La tragedia del volo LAI 416, 22 dicembre 1956. Un Natale di dolore e morte sul Monte Giner

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RUMOR(S)CENA – OSSANA – TRENTO – È difficile raccontare una tragedia accaduta molti anni fa: “il 22 dicembre 1956 il volo LAI 416 partito dall’aeroporto di Roma Ciampino alle 17.08 locali con un ritardo di 28 minuti rispetto all’orario previsto, diretto a Milano Malpensa non giungerà mai a destinazione”. Volava fuori dalla sua rotta stabilita di ben 150 chilometri. È una delle catastrofi più gravi dell’aviazione civile italiana. Sfogliando Il Notiziario del Comune di Ossana, Assessorato alla Cultura, (edito nel 1997): “Lassù … sul Monte Giner, piccola antologia della memoria. 1956-1997 già si comprende come la ricostruzione dello schianto del DC 3 con a bordo 4 membri dell’equipaggio, diciassette passeggeri, tutti deceduti e ritrovati sotto una coltre di neve con temperature polari il 24 dicembre, (due giorni dopo) presenta delle differenze perfino sull’effettivo orario di decollo e volo in quota. Una tragedia che scosse l’intera Italia nei giorni di un Natale di dolore e mai dimenticato dalla popolazione dell’intera Val di Sole in Trentino. Come testimonia il presepio realizzato dall’Associazione Borgo Antico di Ossana.

Il comandante pilota dell’Alitalia, Adalberto Pellegrino scrive nella sua relazione Monte Giner una tragedia da non dimenticare: (prima parte): Il comandante Giorgio Gasperoni (…) decolla alle 17.08 (…) alle 18.48, passato sotto la giurisdizione di Milano Controllo, il volo 416 denuncia di star subendo pesanti formazioni di ghiaccio e richiede il permesso di scendere alla quota di 9.500 piedi giudicata più favorevole. (…) Alle 19.09 evidenziata dalla registrazione su nastro magnetico del Controllo di Milano una voce tronca e incomprensibile, ripetuta due volte, inserisce nelle comunicazioni in corso tra Milano e un velivolo dell’Air France; ma questo tentativo, più volte riascoltato, non ha consentito nessuna univoca attribuzione o interpretazione. Il volo LAI 416 scompare e sta vivendo gli ultimi minuti della sua tragedia”.

La ricostruzione della tragedia aerea sul Monte Giner nel gruppo della Presanella (Val di Sole /Trento) 22 dicembre 1956 . Presepio realizzato dall’Associazione Borgo Antico del Comune di Ossana nel 2016
video della ricostruzione della tragedia volo LAV 416 , presepio di Ossana (autore Roberto Rinaldi)

“Partito alle 17.08 da Roma Ciampino”, l’Adige scrive alle 16, il Corriere scrive alle 16.09, l’Alto Adige “precipitato alle 18.15”. Il Comandante dell’Alitalia, Adalberto Pellegrino scrive citando la Commissione d’inchiesta: ” Decollo alle 15.08, impatto alle 17.20″. Negli atti della relazione finale della Commissione istituita il 23 dicembre 1956 per disposizione del Ministero della Difesa al fine di effettuare l’inchiesta tecnico – formale sull’incidente, viene scritto che il volo era partito alle “15.00/ZE (…)”.

Nella risposta del Ministro della Difesa Taviani alle interrogazioni parlamentari si legge: “A spiegazione dell’accenno alla D.A.T., che compare nel capitolo dell’inchiesta che ho letto, va detto che gli apparati radar del Comando difesa aerea del territorio hanno inquadrato alle ore 17,40 locali, su una rotta non segnalata. Un velivolo che si trovava 20 chilometri ad ovest di Bologna. Accertato”.

