Cinema, Co-Scienze, Medicina — 18/03/2024 at 16:55

Matti da slegare, il film di Bellocchio, per ricordare la riforma di Franco Basaglia

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RUMOR(S)CENA – PIACENZA L’evento Cinema e Psichiatria, organizzato a Piacenza,  presso la sede di XNL , dedicata alle Arti visive, Centro d’arte contemporanea, cinema, teatro e musica, in collaborazione con  Fare Cinema, ha proposto la proiezione del docufilm Matti da slegare di Marco Bellocchio. XNL è luogo per fare Alta Formazione, con le Botteghe, in cui ospiti di chiara fama internazionale ruotano per condurre laboratori formativi con gli studenti, attori, sceneggiatori, registi, critici cinematografici, sotto la direzione artistica di Paola Pedrazzini. Nelle parole del nipote di Basaglia, la volontà di svolgere ed articolare in tante città italiane, nella ricorrenza dei festeggiamenti per il centenario dalla nascita di Franco Basaglia ( Venezia 11 marzo 1924- Venezia 29 agosto 1980), la proiezione centrale del film, insieme a Venezia, Bologna, Roma e Milano, patrocinata dall’Archivio Basaglia.

Marco Bellocchio foto di Mauro Del Papa (fonte Fare Cinema)

In questo ampio scenario di accadimenti, entra in vigore, il 13 maggio 1978, la Legge Basaglia, che sancisce la chiusura dei manicomi, riformando di fatto il sistema di cura per il disagio mentale e segnando una svolta nel campo dell’assistenza ai pazienti psichiatrici. Sono gli anni di piombo, quelli in Italia che definiscono un periodo storico compreso tra la fine degli anni 1960 e gli inizi degli anni 1980, in cui la dialettica politica produsse e accese violenze di piazza, lotta armata e terrorismo. La strage avvenuta il 1 marzo 1968 è l’inizio  del primo caso di scontro violento del movimento del sessantotto, a cui seguiranno nel 1978, per mano delle Brigate Rosse il sequestro Moro. Anche durante le Olimpiadi di Monaco di Baviera nel 1972, un commando di terroristi palestinesi appartenenti a Settembre  Nero, uccise due atleti israeliani e ne rapì altri nove, storia che si perpetua ancor oggi con la guerra in essere tra i due popoli.

Il periodo caratterizzato da violenze in piazza e organizzazioni di lotta armata, lascia spazio anche  e per fortuna in Italia ad importanti  traguardi in campo sociale, medico e dei diritti costituzionali. Nel 1975 ci fu la riforma del diritto di famiglia, con la quale venne sancita la parità tra i coniugi. Nello stesso anno, venne abbassata la maggiore età da 21 a 18 anni e l’estensione  del diritto al voto ai diciottenni, ed è del 1970 la Legge che istituì il divorzio. Nello stesso periodo della Riforma, l’urgenza  di raccontare e  testimoniare le fasi dei protagonisti testimoni e fruitori dei manicomi, loro malgrado, il bisogno di documentare questo momento storico, nasce dal regista Marco Bellocchio sull’onda di un sentimento personale rivoluzionario racchiuso nel docufilm  Matti da slegare, girato nel 1975, nella provincia parmense,  nelle strutture ospedaliere e orfanotrofi di Parma e nel manicomio di Colorno, ove Basagliadiresse negli ultimi anni la struttura, trasferito da Trieste e Gorizia.

“ Quando l’assistenza è fatta dal tecnico (medico) e ne è escluso l’utente (paziente) e non partecipa alla soluzione dei suoi bisogni, è una cattiva assistenza( Franco Basaglia)

Franco Basaglia Di Harald Bischoff – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31486632

In quegli anni anche la poetessa Alda Merini, con disturbi di bipolarità fu costretta all’internamento tra il 1964 e il 1972 presso l’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, con ricadute dovendo fare ricorso alle cure neurologiche anche nel 1986, a Taranto ove si era trasferita e avvicinata  al congiunto marito Michele Pierri, medico e poeta. Da decenni ormai, nei manicomi erano ricoverate persone ritenute “devianti” e tra queste c’erano prostitute, omosessuali, donne considerate ninfomani, indemoniate (fin dal medio Evo le streghe, donne libere considerate  eretiche venivano messe al rogo e bruciate), o malinconiche, e bambini ipercinetici, mai osservati da un altro punto di vista, se non quello della pazzìa, pericolosi per sé stessi e per la società. Un numero eclatante in Italia, prima della Legge Basaglia, nel 1978, c’erano sul nostro territorio nazionale 98 ospedali psichiatrici censiti.

