ALTRITEATRI — 30/10/2025 at 19:29

Michela Andreozzi è tutta da aggiustare e Barbie non è il modello vincente

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RUMOR(S)CENA- ROMA- Michela Andreozzi rischia l’one woman show, passaporto ideale per passare dalla serie cadetta a quel piccolo Olimpo in cui primeggiavano prima dell’invasione dello stand up comedy, Cinzia Leone, Francesca Reggiani e, perché no, sovrana anticipatrice Franca Valeri. Dal gradimento del pubblico la scalata è riuscita vista la buona predisposizione della platea che risponde convenientemente con predominanza delle risate di pancia mentre sulle battute più aguzze la risposta è lenta o ritardata. Sull’onda dell’autobiografismo (ma anche no) l’autrice propone versioni multidimensionali della donna imperfetta, la perfetta antitesi del personaggio che veste inizialmente, il confettino Barbie. Il rosa è solo un’apparenza perché attraverso vari quadri, con il conforto musicale di un Ken dietro le quinte (diciamo pure tutt’altro che avvenente) spiega al pubblico le ragioni della sua incompletezza di donna. Il contraltare è la voce fuori campo dell’amica perfettina, debitamente ritoccata dal chirurgo plastico che, nonostante lo sfoggio di massime e di consigli, si palesa come assurdamente infelice.

Michela Andreozzi

Michela Andreozzi viene fuori alla distanza come un diesel che ha bisogno di carburare perché dopo un inizio kitsch in linea con i colori scelti (domina il rosa) si addentra nei contenuti valorizzando il testo dello script. C’è molta musica nell’ora e mezzo in scena con ammiccamenti ovvi ai pezzi più conosciuti per chiudere in bellezza, strizzando l’occhio alla platea con Fiorella Mannoia. “Benedetta” dunque sia la popolarità per una proposta che sa di teatro ma anche un po’ di televisione e di cabaret. Il personaggio descritto è realmente e metaforicamente fuori dai margini. A scuola nell’infanzia e poi, da grande, nella vita di tutti i giorni. Creatività sprecata, fiducia mal riposta, senso di inadeguatezza. Il monologo vuole trasmettere ansia e disagio senza mai toccare toni drammatici. Con il sorriso sulle labbra, a volte con la risata pronta. 

Ci si tiene lontani dalla politica a parte fugaci accenni a Trump e Meloni. E non ci sono imitazioni se non il riferimento di Michela Andreozzi a sé stessa. La regista del film Unicorni recentemente è sbalzata, involontariamente, nelle cronache giudiziarie perché un suo poco avveduto collega- Pino Insegno- girò il suo numero di telefono al pluri-pregiudicato Fabrizio Piscitelli detto in arte criminale Diabolik.  Esponendosi a minacce ed avvertimenti para-mafiosi solo per aver ironizzato sulla squadra di calcio della Lazio (ovviamente è romanista). Talento in ascesa l’attrice che oscilla tra cinema, teatro, conduzione, giornalismo. Racconta qui una vita disfunzionale che si dipana tra pagelle stropicciate, scarsi voti in condotta (il disordine creativo), l’incubo dei finocchi gratinati preparati dalla madre, le tormentate visite dal ginecologo.

La bambola iniziale in questo cammino multiforme alla fine si perdona e si auto-abbraccia, conscia dei propri limiti ma anche della propria profonda umanità. Sommessamente è un messaggio rivolto a tutte le donne in sala che possono riconoscerci nella voglia di essere aggiustate ma anche nelle finitezze del volere essere sé stesse, difetti compresi. Nel tutto compreso c’è la revisione della logica del politicamente corretto, l’esame della dislessia emotiva dei rapporti moderni, la confusione innata nel mondo dei social e, persino, un accenno all’intelligenza artificiale. Ma il tutto con un tocco leggero e mai ovviamente serioso visto il contesto della proposta. Dunque il sogno del mondo perfetto piano piano si sbriciola per andare incontro alla propria umana indeterminatezza. Buon uso di costumi ammiccanti e soprattutto di simil parrucche colorate che caratterizzano i personaggi. Solo alla fine, come per incanto, Michela Andreozzi decide di essere finalmente sé stessa.  

TUTTA DA AGGIUSTARE sbagliata di Michela Andreozzi e Giorgio Scarselli, con Tommaso Triolo e Francesca Zanni; scena Marcello Di Carlo; costumi Francesca Sartori; supervisione alla regia di Enrico Maria Lamanna; aiuto regia Alessio Imperiali; produzione Marioletta Bideri per Bis 3.000; distribuzione Mentecomica; con il maestro Greggia al piano.

Visto al Teatro Manzoni di Roma il 29 ottobre 2025

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