Leggendo ancora la relazione del Comandante dell’Alitalia Adalberto Pellegrino si viene a conoscenza di come il volo era fuori rotta: “Alle 18.40 l’aereo passa venti chilometri ad ovest di Bologna, tre minuti più tardi è su Castelfranco Emilia, alle 18.59 su Verona e alle 19.05 sorvola Mori (Il controllo radar militare lo rileva fino a 10 chilometri da Mori, rilevazione di un volo non identificato, ndr)

Proseguendo con rotta nord si addentra nella Val Nambrone, ma – realizzando evidentemente l’eccessivo spostamento verso le montagne e non ricevendo alcun segnale radio – dopo aver superato la vallata, inverte la prua e si appresta a riguadagnare la pianura. Troppo tardi. Alle 19.20 impatta contro le pendici settentrionali del Monte Giner, in località “Pale Perse” (curiosa coincidenza se si pensa che una delle eliche dell’aereo è andata a sbattere contro la montagna per poi precipitare, ndr) – posizione geografica lat. 46° 11’ 45” N, long.10° 43’ 53” E- alla quota di 2600 metri, distruggendosi completamente. Tutti gli occupanti del velivolo muoiono sul colpo”.

Anche le mappe pubblicate sui giornali che riportano la rotta prevista e il fuori rotta, non sono coerenti con la ricostruzione del volo. In una di queste è indicato che avrebbe dovuto atterrare su Milano Linate mentre in realtà la sua destinazione finale era Milano Malpensa. (Linate era operativo ma questo volo era assegnato allo scalo in provincia di Varese). Nonostante le testimonianze e le indagini pur accurate, la verità sulle reali cause non è mai stata accertata del tutto. Molte ipotesi, indizi, prove, resoconti, più fattori meteorologici avversi e concomitanti, la rotta che devia per chilometri, il vento che sposta il velivolo, fino alla tragedia che scuoterà la popolazione del Val di Sole e tutta Italia. Ad Ossana arrivano inviati dei principali quotidiani e centinaia di soccorritori in marcia di notte per ritrovare i corpi straziati e identificarli.  Tra i primi ad arrivare sul luogo dove l’aereo era precipitato, una marcia forzata di sette ore, anche in notturna, sarà il carabiniere di Bolzano, Benito Torricelli (originario di Fanano, in provincia di Modena, partito da Bolzano insieme a una squadra di colleghi.

Benito Torricelli

Il milite riceverà un encomio solenne dell’Arma dei Carabinieri “per aver portato in spalla per molte ore in condizioni proibitive notevole quantità di materiali e rifornimenti. Per essersi a lungo prodigato nella rimozione delle salme. Per il trasporto a valle venendo colpito da congelamento”, e poi ricoverato in ospedale. Torricelli spiega (aveva 20 anni all’epoca) come “Sotto l’ala di sinistra c’era l’ hostess, più in là il comandante Gasperoni. Lo abbiamo identificato dalla divisa perché accanto c’era il berretto con i gradi. I corpi erano congelati. Quando sono arrivate le squadre con le Akja, le barelle toboga per il soccorso su neve. Abbiamo liberato le salme da quella bara di ghiaccio con piccoli colpi di picozza. Le abbiamo infilate nei sacchi cercando di non danneggiare i cadaveri. Con la picozza rischiavamo di profanarli una seconda volta”.

il volo aveva come destinazione finale Milano Malpensa e non Milano Linate dal quotidiano LA STAMPA

Tornato al campo base svenne e finì in ospedale con un principio di congelamento all’addome e alle mani. A bordo c’era anche un dirigente americano della Coca Cola, insieme alla moglie diretti a Milano per trascorrere le vacanze natalizie. L’azienda diede un premio di 3 milioni ai carabinieri saliti in quota devoluto poi dall’Arma agli orfani dei caduti in servizio. Leggendo ancora sul Bollettino “Lassù .. sul monte Giner, piccola antologia della memoria 1956-1997” redatto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ossana (di cui è stato assessore alla cultura e sindaco Luciano Dell’Eva, fautore e organizzatore di una cerimonia di commemorazione con i parenti delle vittime quarant’anni dopo la tragedia), le testimonianze spiegano come il dramma rimase una ferita aperta per tutta la vita.

dall’archivio FIORENTINO quotidiano Alto Adige pubblicata nel 1956

Giovanni Dell’Eva (zio di Luciano) era tra le squadre di soccorso spiega: “Non domandatemi nulla. Ne ho visti tanti di morti in vita mia, ne ho viste tante disgrazie ma francamente non ero preparato a una sciagura di questa portata, di questa entità. Non costringetemi a dirvi quello che non ho visto, che non ho voluto vedere perché troppo raccapriccio destava questa scena”. Giuseppe Turri faceva parte della squadra di Pronto Soccorso Alpino di Pinzolo, in Val Rendena.