Matti da slegare di Marco Bellocchio XNL

Il film documentario di Marco Bellocchio, Silvano Agosti, Stefano Rulli, Sandro Petraglia, e il verismo della pellicola in bianco e nero, restituisce allo spettatore i racconti e le interviste dei protagonisti senza cadere nel pietismo o nell’osservazione giudicante di chi ha vissuto in prima persona il disagio psicofisico e la malattia mentale, l’internamento in manicomio e l’isolamento dalla società stessa.  Il risultato è un’azione narrativa salvifica di terapìa aperta collettiva in cui raccontarsi a cuore aperto in un unico piano di comunicazione, ove potersi confrontare e fidarsi nel concedere e condividere le storie toccanti degli stati d’animo più profondi, in un’azione democratica, ove i ruoli sociali e gerarchici non influiscono sul dialogo.

Lo stesso regista Bellocchio nel dibattito aperto con il pubblico, moderato dal giornalista de La Repubblica Antonio Gnoli, con lo psicoanalista e saggista Luigi Zoja, in anteprima alla proiezione del film, sottolinea gli aspetti di osservazione da cui è partito per dare un’estetica artistica all’intero e corposo documento filmico, cogliendo dalla tragicità di molte vicende narrate il senso aulico di libertà. Ed è in questa equazione creativa di montaggio che evoca un ritmo danzante fatto di sguardi, silenzi, campi, controcampi e piani sequenze, propri anche del linguaggio artistico teatrale e del più moderno teatro danza della Bausch, Marin, Mambouche, Papaioannou, trattando in scena, spesso gli stessi temi dell’umanità varia.

Un fil rouge corre nella filmografìa di Bellocchio, dal primo capolavoro Pugni in tasca all’ultimo film dal titolo Rapito, ove il conscio e l’inconscio entrano ed escono e si mescolano al proprio vissuto personale, fatto anche di tragedie, come il suicidio del fratello gemello Camillo a soli 29 anni, e il lungo percorso di analisi collettiva e dialogo intrapreso con lo psichiatra antifreudiano Massimo Fagioli, consulente in alcuni aspetti dei suoi film, esorcizzandone i temi più salienti della narrativa del regista.

Marco Bellocchio, da sempre attento ai temi di cronaca, politica sociale e religiosa, attinge dalla confort zone della famiglia le tematiche per i suoi film nel trasformare e modellare il sogno e la realtà in un unico atto e prodotto finito avvolto dal torpore onirico di chi al risveglio racconta e ricostruisce il ricordo di una storia. Intenzioni presenti nel suo operato,  fin dai suoi albori cinematografici: I Pugni in tasca, La visione del Sabba, Diavolo in Corpo, Marx può aspettare, L’Ora di Religione, Bella Addormentata, Fai bei sogni, Il traditore, Esterno Notte e Rapito.

Il pubblico foto di Daniele Signaroli (Fonte Fare Cinema)

Nel dibattito, l’intervento dello stesso psicoanalista Junghiano Luigi Zoja, definisce il documentario come opera di bellezza, perché riesce a mostrare questi personaggi, che sono nella percezione dell’ottica del peggiore conformismo, standardizzazione, negazione delle identità individuali, della personalità psicologica, anche evidentemente brutti e contorti nel loro malessere. Ma la bellezza, trova spazio nelle inquadrature che ridanno dignità a queste persone, senza perdersi in sbavature, in sottofondi musicali superflui e mercificazione del soggetto per catturare consensi e spettacolarizzazione. Lo psicoanalista ha spiegato che Molto dell’Arte ormai è diventato mercato, perché se non c’è il critico che te la spiega, non si capisce, in questo caso l’opera di Bellocchio, è un prodotto che giustifica l’atto creativo, rendendolo prezioso sotto tanti punti di vista, estetico, artistico, didattico, documentale. Nella psicologia analitica o psicologia del profondo, per K.G. Jung c’è un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi oltre che nell’inconscio individuale e per Franco Basaglia, il mondo della psichiatria moderna deve ascoltare chi ha difronte e rinunciare ad ogni certezza preconcetta, quindi sospendere ogni forma di giudizio”.

La psicanalisi Jungiana oggi, affiancata alle terapie espressive del movimento-danza, arte e musica, sono uno straordinario medium attivo per approciarsi a  differenti patologie  capaci di creare un ponte nella relazione della  comunicazione non verbale, per valutare essenzialmente le contraddizioni degli stati emozionali più profondi o le risonanze tra movimento ed emozioni, nei processi contro transferali.

Visto alla sede XNL di Piacenza il 13 marzo 2024

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