Teatro, Teatrorecensione — 03/07/2015 14:04

Un Čechov comme il faut

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CASTIGLIONCELLO  (Livorno) –  La serata si accende di una miriade di colori suscitati dal caleidoscopio di emozioni che la Compagnia Macelleria Ettore riesce a suscitare nel pubblico con il suo nuovo spettacolo, Senza trama e senza finale. Ma facciamo un passo indietro. Innanzi tutto, affrontare Čechov è sempre stata un’impresa ardua, di fronte alla quale sono caduti, sconfitti, attori e registi – basti citare il fiasco clamoroso della prima messinscena de Il Gabbiano che causò la perdita della voce all’interprete di Nina, Vera Fëdorovna Komissarževskaja, e la rinuncia (per fortuna non attuata) dell’autore a scrivere altri testi teatrali. In secondo luogo, intorno a questo spettacolo c’era molta attesa sia perché trasformare una serie di racconti in un testo drammaturgicamente valido non è facile e sia perché in questi anni si è molto parlato di Macelleria Ettore e dell’eccellente lavoro di Carmen Giordano.
Premessa fatta, torniamo allo spettacolo. La scrittura drammaturgica ricuce frammenti di narrazione e lungi dall’essere priva di trama o finale – sebbene nessuna storia sia descritta dall’incipit all’impossibile happy ending – rende mirabilmente il senso dell’esistenza secondo il grande autore russo. Dal campo estivo arso dal sole, dove la donna si fa aria con un cappello floscio maschile, e la giovane semisdraiata su un sofà rimanda a quelle immagini di indolenza sonnolenta muliebre del nostro meridione fin de siècle, arriveremo, passo passo, al tramonto dell’esistenza, al crepuscolo e poi alla notte pece di coloro ai quali resta solo il rimpianto per una vita spesa nell’accettazione passiva, nel timore di prendere quella fatale decisione che forse li avrebbe liberati per sempre dallo squallore della quotidianità imposta dagli altri, dalle proprie paure, da una società incomprensibile, dall’amante amato, dal proprio vero o presunto stato sociale.

macelleria

E se all’inizio – con una scrittura talmente intelligente da ritmare alla perfezione questo crescendo inesorabile di mortificazioni fino a un climax catartico, a quella risata nervosa e liberatoria e alleggerisce un po’ la tensione sia negli interpreti che negli spettatori, e all’eccellente espediente metateatrale in chiusura – l’insoddisfazione è generata da piccoli contrasti, da visioni diverse della vita, da battute infelici; col prosieguo, il cancro si radica sempre più a fondo, fino a devastare l’anima, a svuotare dal di dentro, a soffocare ogni pretesa possibilità di vita felice o amore corrisposto. E la scena dell’anziano marito che non comprende, anzi si arrende alla consapevolezza di non aver mai compreso la sua compagna di vita, è il punto di non ritorno, il definitivo abbandono di ogni tentativo di pretendere di essere felici.
Nello stesso solco, le interpretazioni dei quattro protagonisti che, in una questa macabra danza corale, conducono lo spettatore, prima, in una girandola di aborti emotivi; e, poi, raggiunto il climax tragico, tornano alla levità del comico čechoviano – che è insieme memento mori e disillusa presa di distanza e, ancora, umanissima consapevolezza e accorato rimpianto (da tenere d’occhio, in questo senso, la scena del banchetto funebre quale perfetto ritratto dell’umano dolore che non si scinde mai dalla fame di vita).

Dal punto di vista tecnico, applausi meritati per il disegno luci e le musiche, funzionali e in grado di esaltare l’impatto emotivo sul pubblico esercitato dall’interpretazione precisa e puntuale, ironicamente tragica, in una parola: icastica. Costumi e scena di una semplicità e sobrietà che ben si sposano al quotidiano malessere di vivere che uniforma il grigio delle nostre esistenze, con quel prato che può essere l’immagine di un eden giovanile agognato quando ancora si può sperare nel realizzarsi dei sogni e che si trasforma in campo cimiteriale sul finire di una vita spesa tra futili insoddisfazioni, desideri infranti e ùgge infeconde di fronte a un universo che pare incomprensibile quanto il nostro cuore di tenebra.  Chapeau.

Visto in prima nazionale a InEquilibrio 2015, giovedì 2 luglio, Castello Pasquini, Castiglioncello (Livorno)

Macelleria Ettore_Teatro al Kg 
Senza trama e senza finale
dai racconti di Anton Čechov
testo e regia Carmen Giordano
con Claudia De Candia, Stefano Pietro Detassis, Maura Pettorruso, Angelo Romagnoli
disegno luci Alice Colla
scena e costumi Maria Paola Di Francesco
musiche originali Renzo Rubino
organizzazione Daniele Filosi
consulenza drammaturgica Fausto Malcovati

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