La risposta dei soccorritori in merito all’accusa falsa del quotidiano IL GIORNO su ipotetici furti chiamati in gergo “sciacalli” “IL SOLO VERO SCIACALLO”

Terrificante fu la scena che si presentò ai loro occhi quando arrivarono sul luogo della sciagura. Giuseppe racconta di non aver mai dimenticato lo sguardo atterrito e disperato dell’hostess Maria Luisa Onorati, ( di soli 24 anni, ndr) che stringeva una mano tra i denti”. Basterebbe questa drammatica testimonianza per comprendere come tutto l’equipaggio e i passeggeri fossero coscienti della loro morte avvenuta pochi istanti dopo. L’hostess per regolamento non poteva far capire cosa stava per accadere, avendo la responsabilità di gestire a bordo i passeggeri. Fabio Albasini, un altro soccorritore racconta: “A guidare le operazioni è il capitano dei carabinieri Colombaro Colombatti, della compagnia di Trento. Aveva deciso che io e una guida alpina di Trento, che conosceva il territorio come le sue tasche, dovevamo partire alle tre di mattino, raggiungere il punto della disgrazia e sistemare i segnali per fare atterrare un piccolo elicottero. Dalle carte, era stato individuato un pianoro, e in questo punto preciso dovevamo mettere a croce le bandiere italiane per far vedere ai piloti dove scendere. Tutti dovevamo portare nello zaino le attrezzature e dei ciocchi di legno. Il freddo era terribile, si doveva accendere un fuoco per permettere agli uomini di resistere. Faceva 30 gradi sottozero. (…). La scena che ci siamo trovati davanti era orribile. L’aereo era andato a sbattere contro la montagna e spezzato di due. Parte della carlinga risultava intatta. La coda piantata nella neve. Infilzata come una lama di burro. Nella toilette c’era ancora la lampadina accesa. I motori distrutti nell’impatto contro la roccia. Una grossa macchia nera.

I detriti disseminati in un raggio di trenta metri. Vestiti, valigie squarciate e spalancate, frammenti di pantaloni, giacche maglioni, giocattoli, un paio di occhiali, una testa di bambola, i vassoi per il servizio a bordo, il libro della signora Harris. I corpi sparsi dappertutto, orrendamente mutilati. Sepolti da una coltre di neve fresca. Alcuni incastrati tra le lamiere. Se qualcuno era sopravvissuto, è morto per il freddo”.

Chi scrive per raccontare questa immensa tragedia, incuriosito dalla visione del presepio e realizzato dall’associazione Borgo Antico di Ossana, il 2 dicembre scorso ha partecipato ad una escursione con il CAI di Bolzano e il gruppo Wander-Ful,  in collaborazione con il Centro di Riabilitazione Psichiatrica “Grieserhof” e il Centro Salute Mentale, nell’ambito del progetto di Montagnaterapia con gli accompagnatori Cesare Cucinato capogita CAI, Faustina Marini, Patrizia Girardi, Daniele Lioni, Walter Schenk , collaboratori CAI, Guglielmo Marchiori accompagnatore CAI,  Peter Unterhofer operatore del CSM, in visita al Mercatino di Natale (dove sono esposti circa duemila presepi provenienti da tutta Italia, ma in particolare quelli realizzati dagli abitanti del paese dell’alta Val di Sole.

Il Monte Giner

Il piccolo paese di Ossana, in Val di Sole, da novembre a gennaio, nel Castello di San Michele ospita un caratteristico Mercatino di Natale aperto al pubblico da luglio 2014 e lungo le vie del centro un suggestivo Percorso dei Presepi. Il paese di Ossana vanta infatti una lunga tradizione nella costruzione di presepi artigianali: più di 100 sono i presepi allestiti nelle tipiche “cort”, nei vecchi fienili e in angoli caratteristici del borgo. Il Mercatino di Natale di Ossana è composto da piccole casette di legno studiate per integrarsi al meglio all’interno delle mura del castello, nelle quali vengono esposti i migliori prodotti agricoli ed artigianali locali.

