Co-Scienze, Culture, Storie e società, Viaggi — 19/09/2023 at 09:35

Il Museo Archeologico dei ragazzi di Nardò

di
Share

RUMOR(S)CENA – NARDO’ – (Lecce) – Maria Laura Spano laureata in lettere classiche ha insegnato materie letterarie e latino nei licei. Nella sua lunga formazione si è perfezionata in didattica generale e museale presso l’Università di Roma Tre. Dal 1980 svolge attività di ricerca e sperimentazione nell’ambito della didattica dei beni archeologici. È ideatrice e fondatrice del Museo Archeologico dei Ragazzi che si trova nel Comune di Nardò in provincia di Lecce, una struttura open air pensata per far conoscere a ragazzi e bambini le culture preistoriche, “sperimentando” la vita dei primi esseri umani sulla Terra. Il Museo situato nelle campagne tra gli uliveti, a poca distanza dal Parco naturale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano sul mare Ionio (luogo in cui sono stati trovati siti archeologici risalenti a diverse età preistoriche), si estende su una superficie di circa 3.500 metri quadrati. Comprende un “Giardino dell’Archeologia” in cui è stato ricostruito un accampamento del paleolitico superiore, un ambiente neolitico, un cantiere di scavo per la simulazione di uno scavo preistorico ed uno per la simulazione di uno scavo archeologico, e una “Sala Tattile” costituita da copie, ricostruzioni, riproduzioni di oggetti e strumenti che illustrano la tecnologia dell’uomo dalla preistoria alla prima età del ferro. Le attività sono curate da “Il Filo della Storia A.P.S.”.

l team di progetto e sperimentazione è composto dalle professoresse Maria Laura Spano, Carmen Tarantino, Domenica Matteo, dall’insegnante Anna Camisa, dalle dottoresse Stefania Giuppa, Barbara Giannetti, Maria Lucia Di Pierro. Collaborano alla progettazione l’educatrice Immacolata Nestola e la dott.ssa Emanuela Rossi, guida ambientale di “Avanguardie”. Operano nel Museo, Maria Laura Spano, Stefania Giuppa, Antonella Giuppa, Barbara Giannetti, Laura Calò, Mary Spedicato, Domenica Matteo, Viola de Masi e Immacolata Nestola.  Ispirato alla metodologia dei Children’s museum, ma a tema archeologico, il Museo Archeologico dei ragazzi è stato costruito intorno al bambino, alle sue curiosità, alle sue emozioni. Obiettivo primario della direttrice, che si dedica con passione ed entusiasmo al suo lavoro, è quello di far conoscere l’importanza del patrimonio storico – culturale della sua terra alle scolaresche, alle famiglie ed ai turisti che l’estate frequentano le zone balneari del Salento e spesso accompagnano i loro figli in visita al Museo.  I bambini partecipano con entusiasmo e interesse, ascoltano le guide, simulano il lavoro dell’archeologo o momenti di vita degli uomini della preistoria.

La conferma di tutto ciò viene dalla lettura di un commento pubblicato sulla pagina facebook del Museo: “Ieri sono venute due famiglie, entrambe italiane. Una di loro è di origine orientale. I ragazzi si presentano tra di loro. E così i genitori. Osservano insieme, sperimentano, si scambiano curiosità, esperienze, l’emozione della scoperta. Sembrano amici da sempre. “Adesso tocca a te provare” ” Hai sbagliato. Fallo nuovamente. Hai visto? Ce l’hai fatta!” “Accidenti, quanto sei bravo tu!” E infine ” Mamma, che dici, andiamo a cenare tutti insieme?” I ragazzi non si vogliono lasciare. Vanno via dopo tre ore e mezza di lavoro. Noi facciamo i complimenti ai genitori per la bellezza dell’educazione data ai figli e il cuore si allarga e pensiamo che mondi migliori ci sono e sono dietro l’angolo. E che noi li abbiamo fatti incontrare”.

