Contributi critici, Pensieri critici — 23/11/2023 at 09:09

“Mare nero” evidenzia i drammi della migrazione di oggi e di ieri

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RUMOR(S)CENA – CATANIA – La migrazione, l’approdo, la fuga verso un futuro migliore, la speranza di un domani migliore e diverso dall’attuale, sono le tematiche del recital spettacolo “Mare nero” di Gaetano Gullo proposto a Catania in due serate (la prima il 10 novembre nel cortile Cgil di via Crociferi 40 e la seconda il 12 novembre nella parrocchia San Michele Arcangelo, in via Sebastiano Catania 201) dall’associazione culturale Terre Forti dell’attore, regista e autore catanese Alfio Guzzetta,  un collettivo artistico nato nel 2007 nel quartiere catanese di Librino per fare da “ponte” fra culture diverse, fra tradizione ed innovazione. 

In circa 80 minuti con l’attenta regia di Alfio Guzzetta, Terre Forti davanti ad un pubblico particolarmente coinvolto, in un momento storico di particolare pochezza culturale, di indifferenza e superficialità, ha proposto, con il supporto della proiezione di foto e diapositive, uno spettacolo che intreccia con abilità la parte recitata con quella musicale curata da Gregorio Lui alla chitarra e voce, regalando un drammatico ed intenso momento di riflessione su temi molto dibattuti dai media e spesso affrontati nella vita di tutti i giorni, nella società del qualunquismo e dei sorrisi necessari, con distacco, pregiudizi e pressapochismo.

Nella prima parte si raccontano le vicende di chi partiva da Librino, dalla Sicilia, per cercare fortuna o andava a lavorare ed a morire nelle miniere del Belgio o in Australia, mentre la seconda parte è incentrata sulle attuali e drammatiche migrazioni e parla anche di Tesfalidet, un migrante eritreo morto il giorno dopo il suo sbarco a Pozzallo. Le sue braccia magre, il viso scavato e sofferente, gli occhi pieni di dolore, che al momento del suo arrivo  pesava appena trenta chili. Dopo aver lottato tra la vita e la morte all’ospedale maggiore di Modica nel suo portafogli è stato ritrovato un foglio con un testo in tigrino, ancora intriso di salsedine, con due poesie, questo un brano (chiaramente rivolto all’Europa): “Non ti allarmare fratello mio, dimmi, non sono forse tuo fratello? Perché non chiedi notizie di me?È davvero così bello vivere da soli, se dimentichi tuo fratello al momento del bisogno?…”.

“Le migrazioni – racconta il regista Alfio Guzzetta – sono nate con l’uomo; il popolamento del nostro pianeta è avvenuto con un ininterrotto susseguirsi di migrazioni, accadute in tempi diversi, con modalità e tipologie differenti e svariate motivazioni. L’umanità è stata ed è sempre in movimento. Spesso, dimentichiamo che anche noi siamo stati emigranti: emigrazione che ha visto l’Italia protagonista di questo dramma. Tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento, una miriade di italiani sono stati costretti a cercare lontano una condizione di vita un po’ dignitosa. Nel 1870, il 94% dell’emigrazione siciliana era orientata verso la Tunisia. Già nel 1860, nella sola città di Tunisi, su una popolazione di circa centomila abitanti, vi erano fra  3 e 4 mila siciliani. Ma era difficile censirli tutti perché in maggioranza erano clandestini, esattamente come accade oggi in Italia”.

I racconti struggenti di Alfio Guzzetta, di Letizia Tatiana Di Mauro, Antonietta Attardo e Orazio Domenico Patanè, il brano “Amara terra mia”, eseguito da Gregorio Lui, che apre e chiude il lavoro, gli altri brani eseguiti, le crude immagini che vengono proposte allo spettatore, con drammatiche notizie storiche sulla migrazione e sulle stragi del mare, pongono l’attenzione su esseri umani, storie di vita, spesso drammatiche, di speranza di chi intraprende un viaggio e che richiama nelle nostre menti, troppo distratte da un vacuo consumismo e da una dilagante indifferenza, parole quali epoca, mare, lingua, colore della pelle, religione, sogni, sofferenze, lacrime, gioia di esseri umani che, troppo spesso, ai nostri giorni, in cerca di nuova vita, trovano invece l’improvvisa fine della vita terrena


“Il fenomeno  della migrazione oggi– sottolinea Guzzetta – ha assunto l’apice delle sua drammaticità, una drammaticità che sembra diventare sempre più grave. Quel mare che dovrebbe essere lo spazio d’unione fra due culture che da sempre si sono integrate tra loro, diventa, purtroppo, spazio dove si compie il rito sacrificale della disperazione e che, spesso, diventa tomba per tanti anonimi numeri”.

Un recital raffinato, ben curato ed intenso, con il pubblico che segue ed apprezza tributando, alla fine, i meritati applausi ad organizzatori ed interpreti.

Visto il 10 novembre 2023 nel cortile Cgil di via Crociferi 40, a Catania

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