All’interno del castello è stato allestito un nuovo presepio di 25 metri quadri circa che ripropone tra trincee e soldati, episodi realmente accaduti in una notte di Natale di 100 anni fa quando in Val di Sole dilagava la Prima Guerra Mondiale. La curiosità e forse il destino già deciso mi porta a visitare per primo il presepio (realizzato nel 2016), allestito nel “Mas dei Voltolini “, dove è stato ricostruito l’impatto del volo LAI 416 del 22 dicembre 1956 (di cui oggi ricorre il 67esimo anniversario), corredato da documenti originali e una voce registrata parla: le ultime registrazioni dei contatti da e con la torre di controllo di Milano, il servizio televisivo della RAI che apre in edizione straordinaria per raccontare la tragedia. La voce del marconista, radiotelegrafista, Romano D’Amico (24 anni) che con voce disperata urla “Milano, Milano!!!! … ”.

Una ricostruzione fedele, basata sulla visione dei documenti originali, che la ditta Nitida di Cles ha realizzato su commissione di Luciano Dell’Eva. Un presepio il cui impatto emotivo è tale da restare per tanto tempo in assoluto silenzio, memori della tragedia che aleggia ancora oggi. Il 3 agosto 1997 per i quarant’anni dall’incidente ferale, Luciano Dell’Eva è riuscito a portare ad Ossana i parenti delle vittime, mancando solo quelli del manager della Coca Cola e di sua moglie. Una cerimonia toccante in cui era presente anche la moglie del comandante pilota Giorgio Gasperoni, 85 anni e affetta da cecità. L’ex assessore ci racconta che l’atmosfera tra gli altri famigliari e lei fosse molto tesa, come se ci fosse ancora acredine nei confronti di chi aveva causato lo schianto. Cosa non vera, viste le evidenze delle cause molteplici, ma non risolutive per identificare la verità. Celata tra le nevi del Monte Giner.

Visitando insieme a Luciano Dell’Eva il cimitero in una giornata di gelo polare di pochi giorni fa, è visibile una delle eliche posta in cima ad un monumento alle vittime, all’esterno della chiesetta di S. Antonio. Luogo dove furono composte le salme e benedette dal parroco dell’epoca. I famigliari vennero ricevuti dalle autorità civili e militari e i soccorritori ancora viventi. Chi scrive, il 22 novembre di quest’anno si trovava a pochi chilometri da Ossana (precisamente a Bolentina frazione del Comune di Malè), quando un curioso ma forse non tanto, episodio accaduto, ha pensato di aver visto cadere un aereo sulle cime della Presanella. In realtà la scia di fuoco di notevole ampiezza vista era una meteorite registrata e filmata. “Un bolide molto luminoso ha attraversato i cieli italiani il 22 novembre 2023. Il termine bolide indica una meteora di elevata luminosità. Osservazione effettuata dalla Valdera nel Pisano da telecamera di monitoraggio meteo”.  La curiosità, ma forse in questo caso, una semplice coincidenza: l’orario in cui il bolide del fuoco attraversa il cielo coincide esattamente con l’orario del 22 dicembre del 1956, quando l’aereo si schianta sul Monte Giner.

Le vittime del volo LAI 416

Carlo Bardelli – Malnate, Salvator Benbassat – Grecia, Giovanni Bruno – Palermo, Giorgio Calimani – Venezia, Guido Camilletti – Bergamo, Armando De Pedys – Paliano, Pier Camillo Gariboldi – Vigevano, Edith Gray Connor – Grennwood (USA), Harris Gray Jr.- Grennwood (USA), Luigi Lisé – Caorso, Francesco Lucchelli – Zinasco, Amleto Mantegazza – Milano, llario Montagna – Broni, Mario Pellini – Cadegliano, Luciano Renieri – Grosseto, Giuseppe Scarpari – Thiene, Giulio Tieghi – Milano,

L’equipaggio era composto da: Giorgio Gasperoni – Ancona (Comandante pilota) Lamberto Tamburinelli – Pesaro (secondo pilota) Romano D’Amico – Roma (marconista), Maria Luisa Onorati – Roma (hostess).     

     

Un ringraziamento particolare per la preziosa collaborazione va a Luciano Dell’Eva

a Cornelia Zanon 97 enne cognata di Quirino Bezzi. Le dottoresse Laura Daprà e Anna Pedergnana per i servizi fotografici e invii dell’Ufficio turistico del Comune di Ossana e Associazione Borgo Antico

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