cinema — 31/10/2014 08:17

Un barbone per l’Europa, il cinema secondo Ippolito Chiarello.

Share

LECCE –Gli spiriti più inquieti e percettivi leggono nello spazio metropolitano un’immagine-mondo”*. Lo spazio urbano quale fonte di comprensione dell’esistere, un concetto caro ai simbolisti romantici – su tutti Baudelaire e Balzac – e adatto alla trasposizione universale che non risente del tempo. Le città sono luoghi della massa, della folla brulicante e in continuo movimento, in cui chi ha intenzione di ritrovarsi, evitando il raccoglimento malinconico, lo fa nutrendosi del dinamismo e del contato altero. Un concetto che calza a pennello nel tentare di restituire con parole i resoconti del lungometraggio “Ogni volta che parlo con me” di Ippolito Chiarello. Un’indagine tout court sull’uomo e il suo essere animale sociale, senziente, desideroso. Un’indagine sull’uomo artista, ingabbiato da un teatro vuoto e ardente di darsi in pasto a un pubblico vero, genuino, autentico, numeroso, verace e non “impostato”. Si rifà vivo il concetto di luogo quale dimensione vissuta fuori da codici di sorta: un artista che vuole esibirsi in mezzo alla folla indaffarata nella loro quotidianità e catturarne l’attenzione. Altro dagli spettatori paganti di un teatro, un cinema o un qualsiasi altro posto “formale” di rappresentazione. Perché ci si predispone all’ascolto, alla fruizione, aspettando di vedere soddisfatto il patto tacito tra chi esegue e chi guarda. Catturare, intrattenere, soddisfare un pubblico di passanti restituisce all’artista la consapevolezza del proprio mestiere, della funzione del proprio mestiere.

OgnivoltacheparloconmeIPPOLITO_CHIARELLO_FotoELENARICCARDO2 - Copia
L’urgenza di vivificare per immagini e segno questa riflessione connota il lavoro di Ippolito Chiarello dietro la macchina da presa. Un talentuoso regista, Matteo Greco, mette insieme giorni e giorni di girato, in presa diretta e in posa, montando una sequela di scene che compongono una vera e propria opera visiva. Definizione che più si addice a quella di docu-film, categoria dove per prassi il lungometraggio andrebbe collocato, ma di diverso carattere dall’informativo, dalla testimonianza, dal repertorio mnemonico. Dare materia, piuttosto, a un monologo interiore, al bisogno di arte e di fare arte in un certo modo, alla bellezza di luoghi e d’umano. E molto altro ancora per ognuno degli sguardi su questo film che onestamente non si adatta a un pubblico in attesa della compiutezza standardizzata delle visioni cinematografiche. Nessuna trama, nessun plot narrativo, né personaggi o interpreti o storie epiche da incorniciare. Un artista e il suo viaggio. Reale o immaginario che sia… e le capitali d’Europa da fondale, da interno, da ambiente. La strada e il teatro. La gente e il tempo.

OgnivoltacheparloconmeIPPOLITO_CHIARELLO_FotoELENARICCARDO3
Campi lunghi e soggettive si alternano assecondando il trasposto dialettico: gli spezzoni testuali dello spettacolo “Fanculopensiero” (drammaturgia di Michele Santeramo) che Ippolito Chiarello “vende” per strada, nel suo celeberrimo, ormai, Barbonaggio Teatrale. Le capitali europee sono state tappe del barbonaggio, ma rappresentate sul grande schermo in chiave contemplativo-ideale, una forma materiale alle domande interiori, esistenziali dell’individuo artista. Fonte di comprensione del mondo…
Scene che si accostano al frammentismo dadaista, al nonsense dell’astrattismo, più banalmente alla videoarte per videoclip musicali. Immagini riversate in didascalie appena accennate, continuative alla prova attoriale (e teatrale) del protagonista.
Un percorso dentro e fuori di sé, compiuto nella composizione di partitura scenotecnica, drammatica, attoriale. Un’opera visiva.

OgnivoltacheparloconmeIPPOLITO_CHIARELLO_FotoMARCOFALCONIERI

*V. Trione, saggista e critico d’arte

Ogni volta che parlo con me

Con Ippolito Chiarello e l’amichevole partecipazione di: Mario Bianchi
Regia: Matteo Greco
Soggetto originale: Ippolito Chiarello e Matteo Greco
Sceneggiatura originale di: Ippolito Chiarello, Matteo Greco e Michele Santeramo
Prodotto da: Kama, Ippolito Chiarello e Matteo Greco con il contributo della Puglia Film Commission, della rete pugliese dei Teatri Abitati e del pubblico pagante
Musiche di Gianluca Longo, Michele D’elia, Valerio Daniele, Raffaele Vasquez, Ennio Ivan Colaci, Brainolotester, Playontape
Organizzatore generale/Interprete/Ufficio Stampa:Elena Riccardo

Ti potrebbe interessare anche...

Share