Teatro, Teatro recensione — 30/03/2022 at 09:37

Le voci e i suoni che emergono dall’abisso marino di Roberto Magnani e Giacomo Piermatti

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RUMOR(S)CENA – BASSANO DEL GRAPPA – Roberto Magnani, protagonista di Siamo tutti cannibali. Sinfonia per l’abisso da Moby Dick di H. Melville, una produzione del Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, nel programma di sala “L’oceano in una bacinella” racconta la sua prima esperienza attorale da solo in scena che aveva come titolo “Il mondo dei squali”: «Ero partito da La predica agli squali, un frammento di dialogo estrapolato dal capitolo LXIV di Moby Dick intitolato La cena di Stubb e, su suggerimento di Marco Martinelli, avevo provato a costruirgli intorno una serie di scene che avevano come unico fil rouge,appunto, gli squali». Un percorso che nella sua carriera raggiunge il compimento nella maturità artistica con Siamo tutti cannibali, in cui esalta e dimostra tutto il suo amore per Moby Dick: «da sempre, da quando l’ho letto per la prima volta poco più che ventenne, il mio livre de chevet. Il più grande libro di mare mai scritto, forse il più bel romanzo americano, un caposaldo della cultura occidentale. Un libro sulla rovina, sul tramonto della nostra società, canto straziante e psicotico, mistico e delirante. Leggerlo provoca lo stesso effetto che deve aver sperimentato chi ha potuto ascoltare Jimi Hendrix suonare dal vivo, a Woodstock,The Star Spangled Banner nel 1969. L’ho letto oramai diverse volte».

Siamo tutti cannibali Teatro delle Albe_ foto di G. Ceccon

Lo stesso effetto lo prova chi è andato a teatro a vederlo e sentirlo in quella che può essere definita una prova attorale eccellente e poetica, grazie anche alla felice collaborazione con Giacomo Piermatti contrabbassista con il quale ha diviso questo progetto dando vita ad una creazione per la scena intessuta di preziosi inserti musicali capaci di esaltare la parte sonora e vocale fondendosi in atmosfere rarefatte e sublimi, di chiaroscuri e lampi repentini di luce, di suoni evocati che giungono dalle viscere più recondite dell’animo umano, dal ventre dei mostri marini tanto evocati in Moby Dick. Gli squali che tanto hanno attirato Roberto Magnani che confessa la sua passione fino a pensare di diventare, da grande, un biologo marino. Animali molto antichi e temuti dall’uomo. La messa in scena raffinata quanto essenziale porta lo spettatore a immergersi in un abisso della psiche umana, nel suo inconscio più profondo, grazie ad un impaginato di lettura e musica che ne fa una sorta di lettura/concerto composta da una «selezione di brani tratti dal capolavoro letterario di Herman Melville – in cui, insieme ai versi demoniaci degli squali, risuonano le voci del capitano Achab, di Ismaele e di tutto l’equipaggio del Pequod.

Siamo tutti cannibali Teatro delle Albe foto di G. Ceccon

Voci che riportano a galla tutta la potenza e la profondità del testo di Melville, sapientemente catturate dal primo traduttore italiano del romanzo: Cesare Pavese». Scrive ancora Roberto Magnani: Nelle prime pagine del suo capolavoro, Melville ci consegna la chiave d’oro per leggere il romanzo: “E ancora più profondo di significato è quel racconto di Narciso che, non potendo stringere l’immagine tormentosa e soave che vedeva nella fonte, vi si tuffò e annegò. Ma quella stessa immagine noi la vediamo in tutti i fiumi e negli oceani. Essa è l’immagine dell’inafferrabile fantasma della vita; e questo è la chiave di tutto”. Mito tragico, quello di Narciso, che parla della ricerca del “chi siamo?” e del “chi sono io?”. Una ricerca che, nel mito, ha come soluzione la morte, l’andare letteralmente a fondo. Fare esperienza dell’abisso, esperienza fisica del fondo oscuro che abita in ognuno di noi. Essere ammaliati dalla musica incantatoria che proviene dal fondo del burrone, camminarci accanto, rischiando più volte di scivolare e poi precipitare, inabissarsi definitivamente, non vedere più la luce e la possibilità di risalire».

Siamo tutti cannibali Teatro delle Albe foto di G. Ceccon

Parole che trovano un effettivo riscontro nella versione scenica dove il dialogo tra attore e musicista si fa sempre più serrato, incalzante, analitico con echi sonori, gutturali, suoni metallici, stridenti come lo sono il rollio delle navi. Voci di fantasmi che abitano le stive. L’abilità del contrabbasso di Giacomo Piermatti è tale da riprodurre sonoricamente il movimento della nave, il rumore delle pinne degli squali, un frastuono che invade tutto il Teatro Remondini, che appare emergere dalle profondità marine. La nave baleniera di Achab si palesa attraverso una sinfonia di suoni, voci, melodie che sembrano corde di metallo che si tendono allo spasimo, tra note composte ed eseguite da Giacomo Piermatti e Andrea Veneri che è anche regista del suono il cui contributo è fondamentale per amplificare più strati sonori sovrapposti al fine di creare una molteplicità di registri timbrici ed espressivi dove si affastellano le voci dei marinai, lo sciabordio delle onde che si rifrangevano sulla chiglia della nave, gli schiaffi delle code degli squali aggressivi e voraci.

Un caos ordinato per effetto del dominio drammaturgico e registico che riesce sempre a calibrare la resa scenica di Siamo tutti cannibali: sia esseri umani che animali marini. Uomo mangia uomo, pescecane mangia pescecane. Salpare verso mari sconosciuti, al largo con l’obiettivo di cercare in senso alla loro vita oscurata dalle tenebre, come il viso di Roberto Magnani quando emerge dal buio all’inizio illuminato da una luce fioca. Ma l’oscurità sembra rapire tutti e far scomparire.

Visto al Teatro Remondini di Bassano del Grappa per l’OperaEstate Festival B.Motion il 28 agosto 2021

Prosegue

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