando proprio loro e che, se hanno mandato via tutti, nel loro presepe restano solo le bestie: un asino, un bue… e loro

 

E ancora altri manifesti in bacheca “Cascina: Il Comune dà i soldi ai rom per andarsene . E poi butta giù la baraccopoli.” Lodi: “Niente mensa per i bimbi di famiglie straniere: a scuola coi panini”. Crotone: “Decreto sicurezza 24 migranti cacciati dal centro di accoglienza e portati in stazione”. Modena: “Il bimbo è autistico, al compleanno si presenta un solo compagno”


 

ROVERETO – TRENTO – Tutto questo avviene in provincia di Pisa, mentre a Rovereto, in provincia di Trento, è comparso in una piazza della città un presepe alquanto insolito  dalle intenzioni più provocatorie che estetiche artistiche (senza contare la sensibilità dei credenti cattolici cristiani). Realizzato e allestito da Agostino Carollo ( vincitore di un bando comunale per eventi natalizi) da prima ha suscitato polemiche e reazioni sui media, occultato con un’azione plateale per protesta, danneggiato da vandali anonimi per essere poi ricollocato, e infine rimosso definitivamente dal Sindaco della città. Due manichini femminili utilizzati nelle vetrine di negozi per abbigliamento a rappresentare San Giuseppe (il cui corpo è dotato di seni femminili)  e Maria con al centro una culla per bambini. Visivamente di scarsa qualità se lo si guardava da un punto di vista artistico e/o creativo, ma in questo contesto la questione diventa ben più impegnativa: l’arte e le azioni che ne conseguono possono avere sempre una libertà incondizionata? Ogni performance creativa estetica viene sempre legittimata dal semplice fatto di poter essere rappresentata in pubblico? Un’installazione pensata all’aperto e non in un museo (dove l’accesso è vincolato da una scelta personale e a pagamento) che implicazioni può creare nella visione di chi la “subisce” senza poter decidere soggettivamente se accettarla o “rifiutarla”?

A Rovereto ha creato un malumore diffuso tra la popolazione e i giornali locali ne hanno parlato diffusamente (il problema più serio comunque è quello dei finanziamenti erogati per animare le feste natalizie) con tanto di lettere di protesta arrivate nelle redazioni. Tutto può essere opinabile e discutibile senza per questo dover invocare la censura preventiva (un’azione grave da evitare), ma è un dato di fatto che una maggiore scelta estetica artistica culturale, concordata e visionata sul nascere, avrebbe di fatto trascorrere un Natale più sereno ai cittadini di Rovereto e non solo.

R.R.

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