RUMOR(S)CENA- ROMA- Con l’attore solista pensi a un reading e a precisi limiti di rappresentazione. Al contrario Oscar de Summa amplia le frontiere del genere perché brevetta “Rette parallele sono l’amore e la morte”, in scena al Teatro Basilica di Roma: uno spettacolo multimediale in cui le luci, la musica, la distanza che lo separa dall’affabulazione al microfono e quella senza, connotano l’ambizione dello spettacolo e le sue illimitate frontiere. Raccontata con un sommario plot la vicenda potrebbe apparire degna di una telenovela ma è solo lo spunto per dilatare la banalità dell’esistenza in qualcosa di più metafisicamente complesso. La scoperta della morte di Mariarosaria, abbandonata quaranta anni prima da un innamorato di modesta personalità, innesca nel ricordo e nella memoria suggestioni profonde che si intersecano con il valore della relazioni nella fisica quantistica.

Così, esordendo con un profilo basso. “Avrei preferito proporvi una tragedia ma tant’è…” Oscar de Summa ci parla anche del famoso aneddoto sul gatto di Schrodinger e della sua estrema libertà sessuale, delle strane elucubrazioni di Einstein, di Heisenberg, regalandoci un escursione nei territori della fisica quantistica restituita al teatro. Sul tappeto sonoro dell’amato Bowie a ricalco di voce della registrazione, sulle note di Chopin, con l’ausilio di raggi laser che spandono macchie cromatiche sul pubblico, in una perfetta armonia del gioco di luci. Padronanza di scena che si estrinseca nella capacità di riprodurre un concitato dialogo a due tra l’aspirante fidanzato e il padre di Mariarosaria.

Corollario di parole in scatola che possono racchiudere un’esistenza: dubbio, tradimento, scelta. Un abbecedario di possibilità in cui scivola il nostro tempo. Dunque un perfetto incastro lungo settanta minuti, durata adeguata per il format del performer brindisino trapiantato a Bologna. La caducità delle cose umane sta nella telefonata di una conoscente (Margherita) che relaziona all’autore della scomparsa della protagonista. Una notizia che potrebbe venire da Marte vista la distanza temporale dalla conoscenza diretta. Però l’avviso è una perturbazione, un alert sulla nostra deperibilità. De Summa ci mette al corrente anche del proprio metodo di scrittura.
La mattina, dopo colazione, dopo l’assolvimento di bisogni fisiologici e materiali, davanti al computer, con la ritualità del ticchettio (effetto sonoro adeguato). Lontano dallo smartphone e dalla posta elettronica. Per riabbracciare un filo d’umanità nel momento della libera fantastica creazione. Lo immaginiamo proprio così al tavolo di lavoro mentre congettura l’incontro quantistico tra i due fidanzati nel trionfo della casualità di corpi che alla fine proveranno attrazione e desiderio. L’arcobaleno descritto va dall’amore alla morte nel suggestivo titolo dello spettacolo. Se ci pensate è quello che rimane di due vite che si sono intersecate e separate secondo una logica poco accondiscendente.

“C’è un esperimento detto entanglement- ci spiega e Summa- che dice che se mettiamo in relazione due particelle per un tempo sufficiente, poi, anche se le separiamo queste restano collegate tra di loro”. Non sarà la storia di due innamorati che si lasciano ma non perdono la relazione? E ancora: “Se io intervengo su una di essere, l’altra reagirà allo stimolo proprio come se avessi agito su di lei. Per questa relazione al momento non esiste nessuna spiegazione plausibile ma il dato di fatto è che c’è e che risultati efficace”. Così la notizia di una morte lontana e misteriosa diventa il detonatore di una profonda riflessione personale. Una sconosciuta perturba la vita del protagonista narrante.
Rette parallele sono l’amore e la morte di e con Oscar De Summa. Progetto luci e scene Matteo Gozzi; progetto sonore Oscar de Summa; produzione Atto Due Ets, Emilia Romagna Teatro Ert, Teatro Nazionale con il contributo di GialloMare Minimal Teatro, Fondazione Amunia, Pimoff Milano, Ater Fondazione, foto di Matteo Luppi.
Visto al Teatro Basilica di Roma il 16 novembre 2025




