RUMOR(S)CENA – MILANO – In accordo con Triennale, Marcos Morau, ha messo in scena La mort i la primavera, non per caso all’inizio della stagione della rinvivenza. Questa scelta sembra non essere solo a servizio del cartellone del teatro, bensì s’intona con una speranza assente nel romanzo distopico di Rodoedra che ispira la mirabolante trasposizione de La Veronal.
In un villaggio proto-medievale, in un tempo senza tempo, si descrive lo scivolamento verso la brutalità di una piccola società primigenia: prevaricazione e crudeltà sembrano prevalere ma il protagonista, senza nome anch’egli, che fino alla pubertà è mansueto, prendendo coscienza dell’ingiustizia l’osserva con spirito sempre più indocile tentando vanamente di concepire una ribellione.

L’afflato vitale parrebbe del tutto estinto, tuttavia ve ne sono deboli indizi. Andando oltre le atmosfere atre, orrorose, cupe, oltre i rumori mugghianti, i clangori, i fragori, oltre i movimenti disarticolati, spasmodici o striscianti, oltre gli atteggiamenti atterriti o violenti… questa bolgia paurosa e cupa non è del tutto insana, è bensì una selva di simboli ed allegorie, vieppiù di flebile speranza, persino di rinascita seminale. Tutte le esasperazioni hanno origine non dalla sopraffazione della bestialità, bensì, e questo parafrasando lo stesso Morau, proprio dalla dissociazione della “civiltà” dalla natura: quando l’uomo non è più capace di andare a ritmo con le stagioni e stare nelle regole ancestrali, allora, paradossalmente, non sa più stare al mondo e degenera.
D’altronde la trama, che pure vagheggia quella del soggetto romanzesco, non è decisiva per esperire lo spettacolo, molto di più lo è cogliere per ogni “quadro” e per ogni apparizione di persone e cose o elementi naturali o artificiali, il significato che portano con se: non si tratta mai di casualità; ancor prima che qualunque spunto narrativo prenda l’abbrivio, sono giá le suggestioni sonore ad essere allusive: già all’apertura del sipario, ad un organo sacrale rispondono tamburi tribali e Maria Arnal mette la sua voce intonatissima, melodiosa e potente al servizio di una litania di rinascita, ma anche rimorte: “beve dalla bocca, mangia tralicci, soffia il vento, odora la terra”.

Così incalza la messinscena, per antitesi, ossimori, provocazioni frastornanti che colpiscono all’unisono tutti i sensi di chi assiste: luci, suono, scenografie, recitazione, canto, danza sono al servizio di una magnetica distopia. Così, l’umanità spettante si specchia con morbosità, ma anche partecipazione eccitata, e insieme straniamento, paura e rifiuto ma infondo con intima speranza in quello che è agito nella finzione. Ecco allora una chiave catartica: se questa rappresentazione drammatica e minacciosa, comunque, emoziona, essendo opera dell’ingegno umano, allora smette di essere una prova di resistenza e diventa un motivo di stupore. Quando, dopo il buio in sala, i performer, totali, eroici si prendono per mano presentandosi alla platea, l’applauso è dirompente e negli accenni d’inchini e nei sorrisi, se pur sfiniti, ecco che tutti si riconciliano e la fiducia nel futuro, un poco, si riaccende. Un’opera estrema ma con una grande tensione vitale, complessa come la cifra umana ed essenziale come il ciclo delle cose naturali: la morte, la primavera…

Visto alla Triennale di Milano il 21 marzo 2026
Di: La Veronal Concept e direzione artistica: Marcos Morau Direzione di produzione: Juanma G. Galindo Coreografia: Marcos Morau in collaborazione con i performer
Performer: Maria Arnal, Lorena Nogal, Marina Rodríguez, Shay Partush, Núria Navarra, Jon López, Valentin Goniot, Ignacio Fizona Camargo, Fabio Calvisi Consulenti artistici e drammaturgici: Roberto Fratini, Carmina S. Belda Assistente alla regia: Mònica Almirall Assistente coreografico: Shay Partush Direzione tecnica e progettazione luci: Bernat Jansà Stage management, scenografia e effetti speciali: David Pascual Sound design: Uriel Ireland Musica originale: Maria Arnal Scenografia: Max Glaenzel Costumi: Sílvia Delagneau Produzione e logistica: Cristina Goñi Adot, Àngela Boix Assistente luci: Víctor Cuenca Assistente tecnico e macchinista: Mirko Zeni Una produzione di: La Veronal, Teatre Nacional de Catalunya, Biennale Danza di Venezia 2025, Centro Danza Matadero de Madrid
Con il supporto di: INAEM – Ministerio de Cultura de España e ICEC – Departament de Cultura de la Generalitat de Catalunya La Mort i la Primavera è una coproduzione di La Veronal e Teatre Nacional de Catalunya in collaborazione con La Biennale di Venezia e Centro Danza Matadero Madrid
Con il supporto di: INAEM – Ministerio de Cultura de España, ICEC – Departament de Cultura de la Generalitat de Catalunya





