Teatro, Teatrorecensione — 14/05/2014 17:35

Sono “Piccoli suicidi in ottava rima vol. 1” che divertono tra tragedie e bellezze

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PONTASSERCHIO  (PISA) – Tre uomini/ tre controfigure per un mix di personaggi antieroi intercambiabili. E due donne. Una scena: la quinta e tre sedie. Un meticciamento di scrittura scenica intelligente specie data la complessità dell’intreccio di generi ( pur nella sua apparente godibilissima linearità) fra cinema e fumetto (l’altra donna è la rumorista-doppiatrice microfonata che dà voce-vicariante che in realtà riempie le nuvolette- vignetta ad alcune azioni dei tre maschietti).

Un lavoro  della compagnia  Sacchi di Sabbia che segnala in questa nuova avventura, la contaminazione con un genere popolare al limite del folclore, rivalorizzandolo: quello del Maggio in una operazione coraggiosa che dà vita ad un ulteriore grado di avanzamento di ricerca della giovane compagnia pluripremiata nazionale, pisana DOC. Il lavoro parte dalla rielaborazione dei temi ma soprattutto del canone di un peculiare genere di narrazione popolare in forma di canto in ottava diffusa fin dall’Ottocento- e secondo alcuni studi anche prima, nell’Appennino Tosco -Emiliano detta “ Il Maggio”. E “maggianti” erano e ancora sono i cantori-attori che un tempo nelle piazze di paesi, alcuni oggi ancora attenti per via di amministrazioni che valorizzano le tradizioni e quindi la cultura popolare ( del resto quel Dante della Divina Commedia – Benigni è arrivato assai dopo, recitata da analfabeti toscani, da dove viene se non dalla narrazione orale?), raccontano storie: dai paladini dell’ Orlando furioso fino alla evangelica Via crucis – traccia, pare , di sacre rappresentazioni, da cui del resto è nato il nostro teatro di tradizione.

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Senza scomodare il padre nobile Dario Fo, gran parte della produzione dei Sacchi di Sabbia è andata a scandagliare le tracce del comico andandosi a recuperare i classici e senza guardare ai generi, anzi, rimescolandoli – pescando fra lirica cinema e Tv ( penso al Sandokan o al lavoro su Mozart-don Giovanni) valorizzando schegge di parlati, suoni, reminescenze visuali, scene cult, personaggi il tutto ripastorizzato ( neologismo che ha molto a che vedere col latte trasformato e conservato per renderlo acconcio, anche ai bambini) in una originale stesura drammaturgica di scena, con l’aggravante della graffiatura, dell’ ustione ma piccola, della protesta che del comico possiede tutto il senso della rivolta, dello stravolgimento e dello straniamento: parola d’ordine è , al tritacarne!

Miti e riti, personaggi, luoghi comuni tutti riconoscibili e riconosciuti da vecchi e ahinoi, bambini, per via della ultradecennale full immersion nei tormentoni di pubblicità, siglette, film cult- le varie serie di film del Quentin Tarantino – riconoscibilissimo in certe gustose gag di Piccoli suicidi, specie fino al suo Bill Kill come il Woody Allen di Tutto ciò che avreste voluto sapere sul sesso e la sua banda di spermatozoi spericolati ma inesperti sul da farsi, chi arriva prima per arrivare ad un altro cult del cine anni Cinquanta, quello de l’Invasione degli ultracorpi. Narrazione nella narrazione, questa di Suicidi, incorporeamento di mitologemi che fanno parte della storia delle generazioni più o meno colte post- sicuramente molto molto tele e video edotte- e pre Sessantottine.

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L’innervazione di questi spunti drammaturgici ( l’ideazione del lavoro è firmata da Giovanni Guerrieri e Giulia Gallo) che va per microsegni dialogici e più che altro agiti- riconoscibilissimi tanto da destare molti sghignazzi fra il pubblico di diverse età, è alimentata in prima istanza proprio dalla tessitura del bel impianto di scrittura – ancora in itinere ( la regia è firmata dal Guerrieri con la collaborazione di Dario Marconcini, direttore storico del Teatro di Buti , sede di un famosissimo Maggio e di maggianti)proprio da una scrittura in ottava.

Il plot narrativo è in quattro quadri, tutti comunque legati ai temi cari al Maggio: la Natura – Vita che trionfa colla bella stagione e quindi il sesso, la guerra anarcoide per la supremazia dello spermatozoo sull’ovulo, lotta che sola porta alla nascita e alla rinascita della specie umana ( e non solo)- topos del Maggio e non a caso, ma anche il suo rovescio-il suo doppio la Morte con riferimenti al Cristo e alla Passione, ma anche alla guerra, un certo tipo di guerra però: un Nixon, parecchio azzardato in stile cow boy, il tutto sulle melodie fissate dai canoni del maggio- Nascita Morte Rinascita temi cari alle mitologie di pressoché tutte le culture umane, a partire dai Greci ed Egizi, e qui si va all’antropologia di cui l’arte del teatro è parte integrante. Ironia, leggerezza, sberleffo per raccontare di tragedie e bellezze. A questa epica ci aveva abituato il lavoro dei Sacchi, stavolta in questa nuova avventura all’esplorazione della tradizione tosco-emiliana del Maggio.

Con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Giulia Solano. Consulenza all’ottava rima Enrico Pelosini. Consulenza al canto Andrea Bacci e Enrico Baschieri.

I Sacchi di Sabbia in collaborazione con Armunia , Sant’Arcangelo dei Teatri, Compagnia Lombardi-Tiezzi,Teatro di Buti e Compagnia del Maggio Pietro Frediani e   il sostegno della Regione Toscana

Visto al Teatro Rossini di Pontasserchio (Pisa) il 9 maggio

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