Recensioni, Teatro lirico — 06/05/2023 at 15:09

Norma: il sentimento della Storia

di
Share

RUMOR(S)CENA – GENOVA – Dentro quell’ontologico universo in guerra perenne che è la vita proiettata nell’orizzonte lungo della Storia e che ci capita non poche volte di incontrare oggi nel limpido guardare dell’Arte, il sentimento è talvolta capace di impadronirsi dei ritmi e anche delle contraddizioni che sono l’essenza del nostro esserci nel mondo, mutandone il senso e in fondo metafisicamente coartandole oltre la contingenza e la provvisorietà degli eventi esistenziali.

Norma di Vincenzo Bellini, in scena a Genova nell’allestimento in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna, è chiaramente e anche metodicamente ispirata alla lettura che della tragedia antica ha dato il seicento francese, quello di Racine per intenderci, che ha trasformato l’arcaica e fatale narrazione nel gioco delle passioni irriducibili e invincibili che guidano, attraverso una vita che si fa prima esempio e poi metafora, gli icastici protagonisti, simbologie di un mondo immodificabile, fino alla morte tanto attesa e provocata quanto inevitabile.

Una sorta di Fato trasferito dalla esteriorità del mondo alla interiorità dei sentimenti che ne percorre e caratterizza il gioco scenico fino a quella Tragedie Lyrique che andava per la maggiore nei teatri francesi del primo ottocento. Una trasfigurazione estetica, man mano più accentuata nella dominanza delle passioni che si sovrapponeva in un certo senso, prefigurandolo oltre il suo intrinseco gioco barocco, a un  romanticismo europeo nella sua ultima maturità.

Vincenzo Bellini dunque usa una drammaturgia ‘forte‘, nelle sue caratteristiche sintattiche e di scrittura, in cui le passioni sono la finale energia che alimenta il motore della storia (con la esse maiuscola ma anche con quella minuscola) e lo fa, a mio parere, perchè ha intenzione ed è capace di organizzare e trasfigurare in una struttura musicale altrettanto forte il materiale incandescente della narrazione, riuscendo a condividere e far condividere nella sua musica un significare profondo che dalla parola recitata è, per così dire, solo anticipato.

Così la drammaturgia che narra è come precipitata nella partitura, espressione di una maturità e padronanza che fa di Norma un capolavoro, e non solo il capolavoro di Bellini, e nella partitura non si disperde ma, resa solubile, la arricchisce di nuove tonalità, sonore e figurative, che meglio ne illuminano i nascosti recessi di senso. Questa di Genova, tra l’altro, è una edizione criticamente molto accurata, come testimoniato dalla scelta di un mezzosoprano per la parte di Norma a ricordare, come sottolinea il libro di sala, che la parte fu da Bellini scritta per Giuditta Pasta, che “pur cantando anche personaggi per soprano … affrontò regolarmente parti per contralto en travesti”.

Una edizione curata dal maestro concertatore insieme a Maurizio Biondi, che recupera anche i segni di due diverse stesure, filologicamente individuandone e proponendone (tra Cast A e Cast B) l’evoluzione estetica e musicale; una doppia edizione, dunque, che valorizza, nella padronanza della partitura dimostrata dal medesimo e bravo concertatore Maestro Riccardo Minasi, una musica semplicemente grande, finalizzata ed enfatizzata nel canto cui offre arie, duetti, terzetti e soprattutto dimensioni corali che fanno la storia della lirica italiana e non solo di quella dell’ottocento pre-verdiano.

La messa in scena di Stefania Bonfadelli, impastata dalle e nelle scene post-apocalittiche di Serena Rocco e nei costumi di Valeria Donata Bettella, ha suscitato qualche disappunto nel pubblico della prima, ma a mio parere è appropriata nel suo liberarsi, anche attraverso l’uso di una sorta di frame cinematografici che davano movimento allo sfondo, di certe incrostazioni che la tradizione ha inevitabilmente prodotto ed è di conseguenza coerente nel mostrare la profonda universalità (e quindi la significatività anche contemporanea) del racconto scenico.

Del resto se di un universo in guerra perenne si tratta, lo sguardo di oggi non vede più corazze e spade, o pepli e antichi labari, bensì mimetiche, pistole, e donne che ormai impegnano la loro femminilità dentro nere divise. La valenza del canto è in questo contesto indispensabile ma in fondo gode di minori margini di autonomia rispetto ad altre opere liriche, e questo ha reso ancora più apprezzabile la complessiva prestazione del cast della prima, dalla voce rotonda, profonda e drammaticamente caratterizzata di Vasilisa Berzhanskaya (Norma), a quella che ne è validissimo contrappunto, capace di reciprocamente valorizzarsi, di Carmela Remigio (Adalgisa) e infine alla potente espressione del tenore Stefan Pop (Pollione) che in fondo ne tiene musicalmente le fila.

Una sola notazione circa l’immortale aria “Casta Diva”, che nella memoria di tutti non può ormai più prescindere dal ricordo della grandissima Maria Callas; si è scelto, probabilmente in funzione delle caratteristiche della voce dell’interprete, un tono profondo (quasi un sotto-tono) suscitando in taluni qualche perplessità mentre altri sono sembrati apprezzare l’opzione. Così l’inevitabile applauso a scena aperta è sembrato un po’ timido. Infine, come detto, questa opera lirica offre spazio notevole alla dimensione corale, più che a quella coreutica, e ancora una volta il Coro dell’Opera Carlo Felice di Genova ha potuto dimostrare pienamente il suo valore, anche favorendo l’amalgamarsi in esso degli allievi attori della Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone.

Un’Opera immortale di cui ci è stata offerta una dimensione rinnovata e intelligente, quasi sprofondata nella essenzialità del nostro oggi.

Al teatro Carlo Felice di Genova, la prima il 2 maggio. Un grande successo per la partecipazione del pubblico, che ha fatto il tutto esaurito e ha gratificato maestro, cantanti e coro (con qualche eccezione come detto per la regia) di lunghi applausi finali.

NORMA Tragedia lirica in due atti. Musica di Vincenzo Bellini. Libretto di Felice Romani da Norma, ou L’infanticide di Louis-Alexandre Soumet. Edizione critica a cura di Riccardo Minasi e Maurizio Biondi. Copyright ed edizione. Alkor/Bärenreiter, Kassel. Rappresentante per l’Italia
Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano. Interpreti alla prima: Norma Vasilisa Berzhanskaya, Adalgisa Carmela Remigio, Pollione Stefan Pop, Oroveso Alessio Cacciamani, Clotilde Simona Di Capua, Flavio Blagoj Nacoski. Maestro concertatore e direttore d’orchestra Riccardo Minasi. Regia Stefania Bonfadelli. Scene Serena Rocco. Costumi Valeria Donata Bettella. Coreografie Ran Arthur Braun. Luci Daniele Naldi. Nuovo Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova in coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Bologna. Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice Genova. Maestro del Coro Claudio Marino Moretti. Figuranti della Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone.

Repliche anche con altro cast il 3, 5, 6, 10 e 11 maggio.

Share

Comments are closed.