RUMOR(S)CENA- ROMA– Antonio Rezza and company con il suo Metadietro è un must natalizio quanto occasione per il Capodanno, nel più raffinato teatro romano, il Teatro Vascello di Roma, leader per quantità e qualità nonostante disponibilità economiche non illimitate. Prosaicamente il metadietro è un’alternativa molto fisica e sessuale al metaverso, certo più tangibile. Nonostante il procedere dell’età Antonio Rezza sfoggia apnee recitative ammirabili, spinto da uno specifico teatrale che non regge sulla carta ma che in scena si trasforma in provocazione pulsante. Spesso diretta verso il pubblico: uno spettatore che si addormenta, uno che, di soppiatto, sbircia lo smartphone, una graziosa signora di prima fila che si vede portare via la sua borsetta. Il copione è a soggetto perché lo sguardo del performer è vigile sul suo pubblico.

E alla fine la restituzione è imponente: dieci minuti di applausi a più riprese con il protagonista che si esibisce, come ringraziamento, nelle consuete pose ginniche apotropopaiche. L’intrattenitore il 31 dicembre si farà banditore nel teatro dove si esibisce con un’asta tosta e demenziale per la quale assicura la presenza di almeno due lenticchie e spettatore. Qui nel Metadietro, costruito attorno alla polivalenza degli oggetti dell’habitat congetturato in bianco dalla sua partner abituale Flavia Maestrella, ci dipinge un viaggio che va dallo sbarco dei migranti, alla luna, ai più lontani pianeti. I dialoghi con voci fuori campo sono ammirevoli e puntuali per sincronia: tempi di sinergia perfetti.
E poi Rezza gioca con i numeri con l’abilità di un prestigiatore che voglia stupire e scuotere lo spettatore imbelle. C’è l’irrisione della bandiera e dei nazionalismi perché su quel pezzo di stoffa si concentrano le deiezioni dei cani. Dunque riferimenti allo stigma per russi e cinesi e sfottò sull’improvviso e un po’ sospetto amore per il popolo palestinese senza che nulla di veramente essenziale cambi la loro storia. Daniele Cavaioli subisce con la storpiatura dell’italiano, sbagliando consapevolmente tutte le battute perché Rezza vuole stupirlo e trascinarlo nell’opacità e nel gorgo demenziale della mancanza di comprensione e comunicazione. Come potete immaginare nei suoi spettacoli, di cronologia ormai trentennale, la trama è irraccontabile perché nel divenire si concentrano tic, deviazioni, dipendenze dell’abitante del pianeta.

La critica non è diretta ma obliqua senza frequentare la politica o, meglio, praticandola per metafora e riferimenti indiretti. Un caso decisamente a parte nel teatro italiano. La barca che affonda nel suo Metadietro è il risvolto di un Paese che affonda e che non ha soluzioni se non palliativi, rimedi e scuse per cui risulta veridico, di fronte a tanta impotenza, la voce fuori campo che distilla il suo slogan bestemmiatorio “Per la Madonna!” Condensazioni delle ansie e dei cliché contemporanei a cui si aggiunge la facile seduzione dell’intelligenza artificiale.
Di fronte a tanta incertezza anche i rari momenti di silenzio dello spettacolo hanno un loro significato. “E vissero tutti relitti e portenti”. Che ci importa infatti dell’ultimo naufragio se non la responsabilità di essere il capitano a bordo di una barca traballante e senza sicurezze. Permeati di crudeltà tecnologica cerchiamo una impossibile salvezza. In un teatro che non vuole spedire messaggi e morale la chiave di lettura è dello spettatore. Prendete tutto quello che percepite, sballottati dalle onde, confusi, ma pur sempre vivi.
METADIETRO di Flavia Maestrella e Antonio Rezza, con Antonio Rezza e con Daniele Cavaioli; habitat di Flavia Maestrella ;scritto da Antonio Rezza; assistente alla creazione Massimo Camilli; luci e tecnica Alice Mollica; voci fuori campo Noemi Pirastu e Mauro Ranucci; montaggio traccia sonora Barbara Faonio; max traccia sonora Stefano Falcone; macchinista Eughenij Razzeca; organizzazione generale Tamara Viola e Stefania Saltarelli. Produzione Fabbrica dell’attore- Teatro Vascello- Rezza & Maestrella.
Visto al Teatro Vascello di Roma il 17 dicembre 2025




