Teatro lirico — 09/06/2023 at 09:48

Generazioni: un Don Pasquale al Carlo Felice

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Narrativamente e drammaturgicamente è l’eterno Charivari, lo scherzo, il gioco dall’acre sapore carnascialesco che ripristina l’equilibrio della Vita e nei sentimenti che la strutturano oltre i confini del Tempo e della Storia; in fondo è proprio questo il Don Pasquale composto sul finire del 1842 da un Gaetano Donizetti che sarebbe morto non molti anni dopo. L’edizione proposta al Carlo Felice di Genova, per la chiusura della stagione, lo mette alla prova della modernità e, credo assai felicemente, ne sottolinea proprio questo suo essere un meccanismo eterno che guida il passaggio e il divenire delle generazioni, l’una opposta all’altra, la vecchiaia versus la giovinezza, ma inestricabilmente legate e dipendenti l’una dall’altra, così da essere una sorta di turbina di sentimenti e affetti che fornisce l’energia necessaria a mantenere il passo dell’umanità verso il futuro.

È una coerente doppia intuizione quella che ha guidato da una parte la scelta di questa opera di Donizetti e dall’altra quella, collegata, di affidarne la rappresentazione ai giovani diplomati della scuola di perfezionamento della Fondazione Teatro Carlo Felice, per un contesto complessivo che in fondo ne poteva svelare, dell’opera intendo, le più profonde intenzioni e l’icastica capacità di essere sempre e comunque una storia da declinare al tempo ‘presente’, indicativo o congiuntivo che sia. Insomma, generazioni nella vita e generazioni sulla scena che si alternano e si seguono e sostituiscono, quando va bene trovando l’una nell’altra e una dopo l’altra una strada insieme antica e nuova, ma in fondo condivisa nel suo essere ‘insieme’ percorsa.

D’altra parte anche attraverso ciò questo Dramma Buffo in tre atti, penultimo titolo del compositore bergamasco e uno dei suoi migliori, si riscatta dal grottesco pungente rossiniano, di cui qualche traccia rimane ben leggibile, per addentrarsi un po’ di più nel territorio dei sentimenti, oltre il manierismo e verso il romanticismo, in un passaggio dal comico all’umoristico, dalla critica talora sottolineato, epperò con un ben evidente velo di malinconica, ma sempre sorridente, accettazione, musicalmente e psicologicamente ben delineata oltre l’amarezza, del tramonto del tempo che ci è dato: “È finita Don Pasquale”

È una messa in scena che, alzando inaspettatamente la posta come accade nel Casinò che gli fa da ambientazione scenografica e psicologica, ritenta la scommessa dell’autore, quella cioè di aggiornare alla modernità (allora la sua, dell’autore, oggi la nostra) il dramma comico che viveva di ambientazioni pre-romantiche e ormai fuori-luogo e fuori-tempo. Una scommessa al suo tempo vinta che trasfigurando la struttura antiquata di quel dramma tradizionale riesce a costruire un’opera che va oltre il suo tramonto inevitabile, e credo vinta anche adesso, nelle stesse perplessità e contraddizioni suscitate nel pubblico.

Ne è di naturale aiuto una partitura già innovativa e di grande brillantezza (il maestro concertatore la definisce “il capolavoro del sorriso”) che quasi inavvertitamente sposta in avanti la tradizione musicale che l’ha generata senza tradirla, ma anzi valorizzandola ancor di più e preparandola al suo futuro. Lo stesso maestro Francesco Ivan Ciampa ce ne ha proposto una coerente interpretazione in cui è valorizzata l’equilibrata miscela di ritmo e melodia, con innesti di ballabili e fin di suggestioni che ricordano stornelli romani, nonché di romanze che anticipano quasi, come nella serenata di Ernesto e del Coro “Com’è gentil – la notte a mezzo april”, la moderna canzone di autore, il tutto per una sonorità di straordinaria attualità.

Il cast, per la meritevole tradizione del  Carlo Felice che valorizza e premia le giovani promesse al principiare della carriera, è composto come già scritto dai “Solisti dell’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale dell’Opera Carlo Felice di Genova” (diretta da Francesco Meli), e i protagonisti della prima si sono rivelati all’altezza, non soltanto per le qualità canore ma anche, quale giustamente si tende a valorizzare negli anni a noi più prossimi, per la presenza scenica e le capacità recitative. In particolare Maria Rita Combattelli, una Norina particolarmente credibile anche nella mimica e nella postura, ha mostrato una voce che alla maturità e alla già evidente ‘forza’ abbina una notevole brillantezza.

Del pari Omar Cepparolli (Don Pasquale) la cui giovane età accentua nella recitazione l’effetto caricaturale del personaggio, e Nicola Zambon (il cinico Dottor Malatesta) appaiono dotati di un canto di grande leggibilità e di buona armonia. Infine Antonio Mandrillo (Ernesto) è sembrato tenore già ben impostato ma ancora da irrobustire. Ottima come di consueto la prova del Coro in uno spettacolo in cui non ha moltissime occasioni per essere il solito protagonista.

Della regia di Andrea Bernard, l’autore di questa rischiosa scommessa al rialzo, già in parte abbiamo detto, va aggiunto che l’intento proiettivo della messa in scena, rivelato, oltre che nei rutilanti costumi, nella stessa scenografia che ci porta tra Casinò e Locali a Luci Rosse, appare spesso fin troppo evidente ma sempre efficace, quasi il palcoscenico si trasformasse man mano nello schermo in cui l’intera narrazione è instancabilmente proiettata.

Una parte del pubblico non ha apprezzato, forse equivocando l’intento dichiarato quale sgarbo all’autore e alla tradizione, o forse non del tutto positivamente valutando i giovani protagonisti, così qualcuno ha abbandonato la sala e qualcuno ha tiepidamente applaudito, ma nel complesso la ricezione è stata positiva e vivace, e l’accoglienza quella di un successo.

Al teatro Carlo Felice di Genova, la prima il 6 giugno. Una degna chiusura per una stagione molto interessante e impegnativa.

DON PASQUALE Opera buffa in tre atti. Musica di Gaetano Donizetti. Libretto di Giovanni Ruffini, con i Solisti dell’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale dell’Opera Carlo Felice Genova diretta da Francesco Meli : Don Pasquale Omar Cepparolli. Dottor Malatesta Nicola Zambon. Ernesto Antonio Mandrillo. Norina Maria Rita Combattelli. Un notaro
Franco Rios Castro. Maestro concertatore e direttore d’orchestra Francesco Ivan Ciampa. Regia
Andrea Bernard. Scene Alberto Beltrame. Costumi Elena Beccaro. Luci Marco Alba. Videomaker
Pierpaolo Moro. Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova. Orchestra, Coro e Tecnici
dell’Opera Carlo Felice Genova. Maestro del Coro Claudio Marino Moretti.

Repliche anche con altro cast 7/8/9/10/11 giugno.

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