RUMOR(S)CENA – BOLZANO – Vivace, brillante e ben equilibrato è risultato l’allestimento del Dittico che abbina Il segreto di Susanna di Ermanno Wolf-Ferrati (a 150 anni dalla nascita dell’autore) a La notte di un nevrastenico di Nino Rota, andato in scena al Teatro Comunale di Bolzano per la stagione di teatro musicale della Fondazione Haydn. A dirigere l’Orchestra Haydn era Giuseppe Grazioli, bacchetta ben ferrata nel repertorio novecentesco; la regia di Stefano Vizioli ha restituito due pezzi di teatro ironici e lineari, che scorrono a dovere senza intoppi, legati tra loro dall’intento satirico verso due diverse forme maniacali, la gelosia e la nevrosi causata dai rumori notturni, entrambe sintomi di un’insicurezza psicologica che si protende verso il limite della follia.

Si è voluto individuare un ulteriore legame (peraltro effettivo) tra i due titoli, quello delle percezioni sensoriali che attizzano ed esasperano il disagio: l’olfatto in Wolf-Ferrari, materializzato nell’imponente presenza di un naso monumentale, l’udito in Rota, con un grande padiglione auricolare quale oggetto scenico dominante. Funzionali e adatti alle finalità registiche le scenografie di Eleonora De Leo, i costumi di Anna Maria Heinreich e la gestione delle luci di Vincenzo Raponi. Il medesimo abbinamento si era ascoltato nel 2012 al Teatro Sociale di Trento, quale debutto alla regia di Nicola Ulivieri e già allora si era constatato che i due titoli insieme funzionano egregiamente.

Ne Il segreto di Susanna, il giovane baritono ucraino Danylo Matviienko prestava la voce e le movenze al Conte Gil, distinguendosi per vitalità e risultando in tutto convincente; la Contessa Susanna era interpretata da una Sara Cortolezzis intrigante e garbata, le acrobazie e le esilaranti mimiche del cameriere muto Sante (Julien Lambert) insaporivano ulteriormente il tutto. La concisione dell’Intermezzo in un atto non fa che favorire l’efficacia dell’interpretazione e lo stesso vale per il lavoro di Rota, più giovane di mezzo secolo ma che potrebbe ambientarsi in qualsiasi epoca.

Con attorialità da mattatore, un esagitato Bruno Taddia dava vita al Nevrastenico, Matteo Loi si rivelava impeccabile quanto a vocalità nel ruolo del Portiere, grande la prestazione di Antonio Mandrillo nei panni del Commendatore, perfetti come Lei e Lui Samantha Faina e Giovanni Petrini, l’entrata del Cameriere (Daniele Contessi) marcava la repentina conclusione del dramma buffo; non mancava il condimento extra dell’interazione di ballerini e figuranti, a comporre il personale dell’albergo. Due compagnie di canto, dalla vocalità adeguata alle dimensioni e alla portata dei ruoli, erano in azione tra scenografie essenziali ma non anonime, col sostegno di una regia che ha saputo dare il giusto ritmo all’azione.

Al netto di qualche episodica inconsistenza nel registro basso del Nevrastenico, la musica trascorreva nella massima piacevolezza, con scioltezza e verve grazie alla conduzione attenta, puntuale e appassionata di Giuseppe Grazioli. Dal golfo mistico provenivano raffinatezze quali le evoluzioni del flauto a complemento delle volute di fumo che si dipanavano sulla scena nella partitura di Wolf-Ferrari, un lavoro che quanto a stile esprime una pacata nostalgia per i capolavori delle grandi stagioni liriche ormai trascorse. In evidenza i pregi della partitura di Rota, che nel periodo delle grandi avanguardie continuava a comporre come pareva a lui, il cui successo come autore di celebri musiche da film ha forse in parte oscurato la sua vera grandezza, oggi apprezzata.
Anche il vedere piena la platea è sempre un fattore che aggiunge positività, come pure lo sono i lunghi applausi, le acclamazioni e le chiamate in scena.
Visto e ascoltato al Teatro Comunale di Bolzano l’8 febbraio 2026