Maria Laura Spano in “Vivere la storia. L’esperienza del Museo archeologico dei ragazzi” (pubblicato in Eunomia. Rivista semestrale di Storia e Politica Internazionali IX n.s. 2020, n. 2, 295-310) spiega che il museo è il risultato del lavoro di ricerca e sperimentazione  da lei iniziata  nel 1980 sia come operatrice didattica per alcuni Musei e per la Soprintendenza, sia come docente nei licei, ma con esperienza anche nella scuola primaria e secondaria di primo grado. In questo duplice ruolo era “naturale” chiedersi in quale modo rendere l’esperienza museale un’occasione di apprendimento significativo sul piano della conoscenza e della formazione, nella consapevolezza di quanto fosse fondamentale per l’efficacia formativa che le attività fossero progettate come integrative del curricolo scolastico. Inizialmente l’obiettivo principale era quello di rendere le giovani generazioni consapevoli del valore del bene archeologico e dell’importanza della sua tutela e valorizzazione, attraverso la conoscenza e la comprensione della cultura materiale come risultato ed espressione della struttura sociale, dell’economia, dell’immaginario di un popolo.

Il Museo conta una media di duemilacinquecento visite all’anno. Durante il periodo di chiusura causato dalla pandemia da Covid-19 sono state effettuate visite online per permettere di mantenere un contatto con i visitatori anche da remoto. In “Una nuova frontiera della didattica. Metodi, tecnologie, esperienze italiane” a cura di Fedra A. Pizzato (Carrocci editore) nel paragrafo “Il Museo archeologico dei ragazzi di Nardò (Lecce) Giovanna Baldasarre spiega: «Più che un museo nel senso canonico del termine, il Museo archeologico dei Ragazzi di Nardò si configura come un non -museo, uno spazio, cioè, in cui protagonisti non sono gli oggetti, ma i bisogni dei bambini. Concepito e progettato da Maria Laura Spano, esperta di didattica museale e archeologia sperimentale, il Museo dei Ragazzi è interamente costruito attorno alle curiosità e alle emozioni dei bambini e attiva periodicamente (soprattutto tra primavera ed estate) percorsi didattici coinvolgenti ed efficaci, partendo dall’esame dei processi di apprendimento infantili. (…) L’offerta formativa comprende laboratori di archeologia sperimentale, percorsi tattili per i non vedenti, visite guidate animate, campi scuola, giochi di simulazione. Le proposte educative sono pensate per soddisfare non solo le esigenze formative dell’utenza scolastica, ma anche i desiderata delle famiglie che vogliono offrire ai propri bambini un momento di apprendimento e di giocosa esplorazione all’interno di un contesto stimolante per la crescita emotiva e cognitiva».

In  “ArcheoKids: il blog che racconta l’archeologia ai bambini” (da “Una nuova frontiera della didattica), ancora Giovanna Baldasarre spiega come «l’educazione all’archeologia, intesa come disciplina condotta con rigore scientifico, e al ricco e variegato patrimonio storico-archeologico nazionale comincia ben prima di varcare la soglia d’ingresso di un museo o di visitare un’area di scavo. I reperti esposti nelle vetrine e le strutture a vista in un parco archeologico sono l’esito finale di un lungo processo di ricerca fatto di analisi delle fonti e del paesaggio, di esami diagnostici, di scavo e studio delle strutture e dei reperti e infine di pubblicazione dei dati che la maggior parte dei non addetti ai lavori non conosce e di cui ignora le difficoltà, la meticolosa pianificazione e la scrupolosa attuazione. Non sono soltanto gli adulti ad avere una visione stereotipata e antiquaria dell’archeologia e del lavoro degli archeologi, ma anche i bambini. (…) Le ragioni di queste false credenze vanno ricercate in una spesso frettolosa e imprecisa trattazione dell’argomento nei sussidiari scolastici e più in generale nel contesto scuola, ma anche in una colpevole mancata azione informativa da parte degli stessi archeologi, per i quali molto spesso, è assai più importante impegnarsi sul fronte della comunicazione scientifica di tipo accademico che non su quello della divulgazione per il grande pubblico». Maria Laura Spano e il suo team agisce con questo obiettivo nel portare a conoscenza di tutti quanto sia importante conoscere la Storia.

Share
Tags

Comments are closed.