la gatta sul palco che scotta — 10/08/2021 at 17:39

L’ultima danza di Monsieur Micha. Il ricordo di van Hoecke

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RUMOR(S)CENA – MICHA VAN HOECKE – È un inarrestabile tramonto degli dei questo biennio pandemico e cosparso di lutti: dopo Carla Fracci se ne va a nemmeno tre mesi di distanza anche Micha van Hoecke, proprio quando per una curiosa coincidenza entrambi erano stati richiamati alla memoria delle scene con L’Heure Exquise, piccolo gioiello coreografico costruito sulle loro misure da Béjart e riportato sotto i riflettori da Alessandra Ferri a Ravenna. Micha doveva supervisionare l’allestimento e sarebbe voluto venire alla prima, ma la malattia glielo ha impedito. La sera del 7 agosto si è spento all’ospedale di Massa, dopo un rapidissimo aggravamento delle sue condizioni di salute.

Maurice Béjart e Micha van Hocke

Grandi spazi bianchi e luminosi, panchine di marmo di Carrara e una sala d’attesa accanto alla sua stanza con un pianoforte bianco e una chitarra appoggiata sul tavolo, come se la Toscana – che ha accolto l’artista fin dagli anni Ottanta – avesse preparato un’ultima messinscena per la tappa finale di Micha, 77 anni spesi fra musica, danza e teatro. Un destino d’arte forse inestirpabile per un uomo dalle radici tanto suggestive: la madre era una cantante fuggita dalla Russia durante la Rivoluzione, il padre un pittore belga di stirpe antica, la zia una ballerina. Nato a Bruxelles il 22 luglio 1944, era cresciuto a Parigi, frequentando assieme alla sorella gemella Marina i corsi di danza di Olga Preobajenska, allieva di Petipa e Ivanov. Ma al giovane Micha più della sbarra e delle lezioni di danza classica piaceva respirare l’aria esistenzialista dell’epoca e il cinema, dove partecipò ancora adolescente a diversi film.

Carla Fracci e Micha van Hoecke crediti foto di Lucia Baldini

Viene intercettato però da Roland Petit, nella cui compagnia entra a soli 15 anni. Ma il vero mentore dei suoi passi di danza sarà Maurice Béjart, di cui sarà interprete e poi braccio destro, chiamato alla direzione dell’avveniristico Mudra, la celebre scuola di formazione dei danzatori béjartiani, dove incontrò la prima moglie, Maguy Marin.

Nel 1981, dopo un ritorno di fiamma col primo amore, il cinema, per il quale firma le coreografie di Bolero di Lelouch, è pronto a mettersi in proprio, fondando il suo Ensemble e proponendo lavori come Monsieur, monsieur, che attirano l’attenzione degli addetti ai lavori in Italia. Sarà nel 1984 che Massimo Paganelli riesce a far ottenere una residenza d’arte ante litteram a Micha e al suo gruppo tra Rosignano e Castiglioncello, dove al Castello Pasquini debuttano estate dopo estate i suoi lavori più intimi, da Prospettiva Nevskij a Guitare.

Monsieur monsieur Castello Pasquini Castiglioncello

Nel tempo Micha restava identico a se stesso con quella “pettinatura” alla Yul Brinner, gli occhi cerulei accesi da lampi di ironia, orecchi da folletto e il sorriso spesso trasformato in risata tonante. E altrettanto riconoscibile era la “morfologia” dei suoi spettacoli, disegnati con leggerezza poetica, un tocco di eleganza poliglotta che intrecciava linguaggi diversi. I suoi interpreti dovevano saper danzare (e bene), ma anche recitare, cantare, eventualmente suonare uno strumento. Eredità che gli derivava dagli anni del Mudra e che Micha trasformò in metodo compositivo. Il suo teatro di danza era interdisciplinare, il suo Ensemble un gruppo di interpreti dai fisici e dai talenti diversi. Una grande famiglia che Micha capitanava con affetto, e dove trova la sua compagna definitiva d’arte e di vita, Miki Matsuse, sposata – non per caso – proprio al Castello Pasquini.

Massimo Paganelli e Micha van Hoecke Castello Pasquini Castiglioncello

Parallelamente al “nido” intimo di Castiglioncello, sono moltissime le collaborazioni che van Hoecke continua a inanellare con protagonisti prestigiosi, da Carla Fracci a Luca Ronconi, da Luciana Savignano a Liliana Cavani. Una particolarissima liaison nasce con Riccardo Muti, consolidata con una serie di produzioni e allestimenti per il Ravenna Festival, soprattutto a partire dagli anni Novanta quando si allenta la relazione con Castiglioncello. Si erano incontrati alla Scala di Milano, mentre il coreografo stava effettuando delle prove con il suo Ensemble per l’Orfeo ed Euridice di Gluck. Muti arrivò con passo silenzioso e disse: “È molto interessante quello che sta facendo. Non è vero che io non amo la danza: ma è questa danza che amo. Devo farle conoscere mia moglie”.

Miki Matsuze Luciana Savignano Micha van Hoecke

Con Cristina Mazzavillani iniziarono così di cinque lustri di scambi d’ispirazione e spettacoli. Il debutto è con Dante Symphonie nel 1990, ma c’è anche la prima opera lirica che Micha mette in scena, La Muette de Portici e un rapporto sempre più stretto con gli allestimenti dell’opera. E ancora Adieu à l’Italie che vincerà il premio per la migliore coreografia moderna nel 1992, Maria Callas, la Voix de Choses, Pèlerinage

Nel personale medagliere olimpico del coreografo non mancano le direzioni artistiche del corpo di ballo al Massimo di Palermo e all’Opera di Roma. Una carriera eclettica, come la sua personalità frammentata in tante identità: russo nell’anima, italiano d’adozione, con la Parigi di Sartre e di Eluard sullo sfondo. Come se tutto il suo repertorio non fosse che una lunga meditazione à rebours tra memorie e affetti, accompagnata da un sentimento prevalente di malinconia ma declinata a tempo di rock. Tra gli ultimi allestimenti, un delizioso repêchage rielaborato da un suo antico lavoro: Pierino e il lupo….qualche anno dopo, dove richiamava vecchi amici in scena. E la ricreazione di uno spettacolo sui Pink Floyd, SHINE Pink Floyd Moon, parzialmente oscurato dalla pandemia.

Molti sono gli incontri, le conversazioni sempre brillanti e divertenti e tanti i ricordi dei suoi anni italiani. Mi piace trattenere per ultima la memoria di una serata a Ravenna, dopo il debutto di un suo spettacolo, quando ci ritrovammo nel giardino dello stesso residence con Riccardo Cocciante, suo grande amico che era venuto a vederlo. Micha sognava già la prossima creazione, un musical. Cocciante lo ascoltava e ogni tanto improvvisava qualche melodia. In quella magica notte di mezza estate, mi sembrò di essere capitata per caso fra due divinità.

al centro della scena Riccardo Cocciante e Micha van Hoecke

I funerali vengono celebrati mercoledì 11 agosto alle ore 17 presso la Chiesa degli Artisti di Roma

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