RUMOR(S)CENA – PARMA – Sul palcoscenico del Teatro Due a Parma, la famiglia Thierrée si è ritrovata con Rendez-vous, un viaggio nella memoria artistica di Victoria Thierrée-Chaplin, Jean-Baptiste Thierrée, Aurélia Thierrée e James Thierrée, fra circo, teatro visuale e music-hall. Ritrovarsi dopo decenni sullo stesso palcoscenico ha significato fare i conti con la memoria, ma anche con la possibilità di sottrarla alla nostalgia. Da questo incontro fra passato e presente ha preso forma Rendez-vous, attraversamento dell’immaginario di una famiglia che ha fatto della contaminazione fra circo, teatro e music-hall linguaggio espressivo inconfondibile. Non una retrospettiva in senso stretto, né una celebrazione del lignaggio artistico, piuttosto, una ricomposizione di frammenti nella quale la storia dei Thierrée è tornata a essere materia teatrale.

Dal Cirque Bonjour, fondato nel 1971, al Cirque Invisible, passando per diverse immersioni in un mondo fantastico, il percorso evocato ha richiamato un universo in cui le categorie tradizionali dello spettacolo perdono rigidità. Mimo, clownerie, acrobazia, danza e illusionismo hanno concorso a una scrittura visuale che ha affidato al corpo il compito di raccontare, mentre oggetti e costumi sono diventati, come sempre, strumenti di trasformazione. In questa prospettiva, il music-hall è stato una memoria storica come anche un principio di composizione. La successione delle attrazioni, degli episodi comici e delle situazioni eccentriche ha costruito una drammaturgia che non è proceduta per concatenazione narrativa, bensì per accostamenti, contrasti e rilanci. La discontinuità è diventata il terreno sul quale lo spettacolo ha organizzato il proprio discorso. Le immagini si sono richiamate, contraddette e trasformate, generando una trama che non ha avuto bisogno di raccontare una storia in senso convenzionale per produrre connessioni e significati.

Il recupero dell’immaginario passato della famiglia Thierrée non si è esaurito nel piacere della citazione o nel riconoscimento di forme familiari, ha trovato il suo nuovo interesse drammaturgico. I frammenti hanno acquistato una nuova funzione attraverso il modo in cui sono stati accostati e ricomposti entrando in una relazione diversa, sottoposti a un montaggio che ha restituito al repertorio una possibilità di vita presente. La memoria non è stata un album da sfogliare con reverenza e nostalgia, ma una materia da rimettere in movimento. La metamorfosi, elemento centrale di questa poetica, ha aperto un ulteriore campo di lettura. Il costume può alterare le proporzioni, suggerire identità inattese, trasformare una figura; l’oggetto può sottrarsi alla propria funzione e diventare qualcos’altro. L’illusione nasce dallo scarto fra ciò che si riconosce e ciò che improvvisamente sfugge alle aspettative. Anche la comicità fisica, con la sua tradizione slapstick, appartiene a questa grammatica. L’assurdo e la sorpresa non sono semplici espedienti per strappare una risata, ma strumenti attraverso i quali il corpo mette in crisi le convenzioni e modifica il rapporto con gli oggetti e con lo spazio.

La dimensione familiare ha aggiunto a questo percorso una risonanza particolare. Victoria, Jean-Baptiste, Aurélia e James hanno condiviso non soltanto una storia personale, ma un terreno teatrale costruito nel tempo, attraverso esperienze e sensibilità differenti. La trasmissione, tuttavia, non è una consegna definitiva, ogni generazione modifica ciò che riceve, lo interpreta in modo personale. Il palcoscenico diventa il luogo in cui la continuità si misura con il cambiamento, senza che l’una debba cancellare l’altro.
Rendez-vous è stato uno spettacolo piacevole, sostenuto dalla vitalità di un immaginario delicato capace di attraversare il comico, il surreale e il poetico. Eppure, pur ritrovando le suggestioni di una ricerca artistica inconfondibile, non ha raggiunto pienamente quella magia che in creazioni come La Symphonie du Hanneton, La Veillée des Abysses e Au revoir parapluie nasceva dall’immersione in un mondo fantastico dotato di una più avvolgente continuità immaginativa. In quelle opere, il susseguirsi delle visioni poteva assumere il respiro di un viaggio, trascinando lo spettatore in una dimensione nella quale sogno e realtà finivano per confondersi. Qui il piacere del ritrovamento è rimasto vivo, ma la memoria ha talvolta avuto un peso maggiore della scoperta.

Più che chiudere un cerchio, Rendez-vous ha mostrato come un immaginario possa tornare a interrogare il presente. La sua costruzione per attrazioni ha posseduto una propria logica drammaturgica, capace di trasformare il repertorio in una composizione nuova, anche se non sempre la successione dei frammenti ha restituito la stessa intensità d’incanto delle creazioni più visionarie della famiglia. La fantasia deve trovare ogni volta una ragione nuova per sorprendere.
Visto il 24 ottobre 2026 al Teatro Due di Parma
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